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Come guidi, un primo sguardo su due anni di test

di Redazione - 11/06/2026

Testo di Valerio Boni

Nato nel 2025 come osservatorio sul comportamento reale degli automobilisti, il progetto Come Guidi, in collaborazione con il brand Esso, è proseguito nel 2026 con l’obiettivo di ampliare il campione, confrontare le risposte raccolte nel primo anno e trasformare un test apparentemente semplice in una fotografia più precisa del rapporto fra italiani, automobile, costi di gestione, sicurezza e nuove tecnologie. Non si tratta soltanto di chiedere agli automobilisti come guidano, ma di verificare quanto le loro dichiarazioni coincidano con i comportamenti osservati durante la prova pratica. È proprio in questo scarto fra ciò che si pensa di fare e ciò che si fa davvero che emergono gli elementi più interessanti.

Carburanti, attenzione ai costi ma senza strategia

Il primo dato riguarda il contesto economico. Il peso dei prezzi dei carburanti continua a influenzare le abitudini, ma non sempre nella direzione più prevedibile. Il piccolo distributore resta largamente prevalente nelle preferenze degli automobilisti, con una quota sostanzialmente stabile fra 2025 e 2026: era l’83,0% nel primo anno ed è scesa appena all’82,1% nel secondo. Il centro commerciale rimane una scelta minoritaria, passando dal 17,0 al 16,3%, mentre il distributore autostradale, già poco indicato nel 2025, arretra ulteriormente dal 4,0 all’1,6%.

È un segnale chiaro: l’autostrada viene percepita sempre più come luogo del rifornimento d’emergenza, non come scelta abituale. Tuttavia il dato più curioso è che l’attenzione al prezzo non si traduce automaticamente in una strategia razionale e sistematica. Molti dichiarano di guardare al costo del carburante, ma non sempre utilizzano strumenti digitali per confrontare i prezzi, non sempre scelgono il punto vendita più conveniente e non sempre collegano il risparmio alla guida quotidiana.

Come guidi

Comportamento reale

Da qui si passa al tema centrale: la distanza fra intenzione ecologica e comportamento reale. Una quota significativa di automobilisti afferma di voler guidare in modo più rispettoso dell’ambiente, ma il test su strada mostra che questa volontà si scontra con abitudini consolidate. La guida ecocompatibile non dipende solo dalla scelta dell’auto o dal tipo di alimentazione, ma da una serie di gesti minimi: accelerare con progressività, anticipare il traffico, evitare frenate inutili, mantenere una velocità costante, sfruttare l’inerzia e, quando l’auto lo permette, la rigenerazione. Sono comportamenti semplici, ma non automatici. Chi li applica dimostra una guida più fluida e spesso anche più sicura; chi non li applica tende invece a consumare di più senza rendersene conto. In questo senso il progetto Come Guidi conferma che l’ecologia al volante non è soltanto una questione tecnologica: è ancora, prima di tutto, una questione culturale.

Virtù e vizi più diffusi

Le abitudini alla guida rivelano un quadro fatto di virtù e vizi molto riconoscibili. Fra le virtù emergono una certa prudenza generale, la disponibilità ad ascoltare i consigli dell’istruttore e, in molti casi, la consapevolezza che guidare bene significhi anche stancarsi meno. Fra i vizi, invece, resistono comportamenti difficili da correggere: la posizione di guida approssimativa, le mani non sempre collocate correttamente sul volante, la mano che resta sul cambio dopo avere inserito la marcia, l’uso discontinuo degli indicatori di direzione, soprattutto nelle rotonde, e una gestione non sempre ordinata degli specchi. Sono dettagli che molti automobilisti considerano secondari, ma che in realtà incidono sulla sicurezza, sulla prontezza di reazione e sulla qualità complessiva della guida.

Differenze generazionali

L’età introduce differenze interessanti, ma non sempre scontate. I più giovani mostrano spesso maggiore familiarità con gli strumenti digitali e con le tecnologie presenti a bordo, ma non necessariamente una maggiore disciplina nella guida. Gli automobilisti con più anni di patente hanno invece esperienza, capacità di lettura del traffico e talvolta maggiore fluidità, ma possono portarsi dietro abitudini nate quando le auto erano più semplici, meno assistite e meno attente ai consumi.

La guida corretta non coincide quindi automaticamente né con l’età anagrafica né con l’anzianità di patente: dipende piuttosto dalla disponibilità a rimettere in discussione automatismi sedimentati nel tempo. È uno degli aspetti più utili del progetto, perché mostra come la formazione alla guida non dovrebbe esaurirsi con il conseguimento della patente.

ADAS: tra fiducia e diffidenza

Un capitolo a parte merita il rapporto con gli ADAS. La presenza sempre più diffusa dei sistemi di assistenza alla guida non significa che gli automobilisti li conoscano davvero, né che li usino sempre nel modo corretto. La frenata automatica d’emergenza è in genere percepita come uno degli aiuti più rassicuranti, perché interviene in una situazione limite e viene associata direttamente alla prevenzione dell’incidente. Diverso è il rapporto con altri dispositivi, come il mantenimento della corsia, gli avvisi acustici, il riconoscimento dei limiti o gli assistenti che intervengono sul volante: in questi casi la fiducia è meno uniforme e alcuni conducenti tendono a disattivarli, soprattutto quando li giudicano invasivi o poco coerenti con la situazione reale della strada. Il problema non è solo tecnico, ma comunicativo. Molti sistemi vengono indicati con nomi diversi a seconda della marca, e questo rende più difficile per l’utente capire che cosa facciano davvero. L’auto moderna assiste sempre di più, ma il guidatore non sempre sa distinguere fra aiuto, avvertimento e intervento correttivo.

Questo rapporto ambiguo con gli ADAS racconta bene la fase di transizione in cui ci troviamo. L’automobilista vuole sicurezza, ma non vuole sentirsi esautorato. Accetta volentieri un sistema che lo protegge da un errore grave, ma sopporta meno quello che interpreta come una correzione continua del proprio stile di guida. È una reazione comprensibile, ma apre un tema importante: più le auto diventano tecnologiche, più cresce la necessità di spiegare queste tecnologie con chiarezza. Non basta montare dispositivi avanzati; bisogna fare in modo che il guidatore li conosca, li capisca e impari a considerarli alleati, non fastidi da spegnere appena possibile.

Un bilancio ricco di contraddizioni

Il bilancio globale dei primi due anni del progetto Come Guidi è quindi ricco di sfumature. Gli automobilisti sono più attenti ai costi, ma non sempre coerenti nelle scelte. Dicono di voler consumare meno, ma non sempre guidano nel modo più efficiente. Apprezzano la sicurezza, ma hanno un rapporto selettivo con le tecnologie che dovrebbero migliorarla. Conservano abitudini scorrette, ma spesso non le percepiscono come tali. È proprio qui che il progetto trova il suo valore: non nel giudicare chi guida, ma nel mostrare quanto margine di miglioramento esista ancora nella guida quotidiana.

ACI da sempre promotore della sicurezza stradale

Sin dalla sua fondazione, l’ACI si è fatto promotore del miglioramento della sicurezza stradale. Un obiettivo che muta, inevitabilmente, con il trascorrere dei decenni e l’evoluzione della tecnologia. Per questo la sensibilizzazione e la formazione continua dei guidatori di tutte le generazioni è e rimarrà un elemento fondativo della nostra visione e della nostra missione. E iniziative quali la campagna “Come Guidi”, sviluppata in collaborazione con il brand Esso, vanno proprio in questa direzione: incrementare la consapevolezza sui fattori di rischio al volante e su come ridurli.

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