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Tesla e Autopilot: dati di sicurezza gonfiati per convincere l’Europa?

di Emiliano Ragoni - 16/06/2026

Un’inchiesta della Reuters rivela che Tesla ha presentato alle autorità di regolamentazione olandesi e svedesi statistiche di sicurezza autoprodotte sul sistema Full Self-Driving (Fsd) che ricercatori indipendenti definiscono come marketing fuorviante. I documenti sono stati ottenuti dall’agenzia attraverso richieste di accesso agli atti pubblici. È il terzo capitolo di una serie di inchieste di Reuters sulla campagna europea di Tesla per l’approvazione dell’Fsd.

La claim “dieci volte più sicuro”

La tesi centrale su cui Tesla e i suoi dirigenti, a partire dal ceo Elon Musk, hanno insistito nel corso dell’ultimo anno è che il sistema Fsd sarebbe fino a dieci volte più sicuro di un conducente umano. Un precedente esame di Reuters, pubblicato a fine maggio, aveva già identificato i punti critici di questa affermazione. La comparazione si basa su dati non omogenei che gonfiano le prestazioni di sicurezza del sistema di un fattore tre.

Tesla confronta il tasso di incidenti con azionamento degli airbag nei veicoli equipaggiati con Fsd con la media generale degli incidenti stradali negli Stati Uniti, senza equiparare le condizioni di guida. Dieci degli undici ricercatori indipendenti interpellati da Reuters hanno definito la metodologia “marketing”, non uno studio scientifico attendibile.

I dati presentati ai regolatori europei

Gli stessi dati contestati sono stati trasmessi direttamente alle autorità di regolamentazione nell’ambito dell’azione di lobbying per ottenere l’approvazione europea. In una lettera del novembre 2024 all’ente olandese Rdw (Rijksdienst voor het Wegverkeer), Tesla aveva fornito un link al proprio rapporto sulla sicurezza e sostenuto che un maggiore utilizzo dell’Fsd “porta a strade più sicure”.

Dopo oltre un anno di test e colloqui, il Rdw ha approvato il sistema il 10 aprile 2026, rendendo i Paesi Bassi il primo paese europeo ad autorizzare l’Fsd su strade pubbliche nell’ambito del Regolamento Onu 171 sui sistemi di assistenza al controllo del conducente, con una deroga ai sensi dell’articolo 39. L’ente ha successivamente avviato la procedura per ottenere il riconoscimento a livello comunitario.

Il Rdw ha dichiarato a Reuters di non fare affidamento su “affermazioni di marketing o statistiche esterne” e di condurre autonomamente “test, analisi e verifiche” su strada e in pista, senza tuttavia specificare se abbia valutato la validità delle statistiche americane prodotte da Tesla.

32.000 vite salvate: la cifra contestata

Poco dopo l’approvazione olandese, il responsabile delle politiche di Tesla, Ivan Komusanac, ha contattato per email i regolatori svedesi chiedendo un’analoga autorizzazione per l’Fsd. Alla comunicazione era allegata una presentazione che conteneva la stessa claim contestata sul fattore di sicurezza, con l’affermazione che le Tesla equipaggiate con Fsd percorrono oltre sette volte più chilometri tra un incidente e l’altro rispetto alla media dei conducenti americani. Inoltre la presentazione introduceva due cifre aggiuntive: il sistema avrebbe potuto salvare 32.000 vite e prevenire 1,9 milioni di infortuni.

I ricercatori interpellati da Reuters hanno identificato un vizio metodologico di fondo in questi numeri: il calcolo presuppone l’ipotesi irrealistica che ogni veicolo circolante negli Stati Uniti, inclusi camion pesanti e motocicli, venga sostituito da una Tesla con Fsd attivo, e che ogni Tesla sia almeno sette volte più sicura del veicolo che sostituisce.

Le obiezioni dei paesi nordici

La campagna europea di Tesla non ha trovato un terreno uniforme. Le autorità di Svezia, Finlandia, Danimarca e Norvegia avevano in precedenza sollevato obiezioni in sede europea riguardanti tre aspetti specifici: la tendenza del sistema al superamento dei limiti di velocità, il comportamento su strade ghiacciate e la denominazione stessa del prodotto.

L’espressione “Full Self-Driving” è considerata fuorviante da diversi enti regolatori, tra cui quello olandese, perché evoca un’autonomia completa per un sistema che richiede ancora la supervisione attiva del conducente. Un funzionario dell’Agenzia dei trasporti svedese ha scritto ad aprile di essere “piuttosto sorpreso” che Tesla consentisse all’Fsd di superare i limiti di velocità.

Nonostante le riserve espresse a livello comunitario, la Danimarca ha concesso l’approvazione nazionale il 9 giugno 2026, diventando il quarto paese europeo ad autorizzare il sistema.

Approvazione che è avvenuta a seguito dell’esame autonomo della documentazione tecnica. Il processo di approvazione Ue a livello unificato rimane invece ancora in corso. All’ordine del giorno del comitato del 30 giugno figura un’ulteriore discussione, senza un voto formale.

La posta in gioco per Tesla in Europa

L’approvazione europea dell’Fsd è considerata da Tesla un elemento centrale per recuperare quote di mercato nel Vecchio Continente. Le vendite sono calate sensibilmente nel 2025 in seguito al boicottaggio dei consumatori legato alle attività politiche di Elon Musk, incluso il sostegno a partiti di estrema destra europei.

Sul piano regolatorio americano, la Nhtsa ha nel frattempo aperto un’indagine sulla flotta di robotaxi di Tesla in Texas, dopo segnalazioni di violazioni del codice della strada.

La storia dei dati gonfiati e del marketing eccessivo non è di certo nuova. L’azienda americana ha “venduto” l’Autopilot, che di fatto è un semplice sistema di assistenza conforme al livello 2, come un sistema molto più avanzato. Già il nome scelto è fuorviante, tanto che i fan del marchio americano hanno spesso sopravalutato le sue possibilità.

Nel 2016 è avvenuto un incidente mortale che ha coinvolto una Model S con il sistema Autopilot attivato. Lo stesso utente prima dell’incidente mortale aveva pubblicato su YouTube alcuni video che lo ritraevano intento a leggere il giornale disinteressandosi della guida con l’Autopilot attivato. L’azienda americano non ha mai pubblicamente preso le distanze da simili comportamenti. Tutto il resto è una semplice conseguenza.

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