Il fermo amministrativo nasce come misura di tutela del creditore nei confronti del debitore insolvente: il veicolo viene “congelato”, non può circolare e, soprattutto, fino a oggi la sua posizione poteva impedire la radiazione dal PRA.
Nella pratica, però, questo si è tradotto in un paradosso: auto vecchie, incidentate o ormai inutilizzabili rimangono parcheggiate per anni in strada, nei cortili, nei depositi comunali. Secondo Moretto, in Italia ci sono circa 4.000.000 di veicoli in questa situazione; e circa un quarto (stima ACI) sarebbe già “rottamabile”. Un numero enorme, con un impatto diretto anche sul fronte ambientale: le carcasse sono rifiuti da gestire correttamente e non semplici “ingombri” da spostare.
Il provvedimento, che modifica il d.lgs 209/2003 sui veicoli fuori uso, stabilisce un principio chiave: il fermo amministrativo non può più essere usato come barriera per impedire demolizione e cancellazione dal PRA di un veicolo fuori uso, quando ricorrono le condizioni previste. Tradotto: se l’auto è una carcassa, resta una carcassa. E va gestita come tale.
Uno degli aspetti più rilevanti è la possibilità per gli enti locali di intervenire sui veicoli abbandonati, sbloccando finalmente molte situazioni ferme, nel senso letterale del termine, da anni.
La norma prevede un percorso che, in sintesi, funziona così:
È il passaggio che può fare la differenza nelle aree urbane dove le carcasse occupano posti auto, degradano le strade e intasano depositi e procedure.
La legge, nella lettura di Moretto, ha anche un profilo di tutela del cittadino. Oggi il fermo può trasformarsi in un limbo in cui un mezzo inutilizzabile continua a generare responsabilità e costi. Un’auto sottoposta a fermo amministrativo, anche se inutilizzabile, costringeva il proprietario a continuare a pagare bollo e assicurazione. Ed è qui che la possibilità di arrivare alla radiazione per demolizione diventa uno strumento di uscita.
Moretto sottolinea anche un elemento pratico: la radiazione può essere richiesta dal titolare, presentando idonea documentazione che attesta che il mezzo è tecnicamente un’auto fuori uso e destinato alla demolizione. E sul piano economico, la demolizione (in condizioni ordinarie) comporta una spesa che spesso si aggira intorno ai 60 euro, a carico del proprietario, ma capace di chiudere una posizione che altrimenti resta aperta per anni. Resta inteso che la demolizione dell’auto non cancella i debiti che il proprietario ha contratto nei confronti dello Stato e che hanno portato al fermo amministrativo del mezzo.
C’è poi un tema meno visibile, ma centrale per chi lavora su fiscalità e registri: ripulire gli archivi del PRA da posizioni “morte” e ridurre la pressione amministrativa sugli enti territoriali. Le ricadute sono in particolare sulle Regioni, dove la partita della fiscalità automobilistica e dei carichi indiretti è più sensibile. In altre parole: meno veicoli fantasma, meno pratiche senza uscita.
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