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Pacchetto auto Europa slitta al 2026? ACEA: “Elettrico sì, ma con regole più intelligenti”

di Emiliano Ragoni - 02/12/2025

L’annuncio del pacchetto auto Europa era atteso per il 10 dicembre. Una data segnata in rosso sulle agende di tutti i vertici dell’industria automobilistica europea. Tuttavia, la Commissione Europea sembra pronta a premere il freno. La presentazione del nuovo pacchetto di supporto al settore auto potrebbe slittare all’inizio di gennaio 2026.

Secondo quanto riportato dalla Reuters, che cita fonti dell’Handelsblattalla base di questo ritardo si cela una complessa partita politica. La pressione per allentare la morsa dello stop ai motori termici previsto per il 2035 si fa sempre più forte, guidata in prima linea dalla Germania.

Auto Europa: apertura alla revisione del target 2035

ll Commissario ai Trasporti UE, Apostolos Tzitzikostas, ha confermato che Bruxelles sta lavorando “molto duramente” per chiudere le proposte entro il mese, ma ha ammesso che potrebbero servire alcune settimane in più per garantire un pacchetto “davvero completo”.

Tzitzikostas ha segnalato un’apertura significativa alle richieste di Berlino per una maggiore flessibilità. L’obiettivo è rivedere il ban dei motori a combustione dal 2035, aprendo le porte a tecnologie alternative come gli ibridi plug-in e motori termici ad alta efficienza. “Siamo aperti a tutte le tecnologie”, ha dichiarato il commissario, aggiungendo che una lettera inviata dal Cancelliere tedesco Friedrich Merz, contenente le proposte dell’industria, è stata accolta “molto positivamente”.

Merz

La posizione dell’ACEA

Sigrid de Vries, Direttore Generale dell’ACEA (l’Associazione dei Costruttori Europei di Automobili), ha chiarito la posizione del settore. Non si tratta di un passo indietro sull’elettrificazione, ma di una necessaria “correzione di rotta”.

“L’industria non chiede di tornare al passato”, spiega de Vries, citando gli oltre 300 modelli elettrificati già offerti dai membri ACEA. Tuttavia, la realtà del mercato è impietosa: mancano all’appello circa tre milioni di auto nuove l’anno rispetto ai livelli pre-COVID, le infrastrutture di ricarica sono insufficienti e gli incentivi incoerenti. Di conseguenza, i target di CO2 per il 2030 e il 2035 sono diventati “non più realistici”.

Le 5 richieste dell’ACEA a Bruxelles

In vista del pacchetto europeo (ora presumibilmente in arrivo a gennaio), l’ACEA ha stilato cinque raccomandazioni chiave per salvare la competitività del settore:

  1. Approccio a “tre corsie”. Distinguere le normative tra auto, furgoni e veicoli pesanti. In particolare, i furgoni necessitano di maggiore flessibilità sui target, mentre per i camion è necessaria una revisione urgente del regolamento CO2 HDV.
  2. Neutralità tecnologica. Il regolamento attuale si concentra solo sull’offerta di nuovi veicoli. I costruttori chiedono che nessuna tecnologia in grado di ridurre le emissioni venga esclusa, inclusi i Plug-in Hybrid (PHEV), l’idrogeno e i range extender.
  3. Stimolo alla domanda. Servono incentivi fiscali stabili, specialmente per le flotte aziendali che possono fare da traino, e un’accelerazione massiccia sulle infrastrutture di ricarica per evitare un’Europa a “tre velocità”.
  4. Prudenza sul “Made in Europe”. Sebbene l’industria supporti la produzione locale, vincoli troppo rigidi sul contenuto locale dei veicoli rischiano di danneggiare una supply chain che è intrinsecamente globale.
  5. Semplificazione normativa. Con oltre cento atti legislativi previsti nei prossimi cinque anni, il settore chiede una pausa o un’implementazione scaglionata (come per l’Euro 7) per permettere alle aziende di respirare e pianificare.
Mandatory Credit: Photo by Scott Brauer/ZUMA Press Wire/Shutterstock (14648671q)

Pacchetto auto: l’Europa si gioca il futuro dell’Automotive

Il Vecchio Continente deve adottare misure capaci di rendere l’auto elettrica davvero attrattiva: in città resta, di fatto, l’unica alternativa efficace e sostenibile alle vetture a combustione. Un eventuale slittamento del “pacchetto” normativo potrebbe offrire ai legislatori il tempo necessario per varare provvedimenti più realistici. Se da un lato la Germania preme per non chiudere definitivamente la porta ai motori termici, il cui futuro è comunque legato all’ibridazione, dall’altro, smantellare in toto la strategia decisa finora rischierebbe di trasformarsi in un pericoloso salto nel buio.

E l’Italia?

Per la componentistica nazionale in riconversione, sono necessarie neutralità tecnologica e incentivi che rendano la transizione sostenibile per l’occupazione. Fondamentale sarebbe premiare la decarbonizzazione della supply chain, batterie e materiali green, e garantire stabilità normativa. Meno “strappi legislativi” significano più fiducia per flotte e noleggiatori, accelerando così la sostituzione dei vecchi veicoli. Proprio lo svecchiamento del parco auto deve essere una priorità per l’Italia.

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