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Quando in Giappone sognarono un V6 per la Miata

di Redazione - 26/02/2026

Mazda V6

Testo di Fabio Madaro

La Mazda MX-5, conosciuta anche con il nomignolo Miata, è la spider leggera più famosa al mondo: da oltre trent’anni la formula power-to-weight e la trazione posteriore definiscono il piacere di guida puro. Ma per tutti questi anni la MX-5 ha condiviso un destino: motori a quattro cilindri aspirati, niente sovralimentazione, niente sei cilindri.

Eppure, una curiosità poco nota si nasconde nelle pieghe della storia: circa 20 anni fa, alcuni ingegneri Mazda costruirono in segreto un prototipo con motore V6. Non si trattava di un progetto ufficiale, ma di un esperimento messo insieme dopo l’orario di lavoro, quasi per gioco.

Il motore e le sfide ingegneristiche

Il propulsore scelto per questa sperimentazione era un V6 da 2,5 litri già impiegato su modelli Mazda più grandi come la coupé MX-6 o la Millenia, capace di sviluppare fino a circa 200 cv e una coppia più piena rispetto ai quattro cilindri di serie.

Le sensazioni alla guida furono definite “interessanti” dallo stesso Christian Schultze, responsabile R&D di Mazda Europa — termine diplomatico che lascia intuire un mix di entusiasmo e consapevolezza dei limiti tecnici.

Ma furono proprio i limiti tecnici a decretare la fine di questa avventura:

  • Ingombro e packaging: il V6 risultava troppo alto per il cofano della MX-5, compromettendo le proporzioni eleganti e la visibilità estetica della vettura.
  • Peso e bilanciamento: più massa davanti significava scostare l’assetto dalla classica distribuzione 50:50, elemento chiave per l’agilità e il comportamento dinamico che hanno reso celebre la spider.
    In parole povere: montare il V6 era possibile, ma rivedere profondamente l’architettura dell’auto e la distribuzione dei pesi avrebbe richiesto investimenti ingenti e compromessi stilistici e dinamici che la filosofia MX 5 non poteva sopportare.

Perché resta un “what if” affascinante

Il prototipo V6 non implicò una semplice curiosità tecnica: è l’esempio di come, anche in un’industria pragmatica come quella automobilistica, la creatività degli ingegneri possa spingersi oltre i limiti dell’approvato. Questo episodio ricorda altri casi celebri di prototipi semi-segreti — come la concept Mazda Furai, sogno di design e prestazioni che rimase un’unica espressione artistica — anche se per motivi completamente diversi.

Ancora oggi, la MX-5 non ha mai superato la soglia dei 200 cv in produzione (l’esemplare di serie più potente resta una speciale giapponese Spirit Racing Roadster 12R con 197 cv). Questo rende l’idea di un V6 ufficiale uno di quei “what if” che gli appassionati continuano a evocare nei forum e nei raduni, tra motori aspirati e swap artigianali fino a V8 o addirittura V12 — sebbene questi ultimi siano pura fantasia da appassionati.

Conclusione: il mito rimane integro

Il progetto V6 non ha cambiato la traiettoria storica della MX-5, ma ha aggiunto un capitolo intrigante alla leggenda. Per quanto potente e curioso, un motore più grande avrebbe stravolto la dinamica di guida e il carattere leggero che hanno reso la roadster giapponese un riferimento senza tempo. E forse è proprio per questo che la MX-5 resta, ancora nel 2026, una delle interpretazioni migliori della vera sportività democratica.

Mazda V6

 

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