
Ogni targa è un segno del tempo, uno specchio dell’andamento del mercato automobilistico. Il passaggio, avvenuto questo mese, dalla lettera G alla H racconta – in filigrana – le difficoltà di un intero settore. Infatti, la lettera G è rimasta in uso per cinque anni e cinque mesi, più di qualsiasi altra da quando, nel 1994, è stato introdotto l’attuale sistema nazionale di targhe alfanumeriche.
Una durata eccezionale, che riflette i lunghi mesi di stallo seguiti alla pandemia, la crisi dei chip, le incertezze economiche e una ripresa lenta e discontinua. Se il ritmo attuale dovesse mantenersi invariato, il passaggio alla prossima lettera, la JA, potrebbe avvenire tra il 2029 e il 2030.
Fino al 1994, le targhe italiane seguivano un formato provinciale, composto dalla sigla della città (es. MI, TO, NA) seguita da un numero progressivo, con o senza lettera intermedia. Il sistema, familiare e fortemente identitario, si rivelò però inadeguato a reggere l’espansione del parco circolante. Così nel gennaio ’94 fu introdotto il nuovo sistema nazionale: la prima targa del nuovo corso fu AA 000 AA. Da quel momento, le targhe hanno abbandonato ogni riferimento alla provincia e seguono una sequenza alfanumerica unica, distribuita in modo centralizzato dal Ministero dei Trasporti.
La loro realizzazione è affidata all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Le targhe vengono stampate su lamine di alluminio, con caratteri in rilievo, pellicole riflettenti e sistemi di sicurezza antifalsificazione. Il tutto avviene secondo uno standard che garantisce durata, leggibilità e protezione contro contraffazioni. Una volta pronte, vengono distribuite agli uffici della Motorizzazione Civile e ai concessionari autorizzati su tutto il territorio.
Nel gennaio 1999, avvenne l’introduzione del formato “europeo”. Le nuove targhe presentavano, sulla sinistra, la banda azzurra con le stelle dell’UE e il codice “I” per l’Italia e una seconda banda azzurra a destra, pensata per contenere la sigla della provincia e l’anno di immatricolazione: una facoltà rimasta però largamente inutilizzata.
Le tappe della numerazione: da AA a HA
La sequenza delle targhe italiane è rigorosa. Ogni combinazione viene utilizzata in ordine crescente, e il passaggio da una lettera iniziale all’altra segna idealmente le fasi storiche del mercato automobilistico. Ecco le principali tappe e le auto protagoniste di questi passaggi storici:









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