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Accordo Usa-Iran: cosa cambierà per Automotive e carburanti?

di Emiliano Ragoni - 16/06/2026

Lo Stretto di Hormuz e la crisi delle forniture

Il 15 giugno Stati Uniti e Iran hanno annunciato un memorandum d’intesa che mette fine alle ostilità, con firma prevista il 19 giugno a Ginevra e una finestra negoziale di sessanta giorni per i dossier nucleare e sanzioni. Tra le disposizioni immediate, la riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20 per cento del greggio mondiale. La notizia ha già fatto scendere il Brent sotto gli 80 dollari al barile, dai picchi di 120 dollari toccati nel pieno del conflitto.

La riapertura effettiva, tuttavia, non è automatica. Lo stretto è stato minato durante le operazioni militari e richiede una bonifica prima di tornare percorribile in sicurezza. L’Italia, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, ha espresso la propria disponibilità a contribuire a una presenza navale internazionale per lo sminamento, subordinando l’impiego delle unità navali all’autorizzazione parlamentare.

Effetti sulla filiera Automotive

La chiusura dello stretto da marzo 2026 ha segnato profondamente la filiera dell’auto (leggi qui e qui). Officine e carrozzerie in tutto il mondo hanno dovuto fare i conti con la scarsità di prodotti derivati dal petrolio: oli motore, diluenti per vernici, fluido per il trattamento dei gas di scarico dei motori diesel. Un’indagine condotta tra riparatori giapponesi e concessionari statunitensi, pubblicata da Reuters, illustra bene la dimensione del problema: carenze che non si vedevano da decenni, aggravate dal fatto che i grandi acquirenti e le case costruttrici riescono ad accedere alle scorte con priorità, lasciando le officine indipendenti e di piccole dimensioni con disponibilità ridottissime.

Gli esperti del settore avvertono che un accordo diplomatico non si tradurrà in un sollievo immediato per chi lavora nei capannoni. Le catene di approvvigionamento hanno accumulato ritardi strutturali che richiederanno mesi per essere smaltiti. Secondo le stime dell’associazione di categoria americana, i prezzi dei prodotti petroliferi destinati all’Automotive non torneranno su livelli normali prima della metà del 2027.

In Italia il quadro non è dissimile. Officine e carrozzerie fanno parte di una filiera che dipende in misura significativa da semilavorati e prodotti chimici derivati dal greggio. La progressiva normalizzazione dei flussi attraverso Hormuz potrà allentare la pressione, ma i tempi di riassorbimento delle carenze saranno inevitabilmente più lunghi rispetto alla rapidità con cui i mercati finanziari hanno già scontato la notizia dell’accordo.

Carburanti in Italia: cosa può cambiare

Per gli automobilisti italiani, la variabile più immediata è il prezzo alla pompa. Il calo del greggio è già in atto, ma la trasmissione al dettaglio avviene con ritardo. Tra quotazioni internazionali, costi di trasporto e raffinazione, margini distributivi, accise e Iva, il percorso dal barile al distributore richiede diversi giorni. Un primo effetto potrebbe concretizzarsi dopo la firma di Ginevra del 19 giugno, se i mercati continueranno a reagire positivamente e se i transiti attraverso lo stretto riprenderanno senza intoppi.

Sul fronte fiscale, il governo Meloni aveva prorogato con decreto interministeriale del 7 giugno il taglio delle accise su benzina e gasolio fino al 3 luglio 2026, fissando l’aliquota a 622,90 euro per mille litri. Con il petrolio in discesa, è aperta la discussione sull’opportunità di rinnovare ulteriormente la misura: se le quotazioni si stabilizzassero su livelli significativamente inferiori a quelli dei mesi scorsi, il margine per mantenere lo sconto si ridurrebbe, con ricadute dirette sul costo del carburante per chi guida.

Restano tre incognite da monitorare nelle prossime settimane: la tenuta politica dell’accordo, i tempi tecnici della bonifica dello stretto e l’andamento delle quotazioni del greggio sui mercati internazionali. Solo la convergenza di tutti e tre questi fattori potrà produrre un calo stabile e duraturo dei prezzi alla pompa.

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