La guerra tra Iran e Stati Uniti sta avendo delle pesanti ripercussioni su tutto il mondo dell’auto. L’ultima azienda a essere colpita è la Ferrari, che in via preventiva e temporanea ha sospeso la maggior parte delle consegne destinate al Medio Oriente. Il conflitto in corso, oltre ad avere conseguenze concrete sull’andamento dei prezzi dei carburanti, sta iniziando a produrre effetti collaterali anche sulla logistica.
Come riportato da Bloomberg, la conferma è arrivata dalla stessa azienda di Maranello, che ha spiegato di seguire da vicino l’evoluzione della situazione e le possibili ricadute sull’attività commerciale. La Casa ha precisato che alcune vetture vengono comunque consegnate per via aerea. Chiaramente il quadro generale resta fortemente condizionato dalle difficoltà operative nell’area.
Questo è un segnale che evidenzia come le tensioni geopolitiche, dopo quasi tre settimane di ostilità, stiano progressivamente coinvolgendo anche i marchi di lusso che nell’area medio-orientale hanno storicamente avuto un buon bacino di utente grazie alla presenza di clienti altospendenti.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Il titolo Ferrari ha accentuato le perdite a Piazza Affari, con il titolo che è arrivato a cedere fino al 4,6%. Da inizio anno, il calo complessivo si attesta intorno all’11%.
Nel caso del Cavallino, tuttavia, l’impatto diretto è limitato. Secondo i dati relativi al 2025 (qui per saperne di più), il Medio Oriente rappresenta circa il 4,6% delle consegne globali del marchio. Si tratta quindi di una quota contenuta, che riduce l’esposizione complessiva del costruttore. A questo si aggiunge un elemento strutturale importante per Ferrari: un portafoglio ordini di lungo periodo che consente una certa flessibilità nella gestione delle destinazioni e nella riallocazione delle vetture tra mercati diversi.
Le difficoltà nell’area non riguardano soltanto Maranello. Anche la Bentley ha interrotto le spedizioni verso il Medio Oriente. Il Ceo Frank-Steffen Walliser ha spiegato che, al momento, la produzione non ha subito variazioni, ma ha ammesso che la domanda nella regione sta rallentando.
Per i marchi di alta gamma, il Medio Oriente resta un mercato rilevante per marginalità e capacità di spesa della clientela. Se la crisi dovesse protrarsi, gli effetti potrebbero quindi estendersi oltre la logistica e riflettersi in modo più ampio anche sulla domanda.
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