
L’escalation militare tra Stati Uniti Israele e Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz da dove passa circa il 20% del petrolio mondiale hanno fatto impennare i prezzi del carburante, con effetti immediati anche in Italia. Il rialzo delle quotazioni energetiche ha alimentato aumenti alla pompa e timori di speculazioni. In questo contesto, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che introduce un taglio di 25 centesimi al litro sui carburanti.
Il provvedimento prevede una riduzione temporanea delle accise, con conseguente calo anche dell’Iva, per un periodo iniziale di circa 20 giorni. L’effetto stimato è un abbassamento del prezzo alla pompa di circa 25 centesimi al litro. Il governo ha stanziato poco più di mezzo miliardo di euro, con la possibilità di prorogare l’intervento se la crisi energetica dovesse proseguire.
Accantonata l’ipotesi di un bonus carburanti mirato, l’esecutivo ha scelto una misura generalizzata, rivolta a tutti gli automobilisti. Scartata anche l’idea di un tetto ai prezzi, ritenuta problematica sotto il profilo della concorrenza.
Grazie ai nuovi poteri previsti dal decreto-legge, i ministri Urso e Giorgetti hanno disposto l’intervento della Guardia di Finanza per controlli immediati sui distributori.
Il Mimit comunica che, ad oggi, quasi il 60% degli impianti in Italia — pari a 12.107 punti vendita — ha già ridotto i prezzi dopo il taglio delle accise deciso dal Governo.
Questa mattina il prezzo medio nazionale in modalità self-service sulla rete ordinaria è di 1,734 euro al litro per la benzina e 1,978 euro per il gasolio. In autostrada, invece, i prezzi medi salgono a 1,812 euro al litro per la benzina e 2,048 euro per il gasolio.
A Palazzo Piacentini, il Garante dei prezzi sta trasmettendo alla Guardia di Finanza l’elenco degli operatori e delle compagnie che non hanno ancora adeguato i listini. Secondo le ultime rilevazioni del Mimit, l’11,4% degli impianti non solo non ha ridotto i prezzi, ma li ha addirittura aumentati.
In aggiornamento…
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