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Rottamazione e fermo amministrativo: la nuova legge

di Emiliano Ragoni - 20/02/2026

EDIT: l’articolo è stato aggiornato con alcune precisazioni nello schema finale

Quattro milioni di veicoli bloccati, un quarto già da demolire. È la fotografia scattata da Salvatore Moretto, Direttore della Direzione Gestione e Sviluppo del PRA, Fiscalità Automobilistica e Servizi agli Enti Territoriali presso l’ACI, che abbiamo avuto l’occasione di intervistare. Se nel nostro precedente articolo, parlavamo di una proposta in via di definizione, oggi possiamo dire che è ufficialmente realtà: con la recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge n. 14/2026, il legislatore ha definitivamente sciolto un nodo che da anni pesa su città, cittadini e ambiente. L’impossibilità di radiare e rottamare i veicoli fuori uso gravati da fermo amministrativo è finalmente un ricordo.

1. Il problema della rottamazione: un limbo burocratico che diventa degrado

Il fermo amministrativo nasce come misura di tutela del creditore nei confronti del debitore insolvente: il veicolo viene “congelato”, non può circolare e, fino all’entrata in vigore della nuova norma, la sua posizione impediva categoricamente la radiazione dal PRA.

Nella pratica, però, questo si è tradotto in un paradosso: auto vecchie, incidentate o ormai inutilizzabili abbandonate per anni in strada, nei cortili o nei depositi comunali. Secondo Moretto, in Italia ci sono circa 4.000.000 di veicoli in questa situazione, e un quarto di essi (stima ACI) sarebbe già da rottamare. Un numero enorme con un impatto ambientale diretto: le carcasse sono rifiuti speciali da gestire correttamente, non semplici “ingombri” da spostare.

2. Cosa cambia con la Legge 14/2026

Il testo approvato e in vigore modifica il d.lgs 209/2003 sui veicoli fuori uso, mettendo nero su bianco un principio divenuto legge: il fermo amministrativo non può più essere usato come barriera per impedire la demolizione e la cancellazione dal PRA di un veicolo, quando ricorrono le condizioni di “fuori uso”. Tradotto: se l’auto è una carcassa, resta una carcassa. E la legge oggi impone che venga gestita e smaltita come tale, separando definitivamente il destino del “bene-rifiuto” dalla riscossione del tributo.

3. Più poteri ai Comuni, meno carcasse di auto in strada

Uno degli aspetti più rilevanti della nuova legge è l’effettiva possibilità per gli enti locali di intervenire sui veicoli abbandonati, sbloccando finalmente situazioni ferme — nel senso letterale del termine — da anni. La norma istituisce un percorso chiaro e rapido per le amministrazioni, che funziona così:

  • L’ente competente attesta l’inutilizzabilità del veicolo e informa formalmente il proprietario.
  • Il proprietario ha 60 giorni di tempo per opporsi (tramite PEC o altro mezzo idoneo).
  • Scaduto il termine senza opposizioni, l’ente procede a rimozione, demolizione e cancellazione dal PRA; il fermo fiscale non può più essere opposto come ostacolo.

È il passaggio che farà la differenza nelle aree urbane, dove le carcasse occupano posti auto, degradano i quartieri e intasano i depositi delle polizie locali.

4. Una tutela anche per i proprietari

La legge, nella lettura di Moretto, ha anche un forte profilo di tutela per il cittadino. Fino a ieri, il fermo rischiava di trasformare il veicolo in un limbo costoso: un mezzo inutilizzabile costringeva comunque il proprietario a pagare il bollo e, in molti casi, l’assicurazione.

Oggi, la possibilità di arrivare alla radiazione per demolizione offre uno strumento di uscita concreto. Con una spesa ordinaria di demolizione (che spesso si aggira intorno ai 60 euro), si può chiudere una posizione aperta da anni, bloccando la maturazione di nuove tasse automobilistiche. Resta inteso un paletto fondamentale: la demolizione dell’auto non cancella i debiti che il proprietario ha contratto con lo Stato. Inoltre, rottamare un veicolo con fermo amministrativo non dà diritto ad accedere agli incentivi statali per l’acquisto di nuove auto.

5. Come procedere in pratica: i documenti necessari

Ora che la legge è pienamente operativa, cosa deve fare fisicamente il proprietario di un mezzo gravato da fermo ma non più marciante? Il primo passo è contattare un centro di autodemolizione autorizzato. Ecco i documenti da presentare:

Documento / Requisito Dettaglio Stato
Documenti obbligatori Carta d’identità in corso di validità, Codice Fiscale del proprietario e carta di circolazione del veicolo. OBBLIGATORIO
Stato di “Fuori Uso” Perizie, foto o referti che attestino che il mezzo è tecnicamente una carcassa inutilizzabile (requisito chiave della Legge 14/2026). Passaggio propedeutico per poter procedere alla richiesta di radiazione; deve essere allegata alla pratica insieme alla carta di circolazione del veicolo, oltre ai documenti dell’intestatario. OBBLIGATORIO
Documento Unico Documento Unico di Circolazione (o vecchi Libretto + Certificato di Proprietà). OBBLIGATORIO
Conferimento veicolo Conferimento dell’intero veicolo e delle targhe (anteriore e posteriore). OBBLIGATORIO
Certificato Rottamazione Rilasciato dall’autodemolitore: solleva il cittadino da ogni futura responsabilità civile, penale e amministrativa. Il certificato di rottamazione non viene in alcun modo rilasciato in assenza della dichiarazione di veicolo fuori uso. RILASCIATO A FINE ITER

6. Effetto positivo della rottamazione: archivi più puliti

C’è poi un tema meno visibile, ma centrale per chi lavora su fiscalità e registri: ripulire gli archivi del PRA da posizioni “morte” e ridurre la pressione amministrativa sugli enti territoriali. Le ricadute positive saranno evidenti soprattutto per le Regioni, dove la partita della fiscalità automobilistica e dei carichi indiretti è più sensibile. In altre parole: meno veicoli fantasma, meno pratiche senza uscita.

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