
Ottavo appuntamento dell’iniziativa “Come guidi” de L’Automobile, in collaborazione con il brand Esso, sui comportamenti degli italiani al volante.
Nel 2024 le strade italiane hanno confermato un dato molto pesante: a pagare il prezzo più alto della mobilità sono soprattutto gli utenti deboli della strada. Pedoni, ciclisti, motociclisti e utenti di monopattino rappresentano infatti il 51,8% dei morti in incidenti stradali. Secondo il report ACI/Istat, in un anno in cui il numero complessivo delle vittime è rimasto quasi stabile, a quota 3.030, sono però aumentati incidenti e feriti, saliti rispettivamente a 173.364 e 233.853.
Il quadro più critico riguarda i motociclisti. Nel 2024 le vittime tra conducenti e passeggeri di moto sono state 830, in aumento del 13,1% rispetto al 2023. È il dato più pesante tra gli utenti deboli della strada e racconta una fragilità che il report definisce persistente nel tempo. Se si guarda al confronto con i grandi obiettivi europei, i motociclisti sono tra le categorie che hanno ridotto meno la mortalità negli ultimi anni, fino a registrare un aumento del 18,9% rispetto al 2019.
Accanto alle moto cresce ancora la pressione della micromobilità. Gli incidenti che hanno coinvolto almeno un monopattino elettrico sono arrivati a 3.895, in costante aumento rispetto ai 564 rilevati nel 2020, primo anno di osservazione. I morti tra gli utenti sono stati 23, ai quali si aggiunge un pedone deceduto, mentre i feriti sono saliti a 3.751. Anche le biciclette elettriche mostrano una crescita netta della presenza negli incidenti: 1.767 sinistri, 20 vittime tra gli utenti del mezzo, un pedone morto e 1.724 feriti.
E-bike e biciclette elettriche vengono spesso equiparati, ma ci sono delle differenze sostanziali. Secondo il Regolamento (UE) n. 168/2013, se un veicolo a due ruote ha una potenza superiore a 250 W, raggiunge i 45 km/h (le cosiddette Speed Pedelec) o ha un sistema di propulsione indipendente (acceleratore), rientra nella categoria di omologazione L1e-B, che per il Codice della strada è un ciclomotore a due ruote (con obbligo di targa, assicurazione, casco e patente AM).
Diverso, ma tutt’altro che rassicurante, il bilancio di pedoni e ciclisti. I pedoni morti nel 2024 sono stati 470, in calo del 3,1% sul 2023, mentre gli utenti di biciclette, comprese le e-bike (biciclette a pedalata assistita), sono stati 185, in diminuzione del 12,7%. Negli ultimi mesi è gradualmente aumentato il numero di e-bike sulle strade italiane che, secondo il Codice della strada, sono velocipedi con una potenza nominale continua massima di 250 Watt la cui alimentazione è progressivamente ridotta e infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare.
Ma il dato che colpisce è un altro: il rischio di morire resta molto più alto proprio per chi si muove senza protezioni. L’indice di mortalità dei pedoni è pari a 2,5 morti ogni 100 incidenti da investimento, quattro volte quello degli occupanti di autovetture. Anche per i motociclisti il valore è elevato, 1,5 morti ogni 100 incidenti, mentre biciclette e monopattini si attestano a 1,1. In altre parole, basta un urto molto meno violento di quello che coinvolge un’auto per trasformare un incidente in tragedia.
Il report aiuta anche a capire dove e come si produce questo rischio. Gli investimenti di pedoni rappresentano l’11% del totale degli incidenti, mentre la matrice di collisione mostra che per i pedoni il pericolo maggiore arriva soprattutto dalle autovetture e dai veicoli industriali. Su 470 pedoni morti, 341 sono stati colpiti da un’auto. Anche ciclisti e utenti di monopattino condividono lo stesso scenario: la quota più alta delle vittime si registra in collisione con autovetture oppure in incidenti a veicolo isolato. Per i motociclisti, invece, pesano sia lo scontro con le auto sia le uscite autonome di strada: 394 morti in collisione con autovetture e 270 in incidenti a veicolo isolato.
La geografia dell’incidentalità conferma poi una frattura netta tra città e strade fuori dai centri abitati. Gli incidenti avvengono soprattutto sulle strade urbane, dove si concentra il 73,2% dei sinistri, ma il maggior numero di vittime si registra sulle strade extraurbane, che raccolgono il 48,6% dei morti. Sulle autostrade, intanto, nel 2024 sono cresciuti sia incidenti sia decessi. Per gli utenti vulnerabili il dato urbano resta centrale, ma appena si esce dai centri abitati la pericolosità aumenta drasticamente: sulle strade extraurbane l’indice di mortalità arriva a 4 morti ogni 100 incidenti, contro 1 sulle strade urbane.
A rendere ancora più insidioso il quadro sono i comportamenti alla guida. Distrazione, mancato rispetto della precedenza e velocità troppo elevata rappresentano insieme il 37,8% delle cause accertate o presunte di incidente. Nelle aree urbane domina il mancato rispetto delle precedenze e dei semafori; sulle strade extraurbane prevale invece la guida distratta, seguita dalla velocità. Il report segnala inoltre un elemento cruciale per la sicurezza dei pedoni: gli incidenti che avvengono tra tramonto e alba sono più letali rispetto alla fascia notturna convenzionale (22-6), soprattutto fuori dai centri abitati, dove in alcuni mesi, soprattutto giugno e settembre, si registrano tra 10 e 16 morti ogni 100 incidenti con pedoni.
C’è infine un paradosso che attraversa tutto il rapporto. Mentre l’Italia torna a livelli di mobilità vicini a quelli pre-pandemia, con bici, micromobilità e moto che valgono ciascuna circa il 4% della quota modale, la strada continua a essere progettata e vissuta soprattutto attorno all’automobile. È qui che si misura il ritardo del Paese: le vittime complessive calano poco, ma per chi cammina, pedala o viaggia su due ruote il margine di sicurezza resta ancora troppo sottile.
Sin dalla sua fondazione, l’ACI si è fatto promotore del miglioramento della sicurezza stradale. Un obiettivo che muta, inevitabilmente, con il trascorrere dei decenni e l’evoluzione della tecnologia. Per questo la sensibilizzazione e la formazione continua dei guidatori di tutte le generazioni è e rimarrà un elemento fondativo della nostra visione e della nostra missione. E iniziative quali la campagna “Come Guidi”, sviluppata in collaborazione con il brand Esso, vanno proprio in questa direzione: incrementare la consapevolezza sui fattori di rischio al volante e su come ridurli.
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