
Testo di Fabio Madaro
Ci sono automobili da corsa che nascono per un obiettivo preciso e altre che, quasi per destino, finiscono per scrivere più di un capitolo della storia. La Peugeot 205 Turbo 16 appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Progettata per dominare il Mondiale Rally, sopravvissuta alla fine del Gruppo B e reinventata come regina della Rally Dakar, la piccola Peugeot è una delle vetture più straordinarie mai costruite.
Accanto a lei, la Peugeot 405 Turbo 16 Grand Raid raccolse il testimone, trasformando quell’intuizione tecnica in una macchina ancora più efficace e spettacolare. Insieme, tra il 1987 e il 1990, regalarono a Peugeot quattro vittorie consecutive nella gara più dura del mondo, un dominio assoluto che consacrò il marchio francese nell’Olimpo del motorsport.
Quando Peugeot decise di entrare nel Mondiale Rally all’inizio degli anni Ottanta, lo fece con un progetto radicale. Sotto la carrozzeria della popolare Peugeot 205 si nascondeva infatti un prototipo puro: telaio tubolare, motore centrale trasversale e trazione integrale permanente.
La 205 Turbo 16 debuttò nel 1984 sotto la guida di Jean Todt, allora responsabile di Peugeot Talbot Sport. Il motore era un quattro cilindri di 1.775 cc turbo, scelto per rientrare nel limite regolamentare dei 3 litri equivalenti imposto ai propulsori sovralimentati. Nelle versioni da gara superava i 450 cv, mentre l’evoluzione “E2” introdotta nel 1985 arrivò ben oltre i 500 cv.

I risultati furono immediati. Nel 1985 Timo Salonen conquistò il titolo mondiale piloti, mentre Peugeot vinse il campionato costruttori. Nel 1986 il bis arrivò con Juha Kankkunen. In appena due stagioni complete, la 205 T16 divenne il punto di riferimento assoluto del Gruppo B, la categoria più estrema e affascinante che il rally abbia mai conosciuto.
La tragica stagione 1986 decretò la fine delle Gruppo B. Molti costruttori si ritrovarono improvvisamente con progetti costosissimi e senza futuro. Peugeot, invece, scelse di trasformare una crisi in opportunità.
Jean Todt intuì che la 205 T16 possedeva tutte le qualità per affrontare una sfida diversa ma altrettanto estrema: la Parigi-Dakar. Nelle cronache dell’epoca, questa decisione venne raccontata come una brillante intuizione tecnica. L’idea di trasformare una vettura concepita per gare di pochi chilometri in una maratoneta del deserto appariva audace, ma perfettamente coerente con la robustezza del progetto originale.

Nacque così la 205 T16 Grand Raid. Il passo venne allungato di 33 centimetri per migliorare la stabilità, le sospensioni furono completamente riprogettate con escursioni molto più ampie, l’altezza da terra aumentò sensibilmente e i serbatoi raggiunsero una capacità complessiva di circa 400 litri. La potenza fu ridotta a circa 370-380 cv, privilegiando affidabilità e coppia rispetto alle prestazioni assolute. Il risultato impressionò immediatamente piloti e osservatori. Ari Vatanen raccontò che la 205 dava una sensazione di leggerezza sorprendente anche sulla sabbia più soffice. Nei tratti veloci del Teneré sembrava quasi galleggiare sulle dune, scaricando a terra la coppia del turbo con una naturalezza sconosciuta alla maggior parte delle rivali.
Poche vetture da corsa possono vantare un curriculum paragonabile a quello della 205 T16. Prima ha dominato il Mondiale Rally. Poi, senza perdere il suo carattere, si è trasformata in una macchina capace di affrontare migliaia di chilometri tra dune, pietraie e temperature torride.
Nel 1987 Ari Vatanen portò la 205 T16 Grand Raid alla vittoria della Dakar. Fu un successo di enorme valore simbolico e tecnico: la prova che il DNA delle Gruppo B poteva sopravvivere e prosperare anche nel deserto.

Nel 1988 la 205 conquistò un ultimo trionfo con Juha Kankkunen. Una vittoria entrata nella leggenda perché ottenuta mentre Peugeot aveva già introdotto la nuova 405 T16 Grand Raid. Il clamoroso furto della 405 di Vatanen dal parcheggio dell’hotel di Bamako, in Mali, privò il finlandese di una vittoria che sembrava ormai certa e restituì alla “vecchia” 205 un inatteso e glorioso canto del cigno.
È proprio questa straordinaria capacità di adattamento a rendere la 205 T16 unica nella storia dell’automobilismo: due titoli mondiali rally e due Dakar, un’impresa che nessun’altra vettura è riuscita a eguagliare con lo stesso livello di continuità e versatilità.
Se la 205 fu la pioniera, la 405 rappresentò la maturità del concetto. Presentata nel 1988, la 405 T16 Grand Raid conservava la sofisticata meccanica della progenitrice ma adottava una carrozzeria più lunga, più larga e aerodinamicamente più efficiente. Realizzata in materiali compositi come kevlar e fibra di carbonio, offriva maggiore stabilità alle alte velocità e una distribuzione dei pesi ancora più favorevole.

Il motore turbo da 1,9 litri sviluppava circa 400 cv, mentre le sospensioni a lunga escursione consentivano di assorbire salti e terreni accidentati con impressionante efficacia.
Dopo un debutto promettente ma sfortunato nel 1988, la 405 T16 Grand Raid dominò le due edizioni successive della Dakar. Ari Vatanen vinse nel 1989 e nel 1990, completando il poker di successi consecutivi del Leone.
Dal 1987 al 1990 Peugeot non lasciò spazio agli avversari. Due vittorie con la 205 e due con la 405 dimostrarono che la fine delle Gruppo B non aveva spento il genio tecnico della Casa francese.
Quelle vetture non furono semplicemente auto vincenti. Segnarono il passaggio da un’epoca all’altra, trasferendo nei rally raid l’innovazione e l’audacia tecnica dei rally più estremi.
E se la 405 perfezionò la formula, fu la 205 T16 a compiere l’impresa più affascinante: nascere come regina delle prove speciali, sopravvivere a una rivoluzione regolamentare e tornare a dominare nel deserto africano. Da mostro Gruppo B a regina del Sahara, la sua doppia vita resta una delle storie più straordinarie mai raccontate dal motorsport.

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