
Mancano poche ore al ‘Liberation Day’ annunciato da Donald Trump con l’introduzione dei dazi Usa al 25% su automobili e componenti importate. L’entrata in vigore delle tariffe è infatti prevista per le 22 (ora italiana) del 2 aprile, anche se non è ancora chiaro il dettaglio delle misure. Nel frattempo, si susseguono le prese di posizione e i tentativi per far recedere l’amministrazione statunitense dai suoi propositi. Le stesse Case auto americane, GM, Ford e Stellantis starebbero facendo pressione sulle istituzioni a stelle e strisce per mitigare l’impatto dei dazi almeno per i componenti a basso, come riferisce Bloomberg.
In attesa di ulteriori sviluppi è forse opportuno fare il punto sulla situazione attuale.
Qual è il valore economico presumibile dei dazi indicati dal presidente americano?
Le tariffe sul settore automobilistico, negative per la crescita ma positive per l’inflazione, riguarderebbero circa 500 miliardi di dollari di importazioni, circa l’1,6% del PIL. (da un report di Pictet Wealth Management).
A quanto ammonta l’interscambio commerciale tra Europa e Usa?
Nel 2024, l’Unione europea ha esportato 5,4 milioni di auto e ne ha importate 4 milioni. Rispetto al 2019, il numero di vetture esportate è diminuito del 13,2%, mentre il numero di auto importate è diminuito del 3%. In termini di valore, nel 2024, l’Ue ha esportato 165,2 miliardi di euro di auto e ne ha importate 75,9 miliardi, con un conseguente surplus commerciale di 89,3 miliardi di euro.
Nel 2024, gli Stati Uniti e il Regno Unito sono state le principali destinazioni per le esportazioni di auto dell’Ue, rispettivamente con 38,9 e 34,3 miliardi di euro. La Cina segue con 14,5 miliardi di euro, poi la Turchia con 12 miliardi di euro e la Svizzera con 8,5 miliardi di euro. In termini di import, gli Usa sono al quarto posto con 8,4 miliardi di euro, dietro Cina, Giappone, Regno Unito e Turchia (dati diffusi oggi da Eurostat, l’Ufficio di statistica dell’Ue). Il saldo della bilancia automotive con gli Stati Uniti risulterebbe attivo per circa 30,5 miliardi di euro.

Chi risulterebbe maggiormente penalizzato dall’introduzione dei dazi?
Toyota probabilmente sarà la Casa auto più colpita visto il volume delle esportazioni nel mercato Usa. I produttori asiatici rappresentano 6 delle principali 8 otto case automobilistiche negli Stati Uniti per vendite nel 2024. Toyota ha conquistato il primo posto con 1,98 milioni di veicoli venduti durante l’anno, battendo i pesi massimi nazionali Ford e Chevrolet. Honda e Nissan erano rispettivamente al quarto e quinto posto nella classifica generale, seguite da Hyundai e Kia, con Subaru all’ottavo posto.
Nel 2024 gli Stati Uniti hanno importato prodotti automobilistici per un valore di 474 miliardi di dollari, di cui 220 miliardi di dollari di auto. (servizio di CNBC partendo da un’analisi della società di consulenza Frost & Sullivan e dai dati di CarPro).
Gli effetti dei dazi saranno immediati?
La maggior parte delle case automobilistiche mantiene scorte solitamente sufficienti per durare circa due o tre mesi. Probabilmente passeranno circa due mesi prima che i concessionari inizino ad avere un inventario sulla base delle tariffe (analisi di S&P Global Mobility).
In media, nel giro di qualche mese i prezzi dei veicoli potrebbero aumentare dell’11-12% per compensare le tariffe doganali (stima di Morgan Stanley).
Quale sarà la risposta europea a quella che si preannuncia come la guerra delle tariffe?
“Deve essere chiaro: l’Europa non ha iniziato questo confronto. Non vogliamo necessariamente reagire, ma abbiamo un piano forte per reagire se necessario. La nostra risposta immediata è unità e determinazione. Il nostro obiettivo è una soluzione negoziata. Ma ovviamente, se necessario, proteggeremo i nostri interessi, la nostra gente e le nostre aziende” (intervento oggi della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, alla plenaria del Parlamento Ue a Strasburgo).
Per le Case italiane, in particolare quelle della Motor Valley, quali conseguenze si profilano?
“I dazi Usa al 25% sono un tema sul tavolo, e stiamo valutando come reagire a questo onere che ci è stato imposto dal governo Trump. Per l’inizio di aprile saremo pronti». (Stephan Winkelmann, chairman & ceo di Automobili Lamborghini, nel corso di un’intervista negli studi dell’ANSA, a Roma, ricordando che il Gruppo Volkswagen – di cui Lamborghini fa parte – ha investito negli Stati Uniti 14 miliardi di euro).Il numero uno della Casa di Sant’Agata Bolognese ha anche ricordato che quello statunitense è il primo mercato – vale circa un tremila vetture l’anno, su una produzione di poco superiore alle 10mila unità – e che trovare un altro Paese che assorba gli stessi volumi è “molto difficile”.
Ferrari aggiornerà la propria politica commerciale, “sulla base delle informazioni preliminari attualmente disponibili in merito all’introduzione di dazi all’importazione sulle auto dell’UE negli Usa Pur ribadendo il proprio impegno per la massima attenzione e tutela del cliente e con l’obiettivo di fornire loro le condizioni commerciali rimarranno invariate per gli ordini di tutti i modelli importati prima del 2 aprile 2025 e per gli ordini delle seguenti tre famiglie: Ferrari 296, SF90 e Roma, indipendentemente dalla data di importazione”. Invece “per i modelli attualmente rimanenti, le nuove condizioni di importazione si rifletteranno parzialmente sui prezzi, fino a un aumento massimo del 10%, in coordinamento con la nostra rete di concessionari” (comunicato stampa Ferrari del 27 marzo).
E che cosa potrebbe accadere alla componentistica italiana se i dazi venissero confermati?
L’impatto sarebbe duro, una magnitudo grande. Tra automobili e componentistica l’export Italia-Usa vale circa 5 miliardi, senza contare poi quella parte di componenti che vengono esportate in Germania per la produzione di brand di lusso poi a loro volta esportate negli States.
L’anno scorso, stati spediti componenti per un 1 miliardo e 225 milioni, ed è su questi che eventualmente dal 3 maggio verranno applicati i dazi del 25% che comporteranno «un aumento di prezzo corrispondente oppure l’aumento di costo verrà trattenuto il destinatario, ma certamente non possono trattenerlo le nostre aziende nei loro conti (Roberto Vavassori, presidente dell’Anfia, l’Associazione di settore aderente a Confindustria, in una conversazione con l’AdnKronos).
Quali sono state le reazioni nei Paesi asiatici?
Corea del Sud, Cina e Giappone hanno avuto domenica scorsa il loro primo dialogo economico in cinque anni, cercando di agevolare il commercio regionale per prepararsi ad arginare i dazi degli Stati Uniti. Secondo una dichiarazione rilasciata dopo l’incontro, i tre ministri del commercio dei due Paesi hanno concordato di «collaborare strettamente per colloqui globali e di alto livello» su un accordo di libero scambio tra Corea del Sud, Giappone e Cina per promuovere «il commercio regionale e globale”.
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Il Gruppo Toyota mantiene il dominio indiscusso del mercato automobilistico globale, raggiungendo 11,3 milioni di veicoli nel 2025, consolidando la posizione di leader per il sesto anno consecutivo