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Itala, la storia del marchio torinese resuscitato dal Gruppo DR

di Redazione - 19/05/2026

Testo di Maurizio Bertera 

Il progetto di DR Automobiles per riportare in vita Itala, partendo dalla nuova Itala 35, suscita grande curiosità su un brand dalla storia affascinante. Il momento di massima gloria arrivò nel 1907, con il successo nel raid Pechino-Parigi vinto dal principe Scipione Borghese su un’Itala 35/45 HP.

Il nobile, in compagnia del giornalista Luigi Barzini – autore di memorabili reportage per il Corriere della Sera – e del meccanico Ettore Guizzardi, si rese protagonista di una delle imprese automobilistiche più audaci di sempre. La spedizione viene considerata la prima grande avventura automobilistica intercontinentale, in un’epoca in cui le strade erano spesso inesistenti e le mappe approssimative.

L’indomita vettura riuscì a superare deserti, montagne e territori inesplorati, percorrendo oltre 16.000 chilometri e arrivando a Parigi con settimane di vantaggio sugli avversari.

La nascita del marchio torinese

Itala era stata fondata a Torino quattro anni prima dal geniale progettista e imprenditore Matteo Ceirano. Fin dagli esordi, il brand si distinse per la qualità costruttiva e per una visione tecnica avanzata, che gli consentì di affermarsi rapidamente come una delle principali realtà nazionali, seconda solo a Fiat per volumi produttivi. I primi modelli, come le 16 HP e 24 HP, ottennero immediati successi sportivi, contribuendo a costruire la reputazione di vetture affidabili, veloci e robuste.

Un passaggio importante avvenne nel 1904, quando l’ingresso di grandi capitali genovesi portò alla nascita della Itala Fabbrica Automobili e alla realizzazione di uno stabilimento moderno. La progettazione venne affidata a figure di valore come l’ingegnere Alberto Balloco, autore di vetture destinate a segnare un’epoca. Tra queste spiccava la Itala 100 HP, protagonista assoluta delle competizioni, capace d’imporsi alla Coppa Florio del 1906 e di superare avversari del calibro delle Fiat ufficiali.

Innovazione tecnica e crisi finanziaria

Negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, Itala rappresentava l’eccellenza industriale italiana. La Casa disponeva di una gamma ampia, di una rete commerciale internazionale e di soluzioni tecniche all’avanguardia, come i motori “avalve”, caratterizzati dall’assenza di valvole meccaniche. Propulsori innovativi che permettevano un rendimento superiore del 25% rispetto a quelli dei concorrenti dell’epoca, ma che avevano costi di produzione molto elevati. Fu proprio questa ricerca esasperata della perfezione tecnica, unita a una gestione finanziaria sempre più fragile, a minare l’equilibrio dell’azienda.

A mettere definitivamente in difficoltà Itala fu però il conflitto mondiale. Dal 1917 l’azienda dedicò l’intera attività alla produzione di motori Hispano-Suiza su licenza per l’aeronautica. Lo stato prefallimentare iniziò con una fornitura di 3.000 autocarri che l’esercito ridusse drasticamente a poche centinaia, poiché la guerra stava per terminare. Inoltre, il Governo italiano liquidò il dovuto all’azienda in molte rate e nell’arco di un lungo periodo, aggravando ulteriormente la situazione finanziaria.

Itala

Il declino e la chiusura nel 1934

Nel Dopoguerra, nonostante modelli eleganti e ben costruiti come le 50, 51 e la lussuosa 55 a sei cilindri, Itala faticò a intercettare un mercato profondamente cambiato. Negli anni Venti il tentativo di rilancio passò attraverso l’intervento statale e l’arrivo dell’ingegnere Giulio Cesare Cappa, che firmò la raffinata Itala 61, tecnicamente avanzata ma troppo costosa da produrre. La vocazione all’avanguardia del marchio, però, non si fermò mai. Lo testimoniano progetti come le monoposto 11 e 15, autentici gioielli d’ingegneria rimasti allo stadio di prototipo.

Le difficoltà finanziarie si aggravarono fino alla fusione del 1929 con la Società Anonima Officine Metallurgiche e Meccaniche di Tortona e ai successivi concordati. Anche gli ultimi sforzi della “nuova” Itala SACA, nei primi anni Trenta, non riuscirono a invertire il declino.

Così, nel 1934, calò definitivamente il sipario su quella che molti considerarono “l’altra Fiat”: un marchio capace di anticipare il futuro, ma travolto dai propri limiti strutturali.

La nuova sfida di DR Automobiles

Ora la nuova sfida lanciata da DR Automobiles (leggi QUI) appare molto difficile. Proprio per questo, però, sarà tutta da seguire.

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