
Quasi due milioni di morti ogni anno nel mondo. Numeri che hanno portato Jean Todt, inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la sicurezza stradale, a definire gli incidenti una vera e propria «pandemia silenziosa». Un’emergenza globale che continua a pesare anche sull’Italia, dove gli ultimi dati ufficiali ACI-Istat disponibili, relativi al 2024, registrano 173.364 incidenti con lesioni, 233.853 feriti e 3.030 vittime.
È da questa consapevolezza che ha preso le mosse la quinta edizione del Forum di The Urban Mobility Council (TUMC), il think tank promosso da Unipol, che ha riunito a Milano istituzioni, mondo della ricerca e operatori della mobilità per confrontarsi sulle strategie necessarie a ridurre il numero di incidenti e vittime sulle strade.
Al centro del dibattito, il secondo Rapporto TUMC realizzato con Isfort, che evidenzia come il fenomeno continui a concentrarsi soprattutto nelle aree urbane, dove si verifica il 73,2% degli incidenti e il 69,3% dei feriti. Un bilancio che, oltre al costo umano, pesa sul Paese per circa 20 miliardi di euro l’anno tra spese sanitarie, danni materiali, oneri assicurativi e perdita di produttività.
Uno dei temi centrali del Forum è stato il passaggio da un approccio basato sull’analisi degli incidenti già avvenuti a modelli capaci di prevedere le situazioni di rischio. In questa direzione va RoadSafeAI 2.0, il sistema sviluppato dal Politecnico di Milano che utilizza milioni di dati telematici provenienti dai veicoli, informazioni sul traffico e caratteristiche della rete stradale per individuare le aree urbane più esposte agli incidenti.
Il modello introduce una lettura dinamica della sicurezza stradale, capace di evidenziare come il livello di rischio cambi in funzione delle condizioni di traffico e delle diverse ore della giornata. Uno strumento che potrebbe supportare amministrazioni e gestori delle infrastrutture nella pianificazione degli interventi.
Al centro del confronto anche la ricerca presentata dal MIT Senseable City Lab, che ha analizzato milioni di eventi di guida potenzialmente pericolosi registrati a Milano. Lo studio evidenzia come il rischio stradale non sia distribuito in modo uniforme all’interno delle città e come la configurazione dello spazio urbano influenzi direttamente i comportamenti di guida. Strade più ampie e aperte tendono a favorire velocità maggiori e manovre più aggressive, mentre contesti urbani più compatti risultano associati a livelli inferiori di rischio.
Tra i risultati emersi, anche l’importanza delle infrastrutture ciclabili protette, che mostrano correlazioni positive con la sicurezza stradale rispetto alle semplici corsie delimitate da segnaletica orizzontale.
Nel corso del Forum è intervenuto anche il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Geronimo La Russa, che ha richiamato il ruolo dell’ACI nella diffusione della cultura della mobilità sicura. La Russa ha ricordato come l’Automobile Club, forte di oltre un secolo di storia e della sua presenza capillare sul territorio, operi oggi all’interno di una visione della mobilità sempre più integrata. Una trasformazione che rende la sicurezza stradale uno dei principali ambiti di intervento dell’ente.
Particolare attenzione è stata dedicata ai giovani. Dalle attività nelle scuole ai corsi di guida, fino al motorsport, l’obiettivo dell’ACI è diffondere tra i più giovani una cultura del rispetto delle regole. “Per andare forte bisogna farlo dove si può”, ha affermato, citando le parole di Kimi Antonelli utilizzate nello spot sulla sicurezza stradale realizzato in collaborazione con la Polizia Stradale.
Nel suo intervento il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha ribadito la necessità di intervenire contemporaneamente su infrastrutture, manutenzione e comportamenti alla guida per ridurre l’incidentalità.
Il ministro ha richiamato gli investimenti destinati alla manutenzione della rete stradale e le misure introdotte con il nuovo Codice della strada, dal riordino degli autovelox alle norme sui monopattini, fino agli interventi per la tutela di ciclisti e motociclisti. «Maggiore sicurezza non necessariamente coincide con più multe», ha osservato, sottolineando come l’obiettivo delle nuove regole sia soprattutto quello di rafforzare la prevenzione.
Salvini ha inoltre ricordato che i dati ufficiali ACI-Istat relativi al 2025 saranno diffusi a luglio, ma ha citato le rilevazioni preliminari di Polizia Stradale e Carabinieri che mostrerebbero una diminuzione delle vittime rispetto all’anno precedente. «La mia speranza, il mio obiettivo, è scendere finalmente sotto quota 3.000», ha affermato, indicando nella riduzione della mortalità stradale il principale indicatore dell’efficacia delle misure adottate.

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