
Testo di Fabio Madaro
Immaginate il 10 marzo 1966: al Salone di Ginevra, tra luci abbaglianti e sguardi increduli, appare una vettura destinata a diventare leggenda. La Miura non è solo un’automobile: è un sogno reso tangibile, una promessa di emozione pura, velocità e bellezza. Con il motore V12 centrale trasversale, l’architettura innovativa e una carrozzeria firmata Bertone che ammalia al primo istante, la Miura ridefinisce il concetto stesso di supercar. Non è soltanto una Lamborghini: è il manifesto di un marchio nato appena tre anni prima, deciso a spingersi oltre ogni convenzione. Con i suoi 385 cv e i 290 km/h di velocità massima, diventa subito la vettura di serie più veloce del mondo.
Nell’Italia degli anni Sessanta, tra il boom economico e la nascita di nuove icone industriali, la Miura rappresenta non solo ingegneria e design, ma anche il simbolo di un Paese in fermento, capace di produrre automobili che uniscono estetica e tecnica al limite dell’arte. Le strade più eleganti delle grandi città diventano la passerella naturale per questa nuova leggenda nata in una terra particolarmente generosa e fertile per l’auto: l’Emilia Romagna.
Ferruccio Lamborghini, a pochi anni dalla fondazione della sua azienda, sogna una vettura capace di sorprendere il mondo per potenza e ingegneria. Da questa ambizione nasce il motore V12 della Miura, progettato da Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani: 3.929 cc, quattro alberi a camme, quattro carburatori Weber e un albero motore che ruota in senso antiorario, una soluzione tecnica audace e inedita per l’epoca.

Nel 1965, al Salone di Torino, il telaio “nudo” con motore centrale attira l’attenzione di appassionati e designer. È Nuccio Bertone, con il giovane Marcello Gandini, a trasformare quel telaio in una scultura. Gandini trae ispirazione dai prototipi da corsa e dalle proporzioni armoniose delle vetture italiane, riuscendo a conciliare estetica e aerodinamica: il risultato è una vettura che sembra pronta a scattare, bassa, larga e aggressiva, anticipando forme che ancora oggi influenzano il design automobilistico.
La Miura è l’interpretazione visiva della velocità: appena 105 cm di altezza, fari a scomparsa con le celebri “ciglia”, generose prese d’aria e lamelle per dissipare il calore del V12. Bertone trae ispirazione dalle corse, convogliando flussi d’aria verso freni e radiatori. La gamma cromatica, tra Azzurro Mexico, Verde Rio, Rosso Granada o Arancio Miura, rende ogni vettura unica, anticipando la personalizzazione su misura che oggi è parte integrante del DNA Lamborghini.
Ogni dettaglio è studiato: i cerchi, le superfici anodizzate nere, le proporzioni perfettamente bilanciate tra sbalzi corti e carreggiate larghe, conferiscono alla Miura un aspetto aggressivo, pur mantenendo una straordinaria eleganza. La Miura è l’auto che trasforma la tecnica in poesia, il metallo in emozione.

Il motore V12 non è solo potenza: è carattere e leggenda. La Miura P400 originale eroga 350 cv, accelera da 0 a 100 km/h in 6,7 secondi e raggiunge 280 km/h, al prezzo di 7.700.000 lire. La P400 S, con 370 cv e 390 Nm, introduce comfort e rifiniture più raffinate, come alzacristalli elettrici, freni a disco ventilati e climatizzatore opzionale, al prezzo di 7.850.000 lire più 350.000 lire per il climatizzatore. La P400 SV, versione finale, con 385 cv e 388 Nm, supera i 290 km/h, offre lubrificazione separata per motore e trasmissione e sospensioni posteriori aggiornate, a 8.600.000 lire.
Senza servosterzo o elettronica, la Miura offre una guida intensa, pura e diretta. Il V12, con il suo sound unico, conquista anche mondo del cinema e la cultura pop: la Miura appare in film, cortometraggi e pubblicità dell’epoca, diventando simbolo di stile, velocità e audacia italiana.
Il motore della Miura ha influenzato decine di generazioni di V12 Lamborghini: dalla Countach alla Aventador Ultimae, ogni evoluzione riprende la filosofia di innovazione, precisione e passione che ha reso la Miura un’icona.

Tra il 1966 e il 1973, Lamborghini costruisce 763 Miura. La prima consegna avviene a Milano il 29 dicembre 1966. Alcuni esemplari, come la Miura Roadster del 1968, decappottabile e unica, mostrano dettagli esclusivi e design sperimentale, mentre piccoli adattamenti venivano realizzati per mercati come USA e Medio Oriente.
Ogni modello racconta una storia: i primi prototipi della P400 S combinavano caratteristiche della P400 originale con migliorie tecniche, mentre la P400 SV chiude la serie con prestazioni estreme e assetto perfezionato. Nel 2006, Lamborghini celebra la Miura con la Miura Concept di Walter de Silva, reinterpretando la silhouette in chiave moderna senza rinunciare al linguaggio originale.

La Miura definisce il DNA Lamborghini: coraggio oltre le convenzioni, emozione senza compromessi. Countach, Diablo, Murciélago, Aventador e Revuelto portano avanti l’audacia tecnica e stilistica della prima supercar. Oggi, le Miura partecipano ai principali Concours d’Elegance, restaurate e certificate dal Polo Storico Lamborghini, simbolo di un’epoca in cui innovazione, bellezza e performance diventano leggenda.
Sessant’anni dopo, la Miura non invecchia: matura, ispira e continua a ricordarci che la vera rivoluzione nasce dal coraggio di sfidare le convenzioni, trasformando ogni curva in un gesto di pura passione italiana.

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