
Testo di Maurizio Bertera
Il processo di trasformazione di Alpina è arrivato al traguardo. Nel 2022, dopo 50 anni di stretta collaborazione, il marchio di Buchloe (Baviera), guidato dalla famiglia Bovensiepen – prima preparatore sportivo per Bmw e poi costruttore di vetture su base di serie – è passato sotto il controllo della Casa tedesca.
Per quasi tre anni Bmw ha consentito ad Alpina di proseguire l’attività di tuning “di lusso” nella sede storica. Dal 1° gennaio 2026, però, il marchio è diventato a tutti gli effetti una divisione del gruppo di Monaco, con competenze anche nell’heritage e nel restauro di auto classiche.
La nuova fase si apre con un logo rivisto ma fedele alla tradizione. Restano i due simboli storici – il corpo farfallato e l’albero motore – che da sempre identificano Alpina. Il disegno è stato semplificato: linee più nette, geometrie precise, effetto trasparente che alleggerisce l’insieme e lo proietta in una dimensione contemporanea. Anche la palette cromatica è stata razionalizzata, in coerenza con il nuovo corso già anticipato nelle scorse settimane. Il risultato è un marchio più essenziale, ma immediatamente riconoscibile.

Non ci sono ancora annunci sui primi modelli Bmw Alpina. È però facile immaginare che il brand si collocherà nel portafoglio del gruppo come interprete di un equilibrio raffinato tra comfort elevato e prestazioni brillanti, con produzione affidata agli stabilimenti più avanzati del gruppo.
La continuità con la storia dei Bovensiepen sarà evidente nella scelta dei colori esterni e nel design dei cerchi in lega a 20 razze, elementi aggiornati ma non stravolti. L’abitacolo offrirà di serie pelle di alta qualità, mentre la carrozzeria sarà proposta in una gamma completa di tinte, per garantire ampia personalizzazione.

Il 2026 coincide con il 65° anniversario dell’azienda fondata dal giovane Burkard Bovensiepen, che apre un’officina di tuning con otto dipendenti a Buchloe, a circa 60 km da Monaco. Le prime “cure” sono dedicate alle Bmw. La 1500 riceve un doppio carburatore Weber che ne esalta la brillantezza. I riconoscimenti della stampa specializzata e della stessa Bmw danno grande visibilità al marchio, che nel 1965 diventa ufficialmente Alpina e nel 1968 entra nelle competizioni Turismo, ottenendo risultati di rilievo. L’attività sportiva si conclude nel 1977, quando l’azienda decide di concentrarsi esclusivamente sulla produzione di vetture proprie su base Bmw.

Alla fine degli anni ’70 Alpina sceglie di lavorare solo su modelli Bmw, diventando costruttore a tutti gli effetti, qualifica riconosciuta ufficialmente nei primi anni ’80.
La gamma si amplia: dalle berline derivate dalle Serie 3 e Serie 5 fino alle più esclusive Serie 6 e Serie 8, spesso prodotte in numeri limitati. Nascono tratti distintivi come i cerchi a 20 razze e il celebre blu metallizzato, affiancati da combinazioni interne sempre più ricercate e personalizzate.
Con il tempo Alpina costruisce una vera gamma alternativa, quasi speculare a quella Bmw, con modelli identificati dalla lettera B seguita da un numero – a partire dalla B3 su base Serie 3 – includendo suv, Z4 e interpretazioni esclusive come la Z8 Roadster del 1999.
Ora si apre un nuovo capitolo. Con un’identità rinnovata e il pieno supporto di Bmw, Alpina si prepara a scrivere la prossima pagina della sua storia.

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