
Testo di Fabio Madaro
La nuova stagione normativa dei monopattini elettrici entra nel vivo e, dopo settimane di dubbi e interpretazioni contrastanti, arriva un chiarimento decisivo da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT). Secondo quanto riportato dall’agenzia ANSA, tutti i cittadini che presenteranno richiesta per il contrassegno identificativo potranno essere messi in regola, fugando i timori legati a eventuali limiti tecnici o amministrativi nella fase di rilascio.
Il tema riguarda uno degli snodi più rilevanti della riforma della micromobilità introdotta con le modifiche al Codice della Strada: l’obbligo di targa — o più precisamente di “targhino” — per i monopattini elettrici. Un passaggio atteso da tempo e reso operativo dal decreto attuativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che disciplina la piattaforma telematica per il rilascio dei contrassegni.
Il provvedimento, emanato dal MIT attraverso la Direzione generale della Motorizzazione, stabilisce le modalità tecniche e amministrative per ottenere il contrassegno identificativo. Si tratta di un adesivo ufficiale, prodotto dal Poligrafico dello Stato, che deve essere applicato al monopattino in posizione ben visibile.
A differenza delle targhe automobilistiche, il sistema italiano introduce un modello innovativo: il contrassegno non è legato al veicolo, ma al proprietario. In pratica, il codice alfanumerico viene associato al codice fiscale del richiedente, rafforzando il principio di responsabilità personale nella circolazione urbana.
Il decreto si inserisce nel quadro della riforma del Codice della Strada del 2024, che ha già introdotto obblighi come casco e assicurazione per questi mezzi, completando ora il sistema di identificazione e controllo.
Il calendario è già definito: dopo l’entrata in vigore del decreto, è stato previsto un periodo transitorio di 60 giorni per consentire agli utenti di adeguarsi. L’obbligo scatterà definitivamente dal 16 maggio 2026.
Da quella data, circolare senza contrassegno e senza copertura assicurativa comporterà sanzioni amministrative comprese tra 100 e 400 euro.
Il costo per ottenere il “targhino” è relativamente contenuto — intorno ai 30-40 euro complessivi — ma il vero impatto economico potrebbe derivare dall’obbligo di assicurazione RC, che rappresenta una novità strutturale per il settore della micromobilità.
Uno degli elementi centrali del sistema è la piattaforma telematica gestita dalla Motorizzazione civile. L’accesso avviene tramite SPID o Carta d’identità elettronica e consente di:
Questo impianto digitale è stato progettato per evitare colli di bottiglia e garantire la piena accessibilità al servizio.
Proprio su questo punto si è reso necessario l’intervento del Ministero. Le preoccupazioni riguardavano la possibilità che non tutti i richiedenti riuscissero a ottenere il contrassegno entro i termini, con il rischio di trovarsi automaticamente in violazione.
Il MIT ha chiarito che tutti coloro che presenteranno regolarmente domanda potranno essere considerati in regola, anche in presenza di tempi tecnici di lavorazione. Un’indicazione importante, che di fatto introduce una tutela per gli utenti e scongiura una fase iniziale di caos amministrativo.
Cambia la mobilità urbana – L’introduzione del targhino rappresenta un passaggio chiave nella regolamentazione dei monopattini elettrici, mezzi cresciuti rapidamente negli ultimi anni ma rimasti a lungo in una zona grigia normativa.
L’obiettivo del legislatore è duplice: da un lato aumentare la sicurezza e la tracciabilità dei mezzi, dall’altro responsabilizzare gli utenti, equiparando — almeno in parte — questi veicoli alle logiche già in vigore per auto e motocicli.
Non mancano tuttavia le critiche da parte degli operatori del settore, che parlano di costi eccessivi e di possibili ripercussioni sulla diffusione della micromobilità. Ma la direzione intrapresa appare ormai chiara: più regole, più controlli e un sistema strutturato per gestire un fenomeno ormai stabile nelle città italiane.
Mentre i prezzi alla pompa non smettono di salire, cresce l’interesse per le auto elettriche usate. Un sondaggio AutoScout24 rivela che oltre un italiano su quattro è pronto a cambiare
I costruttori cinesi investono in Spagna anziché in Italia grazie ai costi energetici competitivi. L'ultima è Chery che inaugura in Catalogna il suo polo europeo