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Renault punta sulle elettriche e taglia i costi: il nuovo piano al 2030

di Emiliano Ragoni - 10/03/2026

1. Il piano futuREady: cos’è e cosa prevede

Renault Group ha presentato il suo primo piano strategico di medio termine sotto la guida del nuovo Ceo François Provost, nominato lo scorso luglio al posto del dimissionario De Meo. Il piano, denominato futuREady, copre il periodo fino al 2030 e prevede il lancio di 36 nuovi modelli, una drastica riduzione dei costi e un’espansione decisa nel segmento dei veicoli elettrici, proprio mentre i prezzi della benzina tornano a salire per effetto del conflitto in Medio Oriente.

L’annuncio è arrivato dal centro tecnico del gruppo alle porte di Parigi, davanti a investitori e analisti, in un momento delicato per la casa della Losanga. Le azioni Renault hanno perso circa il 20% del loro valore dall’inizio dell’anno, dopo un profit warning a luglio 2025 e un calo delle vendite globali nei primi due mesi del 2026.

“Renault ha l’ambizione di competere con i produttori cinesi in termini di innovazione, costo e velocità”, ha dichiarato il Gruppo. I modelli saranno sviluppati in un ciclo di due anni — lo stesso tempo impiegato per la nuova Renault Twingo E-Tech, realizzata con il contributo di ingegneri cinesi a Shanghai (qui per saperne di più).

2. Margini rivisti: via dai target ambiziosi di de Meo

Il piano futuREady segna una discontinuità rispetto alle promesse del predecessore Luca de Meo, che nel novembre 2022 aveva fissato un margine operativo superiore all’8% a partire dal 2026 e oltre il 10% dal 2030, con un free cash flow automotive di 3 miliardi di euro entro il 2026.

Provost ha ridimensionato queste ambizioni:

  • Margine operativo: tra il 5% e il 7% (contro l’8–10% promesso da de Meo);
  • Free cash flow automotive: almeno 1,5 miliardi di euro annui (contro i 3 miliardi previsti entro il 2026);
  • Riduzione costi variabili per veicolo: circa 400 euro ogni anno.

Un ridimensionamento che non equivale però a una resa. “Diventeremo il punto di riferimento per l’industria automobilistica europea sulla scena globale”, ha dichiarato Provost.

3. 36 nuovi modelli entro il 2030: la scommessa sull’elettrico

Dei 36 modelli in programma, 22 sono destinati al mercato europeo, di cui 16 completamente elettrici. I restanti 14 punteranno ai mercati internazionali, dove Renault vede le maggiori opportunità di crescita: America Latina e India su tutti.

Il marchio Renault si è posto un obiettivo di vendite globali superiore a 2 milioni di unità annue entro il 2030, con il 50% proveniente dall’esterno dell’Europa (nel 2025 le vendite globali del marchio si sono fermate a 1,63 milioni).

Le novità per brand:

  • Renault: 12 nuovi prodotti in Europa e 14 a livello internazionale. Target di 2 milioni di vetture annue con il 50% fuori Europa.
  • Dacia: accelera verso l’alto di gamma con il nuovo Striker, crossover compatto che affiancherà Bigster e Jogger. Entro il 2030 i modelli compatti rappresenteranno un terzo delle vendite (contro il 20% attuale) e saranno disponibili quattro modelli completamente elettrici, inclusa la prossima generazione della Sandero con architettura multi-energia.
  • Alpine: produrrà una versione full-electric della sportiva A110. Nessuna menzione dei due suv più grandi che avrebbero dovuto debuttare sul mercato americano.

4. La guerra dei costi: robot, piattaforme e meno componenti

Il piano futuREady è costruito su una logica di efficienza sistematica. Nel dettaglio, Renault si impegna a:

  • Ridurre i costi di distribuzione del 20%
  • Tagliare i costi di sviluppo del 40%
  • Alleggerire la logistica del 30%
  • Rendere la nuova piattaforma full-electric per compatte e medie il 40% più economica rispetto agli attuali modelli equivalenti
  • Utilizzare in media il 30% di componenti in meno per veicolo
  • Impiegare 350 robot umanoidi per lavori pesanti e mansioni a basso valore aggiunto

Sul fronte tecnologico, le batterie LFP (litio-ferro-fosfato), meno costose, saranno adottate sui modelli più piccoli. La piattaforma RGEV 2.0, con architettura a 800 volt e un’autonomia fino a 750 km, equipaggerà invece i veicoli di fascia alta.

5. La manifattura in conto terzi e le partnership internazionali

Uno degli assi del piano è l’espansione della produzione in conto terzi per altri costruttori. Renault, che già assembla la Micra EV per Nissan, punta a costruire almeno 19 modelli e oltre 300.000 veicoli all’anno per partner come Ford, Geely, Nissan, Mitsubishi e Volvo Trucks.

L’accordo di produzione con Ford in Europa è stato annunciato di recente e si inserisce nella rete di partnership tessuta da Provost negli anni precedenti come responsabile delle alleanze del gruppo.

La collaborazione con il cinese Geely è particolarmente strategica: le due aziende lavorano insieme per accelerare e ridurre i costi di sviluppo dei modelli in mercati come Corea del Sud e Brasile. Renault vuole dimostrare di saper muoversi alla velocità e con l’agilità dei rivali cinesi, pur mantenendo una solida base produttiva in Europa.

6. Il contesto: petrolio, Cina e la ripresa dell’elettrico in Europa

 

Il piano arriva in un momento di grande incertezza per l’industria automobilistica globale. Da un lato, la guerra in Medio Oriente ha fatto schizzare i prezzi del petrolio — un fattore potenzialmente favorevole all’accelerazione della transizione elettrica. Dall’altro, altri costruttori come Stellantis e Volvo hanno già ridimensionato le proprie ambizioni EV di fronte a una domanda ancora tiepida.

In Europa, però, segnali incoraggianti non mancano: a gennaio 2026 le immatricolazioni di veicoli completamente elettrici sono cresciute del 14% (leggi qui), mentre le ibride plug-in hanno registrato un balzo di quasi un terzo, anche grazie alla riattivazione degli incentivi in paesi chiave come la Germania.

“Diventare il costruttore di riferimento in Europa significa avere l’ambizione di progettare e produrre in Europa prodotti best-in-class per desiderabilità, tecnologia e competitività.”

— François Provost, Cepo Renault Group

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