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Ecco perché la Commissione UE alla fine ha aperto ai biocarburanti

di Fabio De Rossi - 20/10/2025

Alla fine la Commissione europea ha deciso di prendere in consideerazione anche i biocarburanti in vista della scadenza del 2035. Dopo un lungo tira e molla, alimentato soprattutto dal governo italiano che punta sull’Hvo dell’Eni, Ursula von der Leyen ha aperto oggi ai biocarburanti avanzati.

“Nella preparazione della revisione» del regolamento sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni, che prevede lo stop alla vendita di veicoli a benzina e diesel nel 2035, “stiamo valutando il ruolo dei carburanti a zero e basse emissioni nella transizione verso un trasporto su strada a zero emissioni oltre il 2030, come gli e-fuel – per i quali mi sono già impegnata nelle linee guida – e i biocarburanti avanzati”,  scrive la presidente della Commissione Ue nella lettera ai leader in vista del vertice di giovedì, assicurando, come riferisce l’Ansa, di “restare fedele al principio di neutralità tecnologica ed efficienza dei costi”.

Von de Leyen ribadisce anche che “a seguito dell’ultimo dialogo strategico” con l’automotive, ha deciso di “accelerare la revisione” del ban al 2035  anticipandola “entro la fine di quest’anno”.

La sede della Commissione UE a Palazzo Berlaymont (Bruxelles)

Cosa è cambiato a Bruxelles

La contrarietà dell’apparato di Bruxelles in realtà nasceva da un equivoco. Nella normativa UE si faceva riferimento solo ai biocarburanti di prima generazione, derivati da colture intensive e su grandi aree di terreno, come quelli usati negli Usa o in Brasile e derivati da colture di mais o canna da zucchero. Chiaro che, con una superficie coltivabile ridotta in Europa, vista anche la densità abitativa, i tecnici dell’Ue non vedessero di buon occhio i carburanti di origine vegetali. I biocarburanti avanzati o di seconda generazione, vengono prodotti da olii esaustii, biomasse non alimentari, come scarti agricoli, residui forestali e colture non edibili, riducendo così il conflitto energia-alimenti, aprendo così, sia pure in enorme ritardo, a una valutazione positiva della Commissione di Bruxelles.

Il biodisel italiano

Il biodiesel si ottiene dagli oli vegetali o dai grassi animali attraverso un processo chiamato transesterificazione. Gli oli vengono raccolti, filtrati e trattati con un alcol e un catalizzatore, producendo biodiesel e glicerina come sottoprodotto. Il biodiesel viene poi purificato per rimuovere residui e impurità. Questo biocarburante, Hvo (Hydrotreated Vegetable Oil) è il più utilizzato nel mondo automotive, e possiamo già trovarlo in più di 800 distributori Enilive in Italia. Nel nostro paese Eni possiede due impianti di produzione di biodiesel a Venezia e a Gela.

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