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Come guidano gli italiani? La risposta degli istruttori ACI

di Redazione - 21/05/2026

Secondo appuntamento dell’iniziativa “Come guidi” de L’Automobile, in collaborazione con il brand Esso, sui comportamenti degli italiani al volante.

Duecento automobilisti, osservati in condizioni reali di guida. È da qui che parte la nostra indagine sullo stile di guida degli italiani. In collaborazione con il brand Esso abbiamo organizzato duecento prove su strada coinvolgendo i nostri lettori: al volante di Fiat 500, affiancati dagli istruttori ACI, hanno guidato per circa 15 minuti lungo un percorso urbano.
Un test semplice, ma rivelatore che ha fatto emergere abitudini, automatismi e, soprattutto, errori più frequenti.

Posizione di guida corretta ignorata da molti

Il primo problema si presenta ancora prima di partire. «Gli errori più comuni che ho visto sono innanzitutto posizione di guida scorretta» raccontano gli istruttori ACI dopo la giornata di guida. Molti conducenti si siedono senza regolare sedile e volante, cercando una posizione confortevole ma poco efficace. «Spesso si cerca una posizione più comoda che sicura». Il risultato è di avere le braccia completamente distese, uno scarso controllo del volante e difficoltà nelle manovre.

La posizione corretta, ricordano gli istruttori, dovrebbe garantire un angolo delle braccia vicino ai 90 gradi e una distanza che consenta di intervenire con precisione in caso di pericolo.

In generale pochi regolano davvero seduta, specchietti e volante e si prendono il tempo per prepararsi alla guida. «Per la maggior parte, ansiosi di partire, chiedono dov’è il pulsante per mettere in moto l’auto?» osserva uno degli istruttori.

 

Mani sul volante alle 9 e un quarto!

Una volta partiti emerge un altro errore frequente: la posizione delle mani sul volante. «Qui c’è da sbizzarrirsi, c’è veramente l’apoteosi della qualunque» ironizza uno degli istruttori. C’è chi guida con una mano sola, chi tiene le mani nella parte bassa del volante, chi le sposta continuamente senza criterio come se dovesse pulire qualcosa con un panno.

Ma attenzione perché questi sono tutti comportamenti che riducono drasticamente il controllo del veicolo. E ancora più rischiosa è la mano a mezzogiorno: «Non va bene perché abbiamo l’airbag: in caso di incidente potrebbe venirci in viso a una velocità molto importante». La posizione corretta resta quella alle “9 e un quarto” oggi considerata la più sicura ed efficace.

 

Lo sguardo: il vero alleato della sicurezza (e dei consumi)

Altro punto cruciale è lo sguardo. «Utilizzare male lo sguardo è un errore fondamentale», spiegano gli istruttori. Molti conducenti tendono a guardare troppo vicino, limitandosi a pochi metri davanti all’auto. Così si accorgono troppo tardi di un eventuale pericolo, come per esempio un pedone o un ciclista che attraversano la strada.

È un limite che incide direttamente sulla sicurezza, ma anche sulla qualità della guida. «Le nostre mani sono direttamente collegate allo sguardo»: se lo sguardo è corto, anche i movimenti diventano imprecisi, bruschi, meno fluidi, con una guida che diventa quindi tutta stop & go. E se la fluidità di guida diminuisce aumentando anche i consumi di carburante.

Il piede sulla frizione: un’abitudine da correggere

Tra gli errori tecnici più diffusi invece c’è quello legato alla frizione. «Uno degli errori più comuni è dimenticarsi il piede sinistro sulla frizione» spiega uno degli istruttori ACI. Si tratta di una cattiva abitudine che molti non percepiscono come problematica, ma che comporta usura anticipata e perdita di sensibilità nella guida. La regola è semplice: usare la frizione solo quando serve e poi riportare il piede sul poggiapiede laterale.

Parlando alla guida gli errori aumentano

Il momento più rivelatore di questo test di 15 minuti arriva durante il dialogo con gli istruttori. «Quando iniziamo a parlare, si rilassano e guidano come nella vita reale». Ed è proprio in quel momento che gli errori aumentano: «Gli errori si accumulano… il loro racconto diventa una distrazione per loro stessi». Calano attenzione e concentrazione, si dimenticano precedenze e distanza di sicurezza, si reagisce in ritardo alle situazioni. E poi un grande classico: ci si dimentica dell’uso delle frecce. Con effetti immediati sulla sicurezza e sulla convivenza tra utenti della strada.

Abitudini difficili da cambiare

Alla fine delle 200 prove emerge un elemento trasversale: l’abitudine. «Tende a prevalere tantissimo», spiegano gli istruttori. Gli automobilisti replicano ogni giorno gli stessi gesti, anche quando sono sbagliati, senza metterli in discussione.

Il quadro che esce da queste due giornate su strada è chiaro: gli italiani guidano con esperienza, ma spesso trascurano le basi. Non si tratta di errori clamorosi, ma di piccole imprecisioni che, sommate, possono però fare la differenza.
Pertanto, il messaggio degli istruttori ACI è di curare le basi, ogni giorno. Dalla posizione di guida in poi. Perché sicurezza, attenzione e controllo nascono da gesti semplici, fatti nel modo giusto.

ACI da sempre promotore della sicurezza stradale

Sin dalla sua fondazione, l’ACI si è fatto promotore del miglioramento della sicurezza stradale. Un obiettivo che muta, inevitabilmente, con il trascorrere dei decenni e l’evoluzione della tecnologia. Per questo la sensibilizzazione e la formazione continua dei guidatori di tutte le generazioni è e rimarrà un elemento fondativo della nostra visione e della nostra missione. E iniziative quali la campagna “Come Guidi”, sviluppata in collaborazione con il brand Esso, vanno proprio in questa direzione: incrementare la consapevolezza sui fattori di rischio al volante e su come ridurli.

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