
La “Città 30” di Bologna finisce in tribunale e, per ora, si ferma lì. Il TAR dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento con cui Palazzo d’Accursio aveva esteso il limite dei 30 km/h a gran parte delle strade urbane. Secondo i giudici, il Comune non poteva introdurre un limite generalizzato “ovunque” e avrebbe dovuto motivarlo strada per strada, nel rispetto della normativa. La partita però non è chiusa: la sentenza è di primo grado e l’amministrazione può scegliere la strada dell’appello. Nel frattempo, il centrodestra esulta: Matteo Salvini parla di “buonsenso” contro provvedimenti “ideologici”. Mentre Fratelli d’Italia attacca l’impianto della misura e rivendica la vittoria politica del ricorso.
Eppure, mentre le carte legali smontano la forma, Bologna rilancia sul merito. Secondo i dati del Comune citati da Rai Tgr, nel primo anno la Zona 30 avrebbe portato -13% di incidenti totali, -50% di morti, -11% di persone ferite e -10% di incidenti con feriti. Numeri usati dal Comune per sostenere che “rallentare” non è uno slogan, ma una leva concreta di sicurezza stradale. QUI trovate i dati completi diffusi dal comune dei primi 6 mesi del 2025.

La letteratura internazionale è piuttosto netta su un punto: la velocità è il moltiplicatore della gravità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, richiamata anche dall’European Transport Safety Council (ETSC), sintetizza così: a 30 km/h il rischio di morte per un pedone investito è circa 10%, a 50 km/h può superare l’80%. Non è solo una differenza “di percezione”: è fisica dell’urto, tempi di reazione, spazio di frenata.
Oltre alla singola collisione conta cosa succede a livello di sistema urbano quando una città abbassa la velocità media. La zona 30 km/h funziona, sostiene l’ETSC, soprattutto se non resta un cartello, ma viene inserito in un progetto infrastrutturale coerente (disegno delle strade, moderazione del traffico, controlli). Solo in un quadro del genere si evidenziano riduzioni rilevanti della sinistrosità grave: nel report dell’ETSC che avevamo citato in un precedente articolo (vedi QUI) si parla di cali nell’ordine del 20–40% nei sinistri gravi dove la misura è stata adottata in modo strutturale.
Insomma i 30 km/h sono una delle poche misure “a costo contenuto” che incidono davvero sulla sicurezza stradale, se accompagnate da interventi credibili (attraversamenti rialzati, restringimenti, arredo che induce a rallentare, controlli).
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