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Stellantis e la via delle alleanze

di Emiliano Ragoni - 14/05/2026

Stellantis

 

Le partnership come asse strategico

Stellantis vuole sopravvivere nel sempre più complesso mondo dell’auto attraverso le alleanze. Del resto, se il tuo nemico è troppo forte e non puoi sconfiggerlo ti devi alleare con lui. Stellantis lo ha capito fin dai tempi di Tavares, l’ex Ceo che, bisogna ammetterlo, ha avuto la lungimiranza di stringere un accordo con Leapmotor. Le partnership, quindi, non sono più uno strumento tattico per Stellantis ma diventeranno sempre di più un tassello fondamentale della sua strategia industriale. Lo ha detto senza ambiguità il ceo Antonio Filosa intervenendo il 12 maggio alla conferenza “Future of the Car” organizzata dal Financial Times a Londra. «Le partnership saranno integrate nella nostra strategia da qui in avanti», ha dichiarato, aggiungendo che tali accordi «non devono necessariamente essere monodirezionali» e non compromettono l’indipendenza dei partner.

Le parole di Filosa arrivano a pochi giorni dall’annuncio di un significativo approfondimento della collaborazione con il costruttore cinese Leapmotor, culminato nell’intenzione di espandere la joint venture Leapmotor International (Lpmi), strutturata con Stellantis al 51% e Leapmotor al 49%, verso una vera e propria produzione manifatturiera europea condivisa (qui per saperne di più). L’obiettivo dichiarato è conseguire benefici reciproci, con ricadute positive sull’occupazione e sulla competitività dei modelli di marchi come Fiat.

Due fabbriche spagnole al centro dell’accordo

Il piano operativo individua due stabilimenti in Spagna come poli della nuova produzione. Nello stabilimento di Figueruelas, a Saragozza, sito storico di Opel dove sono state prodotte oltre dieci milioni di Opel Corsa dal 1982, verrebbe aggiunta una nuova linea per la produzione della C-Suv elettrica Opel, con avvio potenzialmente previsto nel 2028, affiancata dalla Leapmotor B10, con possibile inizio già nel 2026. Lo stabilimento produce attualmente la Peugeot 208 e la Lancia Ypsilon.

Per lo stabilimento di Villaverde, a Madrid, è invece prevista l’assegnazione di futuri modelli Leapmotor a partire dalla prima metà del 2028, in risposta alla prevista conclusione della produzione della Citroën C4. La proprietà dello stabilimento è in discussione per un potenziale trasferimento alla controllata spagnola di Lpmi, con produzione allineata ai requisiti “Made in Europe” e commercializzazione nei mercati europei e del Medio Oriente e Africa.

Sul fronte degli acquisti, Stellantis e Leapmotor intendono approfondire la cooperazione tramite Lpmi per rafforzare la competitività dei prezzi sfruttando l’ecosistema cinese dei veicoli a nuova energia, valorizzando congiuntamente le capacità della filiera europea. Una mossa che potrebbe avere ripercussioni su fornitori europei quali Valeo e Forvia.

Risultati commerciali e integrazione tecnologica

La joint venture ha già dimostrato una crescita concreta. Dall’espansione a oltre 850 punti vendita e assistenza in Europa, Lpmi ha registrato oltre 40.000 consegne sul continente nel 2025, a partire dai lanci dei modelli T03 e C10 nel 2024. Nel 2025 le attività si sono estese a Sud America, Asia-Pacifico e Medio Oriente e Africa, con l’ingresso in Messico nell’aprile 2026.

Sul piano tecnico, il nuovo modello Opel verrà sviluppato da team internazionali tra Rüsselsheim e la Cina. Secondo il ceo di Opel Florian Huettl, il c-suv utilizzerà la tecnologia delle batterie litio-ferro-fosfato della B10 e l’architettura elettrica standard di Leapmotor, con un ciclo di sviluppo inferiore ai due anni. L’integrazione di componenti dalla filiera Lpmi è pensata per abbassare significativamente il prezzo finale al cliente europeo.

Oltre Leapmotor: Dongfeng e il mercato Usa

La strategia di Filosa non si limita all’accordo con Leapmotor. Stellantis ha recentemente riattivato la partnership con Dongfeng in Cina e secondo Bloomberg potrebbe siglare ulteriori accordi con uno o più costruttori cinesi per affrontare il problema della sovracapacità produttiva in Europa (qui per saperne di più). Stellantis non è la sola compagnia automobilistica a ragionare in questa direzione; anche Ford sarebbe in trattative con Geely per una partnership europea, mentre Volkswagen si è dichiarata disponibile a condividere fabbriche europee sottoutilizzate con marchi cinesi.

Filosa ha precisato che il modello delle partnership non riguarda esclusivamente i costruttori cinesi: «Ovviamente i produttori cinesi sono operatori forti che arrivano in Europa con grande forza… ma potremmo guardare anche ad altri», ha detto al summit londinese. Il ceo non ha escluso accordi anche per il mercato statunitense: pur ritenendo improbabile la presenza di costruttori cinesi negli Usa nel breve periodo, ha riconosciuto che il mercato americano, tra i più grandi al mondo, può offrire terreno fertile per accordi industriali con partner di diversa provenienza.

Il piano industriale del 21 maggio

Il 21 maggio Filosa presenterà negli Stati Uniti il nuovo piano industriale di Stellantis, con l’obiettivo di recuperare quote di mercato in Nord America e in Europa dopo aver contabilizzato oneri per oltre 22 miliardi di euro e registrato risultati del primo trimestre 2026 al di sotto delle attese degli analisti. Le dichiarazioni di Londra anticipano una strategia in cui la produzione elettrica accessibile, realizzata con tecnologie e costi cinesi ma assemblata in Europa, rappresenta la risposta al duplice problema della competitività e della capacità produttiva inutilizzata.

La scelta di concentrare le risorse su quattro marchi core, Jeep e Ram in Nord America, Peugeot e Fiat in Europa, con il resto del portafoglio, inclusi Opel e Citroën, sviluppato su architetture di provenienza esterna, segna una discontinuità rispetto all’impostazione del predecessore Carlos Tavares.

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