
Testo di Carlo Di Giusto
La BMW 328 “Bügelfalte” conquista il Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2026 e riporta al centro della scena una delle vetture più importanti e affascinanti della storia sportiva prebellica. È un esemplare unico, costruito a partire da una BMW 328 del 1937 e trasformato in un roadster speciale per la 1000 Miglia del 1940, con una carrozzeria così particolare da meritarsi un soprannome diventato leggenda.
La sua forza non sta soltanto nella rarità, ma nel modo in cui racconta un’epoca: quella in cui il successo in gara dipende ancora da leggerezza, efficienza aerodinamica e affidabilità meccanica più che dalla potenza assoluta. La “Bügelfalte” è un manifesto di quell’ingegneria essenziale, asciutta e lucidissima che BMW sperimenta con successo alla fine degli anni Trenta.
La base è la BMW 328, una delle sportive più riuscite dell’anteguerra: ne vengono costruiti 464 esemplari tra il 1936 e il 1940, con un sei cilindri in linea di due litri da 80 cavalli nella configurazione stradale. Il telaio della Bügelfalte è il numero 85032, assemblato nel maggio 1937 per il reparto sviluppo BMW guidato da Rudolf Schleicher.
Questa 328 entra subito nel mondo delle competizioni e partecipa a eventi internazionali come Le Mans e la Tourist Trophy, costruendosi una reputazione da vettura affidabile e veloce. La sua carriera sportiva la rende il candidato ideale per una trasformazione più radicale, quando BMW decide di prepararla per la 1000 Miglia del 1940.

Nell’autunno del 1939, il telaio 85032 passa al reparto corse e viene riassemblato con una carrozzeria aperta, più bassa e più filante. Il disegno è attribuito a Wilhelm Kaiser, che lavora nel reparto stile BMW, e il dettaglio che dà il nome all’auto è la caratteristica piega sul bordo superiore dei parafanghi anteriori: una sorta di “piega da pantalone”, appunto, la Bügelfalte. La modifica non è solo estetica.
Il motore riceve aggiornamenti, così come freni e cambio, e la potenza sale a 130 cavalli. Il peso scende a soli 725 chili. Nel linguaggio delle corse dell’epoca, è una trasformazione decisiva: meno massa, migliore penetrazione aerodinamica, maggiore prontezza. Il fatto più interessante è che questa vettura è l’unico roadster speciale costruito direttamente nello stabilimento BMW di Monaco.
La stagione sportiva culmina nella 1000 Miglia del 1940, ultima edizione prima che la guerra interrompa temporaneamente quel mondo. BMW schiera cinque 328: due coupé e tre roadster. La Bügelfalte porta il numero 71 e chiude al sesto posto assoluto, mentre la Touring Coupé numero 70 conquista la vittoria.
È un risultato che racconta bene il significato tecnico del progetto: la BMW non domina grazie alla forza bruta, ma grazie a un equilibrio superiore tra efficienza, velocità e affidabilità. Nelle cronache dell’epoca, e nelle letture successive, la 328 emerge come una sportiva “intelligente”, costruita per essere veloce sui lunghi percorsi e non solo rapida in accelerazione.
Dopo la guerra, la storia dell’auto prende una piega quasi romanzesca. Nel 1945 la vettura viene inviata a Mosca come residuato bellico e finisce nelle mani di Artem Ivanovich Mikoyan, noto per il suo ruolo nello sviluppo dei caccia MiG. Nel 1972, il figlio di Mikoyan la scambia con una Lada nuova di zecca.
È uno di quei dettagli che sembrano romanzati: una BMW da corsa prebellica che attraversa la guerra, entra nel mondo aeronautico sovietico e infine torna a vivere attraverso un baratto quasi incredibile. Il passaggio da oggetto di culto a semplice mezzo di scambio racconta molto del modo in cui, per decenni, il valore storico delle auto d’epoca resta fuori dalla logica del mercato occidentale.
Solo dopo la caduta del Muro la vettura torna verso Occidente, passa anche dal BMW Museum nel 2001 e infine arriva a un collezionista negli Stati Uniti. Il fatto che sopravviva in condizioni per lo più originali la rende ancora più preziosa: non è solo rara, è un documento materiale quasi integro della sua epoca.

La BMW 328 Bügelfalte conta perché unisce tre piani diversi: l’ingegneria, la competizione e la memoria. È una macchina che nasce per correre, vince nella sua classe e sopravvive agli strappi della storia conservando buona parte della sua identità originaria.
Conta anche per un motivo più sottile: dimostra che la bellezza automobilistica non è mai soltanto estetica. Qui ogni linea ha una funzione, ogni curva della carrozzeria è una scelta tecnica, ogni dettaglio racconta una visione dell’auto come oggetto totale, in cui forma e sostanza coincidono.
Il riconoscimento di Villa d’Este 2026 non celebra soltanto una vettura perfetta per un concorso, ma una vera e propria tappa della storia dell’automobile. La Bügelfalte resta uno dei simboli più puri dell’età d’oro delle sportive europee e una delle BMW più importanti mai costruite.

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