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Stellantis indietro tutta: stop all’elettrico, sì al diesel

di Emiliano Ragoni - 16/02/2026

Stellantis sotto la guida di Antonio Filosa ha avviato una significativa revisione della propria strategia industriale in Europa. Come riportato da Autonews, due mosse concrete della nuova strategia, che verrà formalizzata il prossimo maggio, sono la reintroduzione dei motori diesel su diversi modelli e la brusca frenata nella transizione verso l’elettrico puro.

La strategia, confermata dalle dichiarazioni aziendali e dall’aggiornamento dei listini, mira a rispondere a una domanda di mercato ancora radicata e a erigere una barriera competitiva contro l’avanzata dei produttori cinesi. Ma siamo certi che a lungo termine questa strategia paghi? La Borsa non ha digerito molto bene il pragmatismo di Filosa, ma proviamo a comprendere le motivazioni dietro questo così deciso cambio di passo.

1. Il contesto globale: pragmatismo contro ideologia

Queste decisioni giungono in un momento critico per il settore Automotive. Con le vendite di veicoli elettrici al di sotto delle proiezioni continentali e l’allentamento delle normative europee che minacciavano lo stop ai motori termici entro il 2035, il Gruppo ha scelto di ricalibrare l’offerta.

A pesare sulla scelta c’è anche (soprattutto) lo scenario statunitense, principale mercato di profitto per il Gruppo, dove l’amministrazione Trump ha eliminato vincoli stringenti sulle emissioni, spingendo Stellantis a rilanciare propulsori termici anche oltreoceano.

Il cambio di rotta ha però avuto un costo: il 6 febbraio l’azienda ha annunciato svalutazioni per 22 miliardi di euro (leggi qui), ridimensionando le ambizioni elettriche che avevano caratterizzato il piano industriale originario dell’ex Ceo Tavares.

2. Il ritorno del gasolio: i modelli coinvolti

Mentre nel 2015 il diesel dominava oltre il 50% del mercato europeo, nel 2025 la quota, come confermato dal grafico sotto, è crollata fino ad attestarsi al 7,7%. Tuttavia, Stellantis ha deciso di (ri)presidiare proprio questa nicchia residua, ma strategica.

Dalla fine del 2025, sono tornate disponibili le versioni a gasolio per veicoli commerciali leggeri e vetture passeggeri come la Peugeot 308 e la DS 4. Particolarmente rilevante per il mercato premium è la conferma che Alfa Romeo continuerà a produrre versioni diesel di Tonale, Stelvio e Giulia.

“Abbiamo deciso di mantenere i motori diesel nel portafoglio per generare crescita, concentrandoci sulla domanda reale dei clienti”, ha dichiarato un portavoce del Gruppo.

Fiat Qubo L

3. La strategia difensiva contro la Cina

La mossa ha una chiara valenza strategica: il diesel rappresenta un segmento in cui i costruttori cinesi, focalizzati quasi esclusivamente su elettrico e ibrido plug-in, non competono.

Chris Knapman, direttore editoriale di CarGurus UK, sottolinea come il diesel offra ancora un vantaggio competitivo per i marchi europei storici, garantendo un’alternativa più economica e adatta alle lunghe percorrenze rispetto alle nuove proposte asiatiche. In un momento in cui il potere d’acquisto è eroso dall’inflazione, il listino inferiore dei modelli termici potrebbe diventare un fattore decisivo.

4. L’impatto sul “Sistema Italia”

Per l’Italia, questa inversione di tendenza ha ripercussioni specifiche che vanno oltre il semplice dato di vendita, toccando infrastrutture e tessuto industriale.

1. Ossigeno per le flotte aziendali

Il mercato italiano è fortemente trainato dal settore business e dal noleggio a lungo termine. Per agenti di commercio e dirigenti che percorrono tratte autostradali frequenti, come la Milano-Roma, l’elettrico presenta ancora limiti logistici. La disponibilità di Alfa Romeo diesel permette a Stellantis di consolidare la propria quota nel settore flotte, evitando che i clienti business migrino verso brand tedeschi o rimangano in attesa di alternative.

2. Il nodo infrastrutturale

La rete di ricarica italiana, nonostante gli esponenziali miglioramenti degli ultimi mesi, resta disomogenea, con forti disparità tra Nord e Sud e una certa carenza di colonnine rapide sulla rete stradale ordinaria. Il ritorno del diesel su veicoli multispazio, come i derivati Fiat, Peugeot e Citroën, risponde alle necessità della provincia italiana, dove l’auto elettrica è spesso percepita come poco funzionale.

3. Stabilità per gli stabilimenti produttivi

Sul fronte industriale, la decisione potrebbe garantire una maggiore stabilità occupazionale per gli impianti di Cassino, Pomigliano d’Arco e Pratola Serra (sito specializzato nella produzione di motori)). La produzione di modelli termici assicura volumi che l’elettrico, al momento, non è in grado di sostenere, riducendo il ricorso alla cassa integrazione e permettendo agli stabilimenti di operare a ritmi più sostenibili in attesa di una maturazione del mercato a zero emissioni.

Stellantis sembra aver archiviato l’approccio “elettrico a tutti i costi” in favore di un realismo economico che, pur non rinnegando la transizione futura, riconosce la necessità presente di finanziare l’azienda con le tecnologie che il mercato richiede oggi.

Tuttavia, come abbiamo visto negli ultimi mesi, l’attuale settore dell’auto è molto fluido, con le preferenze dei clienti che cambiano in fretta. Non sempre questi cambiamenti sono supportati da una strategia aziendale spesso troppo focalizzata sul profitto. La strategia di Filosa potrebbe risultare vincente sul breve periodo, ma contestualmente il rallentamento di Stellantis verso l’auto a corrente potrebbe rivelarsi molto rischioso.

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