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Quando Citroën illuminò la Tour Eiffel

di Redazione - 22/05/2026

Testo di Maurizio Bertera

Come per qualsiasi settore, l’automobile si è evoluta incredibilmente dall’epoca del pionierismo, identificabile nei primi anni ’20 dello scorso secolo, sia esteticamente sia tecnologicamente. Ma forse, ancor di più, è cambiato il modo in cui l’automobile si racconta e si vende.

Ora siamo nel tempo dei social media, al punto che gli spot televisivi o i jingle radiofonici sembrano un retaggio. In realtà, ogni epoca ha avuto i suoi capolavori pubblicitari. Negli States si studia ancora la campagna associata al lancio della Ford Model T, nel 1908: uno dei primi successi di massa nel mondo dell’automobile, frutto di un investimento di dollari e di idee sulla carta stampata, con pagine che restano moderne a 120 anni di distanza.

Allo stesso modo, non bisogna pensare che gli show di oggi – spesso imponenti e spettacolari – per lanciare i nuovi modelli siano esclusiva del nostro tempo. Anzi, per alcuni versi oggi si sta tornando al “minimal”, perché l’eccessivo stona e i budget non sono più quelli di una volta.

Il fiorentino che inventò la pubblicità luminosa

Un esempio “illuminante” – è il caso di dirlo – di come fosse possibile fare le cose in grande oltre un secolo fa viene fornito dall’utilizzo della Tour Eiffel come “manifesto luminoso” per Citroën.

Fernando Jacopozzi

Un’idea che porta una firma italiana: quella di un fiorentino classe 1877, emigrato giovanissimo a Parigi, Fernando Jacopozzi. Autodidatta e creativo, trovò lavoro in un atelier di decorazioni e, proprio durante i preparativi delle vetrine natalizie, ebbe un’idea fuori dal comune.
Perché non sostituire la porporina all’interno delle bocce di vetro con delle lampadine? I proprietari del negozio lo presero per matto e gli concessero solo un piccolo angolo di vetrina. Fu un successo clamoroso. Nel giro di poco, Jacopozzi riuscì ad aprire un laboratorio tutto suo, specializzato in decorazioni e ghirlande luminose.

La sua maestria fu tale che venne chiamato a illuminare l’Opera di Parigi, gli Champs-Élysées, l’Arco di Trionfo, la Colonna di Place Vendôme e la stessa Notre Dame.

L’incontro tra Jacopozzi e André Citroën

Era destino che incontrasse un altro genio di quel tempo: André Citroën. L’incontro avvenne in maniera del tutto casuale al Ministero della Guerra, nei giorni successivi all’invasione delle truppe tedesche in Francia.

Al 36enne Citroën, già noto per le sue visioni tecniche d’avanguardia sulle auto, venne affidato il compito di produrre granate in uno stabilimento fondato da lui in soli tre mesi, dove applicò i principi di Taylor già introdotti da Henry Ford a Detroit. Fino a quel momento sconosciuti in Europa, fecero del sito in Quai de Javel un modello di efficacia, sul quale nel 1919 edificò le linee produttive della prima Citroën.

Jacopozzi, invece, era lì perché gli doveva essere affidato un incarico segretissimo che gli valse la Legion d’Onore: “ricostruire”, con le sue lampadine, un pezzo di Parigi nella vicina foresta di Fontainebleau per ingannare i dirigibili germanici che stavano bombardando la capitale.

I due si conobbero, trovarono punti in comune e si promisero di rivedersi a guerra finita per fare qualcosa insieme.

La Tour Eiffel diventa un’insegna Citroën

Nel 1922 il mondo, per fortuna, era abbastanza diverso rispetto a otto anni prima. André non produceva più granate ma automobili: le celebri 10HP e le nuovissime 5HP stavano motorizzando la Francia e l’Europa.

Fernando, invece, si era fissato sull’ennesima sfida: illuminare la Tour Eiffel, simbolo di Parigi. Non trovava però il partner giusto per sostenere la provocazione, né il budget necessario, enorme per l’epoca.

Ecco allora l’intuizione di rivolgersi a Citroën, chiedendo 200mila lampadine, 100 chilometri di cavo e una piccola centrale elettrica alimentata dalle acque della Senna. Dopo qualche tentennamento, l’imprenditore firmò l’accordo più per passione che pensando al ritorno pubblicitario. La Tour Eiffel era presente nei suoi ricordi d’infanzia e aveva addirittura sostenuto il progetto di usarla come antenna di una “Radio Citroën”, poi cancellato dal Governo francese.

Tour Eiffel

L’accensione della “Dame de Fer”

I lavori partirono immediatamente. Un piccolo esercito di circensi, trapezisti e giocolieri, insieme a ex militari della Marina francese, scalatori e acrobati, iniziò a montare le strutture luminose sui quattro lati della Torre. Sull’isoletta della Senna vicina al monumento venne invece realizzata una centrale elettrica da 1.200 kW, capace di alimentare l’intera installazione.

Le luci componevano la scritta Citroën, alta trenta metri, sui quattro lati della Tour Eiffel: l’insegna luminosa più grande del mondo.

L’accensione avvenne il 4 luglio 1924. Non è chiaro dove fosse André in quel momento: i figli diedero due versioni differenti nei loro ricordi. Secondo alcuni si trovava su un bateau-mouche che scivolava sulla Senna, secondo altri sull’Esplanade du Trocadéro. In ogni caso aveva tra le mani un calice di grande champagne per brindare all’accensione della “Dame de Fer”.
Quella gigantesca insegna avrebbe poi guidato Charles Lindbergh nel suo volo solitario da New York a Parigi e regalato enorme pubblicità al Double Chevron, restando accesa fino al 1934.

Per tutti i parigini – e per quanti passavano nella Ville Lumière – divenne un punto di riferimento inconfondibile ed esteticamente magnifico. Merito di un visionario fiorentino che da quel giorno venne soprannominato “le magicien de la Lumière”.

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