Il diesel è diventato più caro della benzina. Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore la riforma che prevede il riallineamento delle accise tra benzina e diesel.
Come avevamo anticipato in questo articolo, l’esecutivo ha previsto una riduzione di 4,05 centesimi di euro al litro per la benzina e, congiuntamente, un aumento di tale importo sul diesel. L’impatto della manovra è stato rapidissimo.
Il 1° gennaio, la benzina self-service si attestava a 1,671 €/litro mentre il diesel a 1,645 €/litro, ma già il 4 gennaio 2026 l’inversione si è completata: il diesel è salito a 1,672 €/litro superando i 1,656 €/litro della benzina. Per la prima volta in tre anni, il gasolio costa più della verde.
Come riporta staffetta online, l’aumento del prezzo del diesel non si è limitato alle sole accise: dal 1° gennaio 2026 è aumentato anche il costo di miscelazione della quota d’obbligo di biocarburanti di 15-20 euro per mille litri (1,5-2 centesimi al litro), fattore che ha eroso ulteriormente il vantaggio che la riduzione dell’accisa sulla benzina avrebbe potuto generare.
La mancanza di un’attuazione graduale del riallineamento, originariamente previsto nell’arco di 5 anni fino al 2030, ha concentrato l’effetto della riforma in un unico punto temporale. Questo cambio radicale nella fiscalità potrebbe avere ripercussioni significative sulla domanda futura, influenzando sia l’acquisto di nuovi veicoli che l’utilizzo del parco circolante attuale.
Di seguito è possibile vedere un grafico che illustra il prezzo medio di diesel e benzina nelle diverse regioni italiane. Con il colore rosso sono indicate quelle dove il pieno è più caro. I prezzi medi dei carburanti sono stati estrapolati dai dati forniti dal MIMIT (prezzi medi comunicati dagli impianti).
Come si può vedere, il “sorpasso” non è avvenuto ovunque. In alcune regioni del Sud, la benzina costa ancora leggermente più del diesel.
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