
Testo di Fabio Madaro
Presentata nel 1936, la Mercedes-Benz 260 D entrò nella storia come la prima auto diesel prodotta in serie al mondo, trasformando un principio tecnico fino ad allora legato soprattutto ai mezzi da lavoro in una soluzione destinata alle autovetture.
Oggi il motore diesel è spesso associato ai grandi cambiamenti dell’industria automobilistica del Novecento, ma la sua storia affonda le radici molto più indietro. La Mercedes-Benz 260 D rappresentò il momento in cui il gasolio smise di essere soltanto una scelta funzionale per camion e veicoli commerciali, diventando una concreta alternativa per chi cercava autonomia, robustezza e bassi consumi anche su un’auto normale.
L’idea alla base del motore diesel nacque alla fine dell’Ottocento grazie a Rudolf Diesel, che immaginò un propulsore capace di sfruttare l’elevato rapporto di compressione per ottenere l’accensione del combustibile senza ricorrere alla candela tipica dei motori a ciclo Otto. Una soluzione teoricamente molto efficiente, ma che nei primi anni incontrò numerosi ostacoli tecnici prima di trovare una reale applicazione pratica.
Fu anche grazie al lavoro di alcuni ingegneri della Benz che la tecnologia diesel iniziò a diventare più compatta e adatta all’impiego sui veicoli stradali. Tra questi ebbe un ruolo importante Prosper L’Orange, che sviluppò soluzioni fondamentali come il sistema a precamera e nuovi dispositivi di iniezione, elementi che permisero al diesel di diventare più adatto all’utilizzo automobilistico.

Quando nel 1926 Daimler e Benz si unirono dando vita alla Mercedes-Benz, la nuova azienda poteva quindi contare su una lunga esperienza nello sviluppo dei motori diesel, soprattutto nel settore dei commerciali. La sfida successiva era ambiziosa: portare questa tecnologia su una vettura destinata al normale utilizzo quotidiano.
Il progetto della Mercedes-Benz 260 D iniziò nei primi anni Trenta. Gli ingegneri della Casa tedesca sperimentarono inizialmente motori diesel di maggior cilindrata, compresi alcuni sei cilindri derivati dal mondo dei veicoli da lavoro. Tuttavia, queste prime soluzioni si dimostrarono troppo impegnative per un’automobile: vibrazioni e caratteristiche di funzionamento non erano ancora compatibili con le esigenze di una vettura destinata al trasporto delle persone.

La soluzione arrivò con un motore più compatto: un quattro cilindri da 2,6 litri denominato OM 138, sviluppato con sistema di combustione a precamera, valvole in testa e pompa d’iniezione Bosch. Il propulsore erogava 45 cv a circa 3200 giri, valori che oggi possono sembrare modesti, ma che negli anni Trenta rappresentavano un risultato tecnico significativo.
La vettura utilizzava il telaio della Mercedes-Benz 200 a passo lungo, adattato alle caratteristiche del nuovo motore diesel. Il risultato era una berlina elegante, spaziosa e soprattutto estremamente economica nei consumi rispetto alle equivalenti versioni a benzina.
La produzione della Mercedes-Benz 260 D iniziò alla fine del 1935, ma il debutto ufficiale avvenne nel febbraio del 1936 in occasione del Salone dell’automobile di Berlino. La nuova diesel si trovò accanto a modelli prestigiosi come la celebre 540 K, ma attirò l’attenzione per un motivo completamente diverso: non rappresentava il lusso estremo, bensì una nuova idea di efficienza.
Il vantaggio principale era infatti il consumo. La 260 D poteva percorrere 100 chilometri con poco più di 9 litri di gasolio, un risultato nettamente migliore rispetto ai circa 13 litri necessari alla Typ 200 a benzina. Inoltre il costo del carburante diesel era sensibilmente inferiore, un aspetto che rese immediatamente interessante la vettura per chi percorreva molti chilometri.
Se oggi associamo spesso il diesel alla lunga percorrenza, dobbiamo proprio alla 260 D una parte importante di questa reputazione. Fin dai primi anni la Mercedes-Benz trovò il suo pubblico ideale tra i professionisti del trasporto, in particolare tra i tassisti.
La robustezza del motore, i consumi contenuti e la capacità di affrontare lunghe percorrenze senza particolari difficoltà resero la 260 D una compagna di lavoro ideale. Mercedes-Benz propose anche versioni con carrozzeria Pullman, particolarmente adatte al servizio pubblico grazie all’abitacolo più spazioso.
Non era una vettura sportiva né una macchina pensata per stupire con prestazioni elevate: il suo valore era nella concretezza. La 260 D prometteva qualcosa rivoluzionario: viaggiare tanto consumando meno.

La carriera della 260 D proseguì con alcuni aggiornamenti. Nel corso degli anni successivi Mercedes-Benz introdusse miglioramenti alla carrozzeria, al comfort e alla meccanica, mantenendo però invariato il principio alla base del progetto: offrire un’automobile affidabile e parsimoniosa.
La produzione terminò nel periodo precedente alla Seconda guerra mondiale, ma l’eredità della 260 D era ormai consolidata. Dopo il conflitto, Mercedes-Benz continuò lo sviluppo delle proprie vetture diesel con modelli come la 170 D del 1949, dando vita a una tradizione tecnica destinata a durare per decenni.
Da quel primo passo nacque una lunga evoluzione: dai diesel aspirati delle grandi berline Mercedes del dopoguerra fino ai motori turbodiesel, all’iniezione diretta, al common rail e alle più recenti soluzioni ibride.
La Mercedes-Benz 260 D non è ricordata per la velocità, né per linee spettacolari o prestazioni fuori dal comune. La sua importanza è un’altra: fu l’automobile che dimostrò che il diesel poteva essere affidabile, economico e adatto anche alla vita quotidiana.
In un’epoca in cui ogni nuova tecnologia doveva ancora conquistare la fiducia degli automobilisti, la 260 D aprì una strada completamente nuova. Una strada che avrebbe portato il motore diesel a diventare, per molti decenni, uno dei protagonisti assoluti dell’industria automobilistica mondiale. Una vera rivoluzione nata dal gasolio.
Motore
• Tipo: diesel 4 cilindri in linea
• Sigla motore: OM 138
• Cilindrata: 2545 cc
• Distribuzione: valvole in testa
• Alimentazione: iniezione indiretta con precamera
• Sistema d’iniezione: pompa Bosch
• Potenza massima: 45 cv (33 kW) a circa 3200 giri
• Coppia: circa 12,5 kgm (valore indicativo dell’epoca)
Trasmissione e prestazioni
• Cambio: manuale a 4 rapporti
• Trazione: posteriore
• Velocità massima: circa 95 km/h
• Consumo medio: circa 9-10 litri di gasolio ogni 100 km
Telaio e carrozzeria
• Telaio: derivato dalla Mercedes-Benz 200 a passo lungo
• Carrozzerie disponibili: berlina, versione Pullman e varianti destinate al servizio pubblico
• Posti: fino a 6 persone nelle versioni più spaziose
• Peso: circa 1.600 kg (in base alla carrozzeria)
Produzione
• Periodo: 1936-1940
• Esemplari prodotti: circa 2.000 unità
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