Stellantis è in procinto di aggiornare il suo piano industriale. Secondo quanto riportato dalla Reuters, che cita cinque fonti interne, il Gruppo guidato dall’amministratore delegato Antonio Filosa avrebbe deciso di concentrare la maggior parte delle risorse su quattro marchi considerati strategici. I marchi in questione sono quelli più “globali”: Jeep, Ram, Peugeot e Fiat. Gli altri dieci brand del portafoglio verranno invece riposizionati su scala regionale o nazionale, nei mercati dove già esprimono forza commerciale o hanno potenziale di crescita.
La notizia arriva in un momento di forte pressione per il Gruppo. Stellantis ha perso quote di mercato sia negli Stati Uniti che in Europa, si trova a fronteggiare la concorrenza aggressiva dei costruttori cinesi e, lo scorso febbraio, ha registrato una svalutazione da 22,2 miliardi di euro legata al ridimensionamento dei piani sull’elettrico. La capitalizzazione di mercato è scesa a circa 21 miliardi di euro, appena al di sopra di quella della startup americana Rivian e meno della metà del Gruppo Volkswagen.
L’approccio scelto da Filosa non prevede la chiusura di alcun brand, una strada respinta anche dal suo predecessore Carlos Tavares, ma piuttosto un utilizzo tattico dei marchi secondari in segmenti e paesi specifici. Citroen, Opel e Alfa Romeo, potranno continuare a operare attingendo alle piattaforme tecnologiche sviluppate dai quattro brand principali, con la possibilità di personalizzare design e dinamiche per mantenere un’identità riconoscibile. Il rebadging su alcuni modelli per mercati locali, un’operazione sullo stile dell’Alfa Romeo Tonale- Dodge Hornet, è un’altra opzione in fase di valutazione.
Un’altra opzione che consentirebbe di razionalizzare i costi è quella di sfruttare la collaborazione con la Casa cinese Leapmotor. Stellantis, infatti, come abbiamo detto in questo articolo, è in trattativa con il partner cinese Leapmotor per sviluppare congiuntamente un suv elettrico a marchio Opel.
Il nuovo corso strategico verrà illustrato ufficialmente il 21 maggio a Detroit. Il piano si concentra su Jeep, Ram, Peugeot e Fiat come brand che «contano davvero», in ragione dei volumi di vendita e della redditività più elevata. Marco Santino, partner della società di consulenza Oliver Wyman, ha commentato la scelta di non procedere con la dismissione dei brand più deboli osservando che, una volta chiuso un marchio, è molto difficile farlo rinascere, e che alcuni di essi potrebbero rivelarsi utili al gruppo in futuro, in base all’evoluzione del mercato.
Questa strategia sta già dando i suoi frutti, con marchi come Fiat che grazie a prodotti “freschi” che hanno incontrato il consenso del pubblico come la Grande Panda, sono cresciute molto negli ultimi mesi, sia in Italia che in Europa.
Il riassetto avrebbe il via libera dei principali investitori del Gruppo, tra cui Exor, primo azionista di Stellantis. Larry Dominique, consulente ed ex responsabile di Alfa Romeo in Nord America, ha sottolineato che nel breve termine Stellantis dovrà concentrarsi sui brand che contano davvero, pur riconoscendo che in prospettiva il Gruppo potrebbe trovarsi costretto a prendere decisioni più radicali, sulla base delle performance future dei brand core.
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