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Alcolock e sicurezza stradale: perché la tecnologia da sola non basta

di Redazione - 29/05/2026

Alcolock

Testo di Maurizio Bertera

I numeri restano terribili: nel 2024, secondo i dati ACI-Istat, in Italia si sono registrati 173.364 incidenti stradali con lesioni a persone, con un bilancio di 3.030 morti e 233.853 feriti. Nel primo semestre 2025 il quadro mostra un miglioramento, ma resta critico: ogni giorno sulle strade si contano ancora 455 incidenti, 614 feriti e oltre sette vittime.

Numeri che sono stati il punto di partenza per l’incontro “Responsabilità alla guida. Lavorare per la prevenzione a partire dalla consapevolezza”, promosso da Confcommercio Milano Lodi Monza Brianza, ConfMobilità Assomobilità e Autobynet, nella sede di Palazzo Castiglioni a Milano.

Giovani e incidenti: la strada resta la prima causa di morte

È altissima la percentuale di giovani e giovanissimi che restano coinvolti negli incidenti.
«Per loro la strada continua a rappresentare la prima causa di morte, più delle malattie – ha sottolineato, in un intervento a distanza, Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. – Da qui l’importanza dell’introduzione dell’alcolock: uno strumento già efficace in tanti Paesi europei e molto utile per la sicurezza. Noi lavoriamo per approvare leggi, ma occorre il buonsenso di chi si mette alla guida».

Il fattore umano pesa ancora troppo

In effetti, il fattore umano conta molto, secondo Federica Biassoni, co-direttrice dell’Unità di Ricerca in Psicologia del traffico all’Università Cattolica di Milano. «Ha un peso notevole nell’incidentalità: per questo c’è molto da lavorare sui comportamenti, senza trascurare le infrastrutture», ha spiegato la ricercatrice, che ha messo l’accento sui rischi legati a distrazione, stanchezza, rabbia, percezione alterata del rischio e assunzione di sostanze. «Non esiste un livello di alcol sicuro per guidare», ha aggiunto.

Così il centro del dibattito è diventato l’alcolock, dispositivo che impedisce l’accensione dei veicoli ai conducenti condannati per guida con un tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l. Dopo aver scontato la sospensione della patente e le altre sanzioni previste, l’interessato deve installare a proprie spese l’alcolock e rispettare il divieto assoluto di assumere alcol prima di guidare.

Come funziona l’alcolock e quanto costa

In Italia manca ancora una corretta informazione sul tema. Per esempio, pochi sanno che il riferimento ufficiale per chi deve installare un dispositivo alcolock è il Portale dell’Automobilista, dove sono disponibili indicazioni sui dispositivi autorizzati e l’elenco delle officine abilitate all’installazione.

L’utente prenota l’installazione e in seguito fa riferimento direttamente all’azienda produttrice. Il dispositivo non viene acquistato ma noleggiato: l’alcolock deve infatti essere periodicamente sostituito con uno nuovo, già tarato e pronto all’utilizzo.
C’è una precisa tempistica: l’obbligo è di due anni per tassi alcolemici superiori a 0,8 g/l, con tre sostituzioni del dispositivo, e di tre anni per tassi superiori a 1,5 g/l, con sei sostituzioni.

Il costo iniziale di installazione è di circa 800 euro, a cui si aggiunge un canone mensile di noleggio del dispositivo. Nel canone sono incluse le successive installazioni, la rimozione, i controlli periodici e la manutenzione in caso di anomalie. Chi, pur essendo obbligato, non installa l’alcolock rischia una sanzione amministrativa da 158 a 638 euro e la sospensione della patente da uno a sei mesi. Le sanzioni raddoppiano in caso di manomissione dell’alcolock.

Si può imbrogliare? I limiti della tecnologia

Si può imbrogliare? Teoricamente è impossibile: l’alcolock è collegato a sistemi telematici che registrano eventuali tentativi di manomissione ed è presente inoltre un identificativo del driver che consente di sapere chi sta utilizzando il veicolo.
Abbiamo scritto teoricamente perché durante l’incontro sono emersi comunque alcuni problemi.

«La vettura non è in grado di riconoscere il “fiato” della persona, quindi non può verificare automaticamente se a soffiare sia un soggetto diverso dal conducente autorizzato: la tecnologia arriva fino a un certo punto», ha detto Alessandro Finicelli, CEO di Autobynet, azienda distributrice di alcolock autorizzata dal MIT. «Poi deve intervenire il buon senso dei guidatori: in caso di nuovo controllo, dove si accerta un nuovo stato di ebbrezza, la sanzione viene triplicata e le pene aumentano di un terzo», ha puntualizzato.

Impressiona un altro dato: ogni anno in Italia vengono ritirate circa 20.000 patenti per guida in stato di ebbrezza e i soggetti potenzialmente interessati dall’alcolock sono circa il 40% dei casi.

Dal confronto è emersa una convinzione condivisa dagli esperti: la sicurezza stradale non può più essere affidata unicamente alle sanzioni, né soltanto alla tecnologia.

«Servono regole, controlli, educazione, infrastrutture più sicure e strumenti capaci di prevenire comportamenti pericolosi. Ma serve soprattutto un cambiamento culturale che riporti al centro la responsabilità individuale», conclude Simonpaolo Buongiardino, presidente di Confmobilità e Assomobilità.

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