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L’industria dell’auto in Italia è in crisi: produzione crollata dell’83,3% e pochi investimenti

di Emiliano Ragoni - 05/03/2026

1. Auto, l’allarme della Fiom

L’industria metalmeccanica italiana e, in modo specifico, quella dell’auto, stanno attraversando una crisi strutturale profonda, con il rischio concreto di una progressiva deindustrializzazione del Paese. È questo il duro avvertimento lanciato da Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil, durante la presentazione a Roma dello studio “Stato e tendenze dell’industria metalmeccanica italiana”.

Secondo l’indagine, per rimanere nel G7, l’Italia deve tornare a investire con urgenza nel settore manifatturiero e nei suoi lavoratori, specialmente nell’attuale contesto globale segnato da instabilità geopolitica e rincari energetici. Del resto i numeri del 2025 sono impietosi: produzione scesa del 20% rispetto al 2024 con 379.706 unità (autovetture più veicoli commerciali).

2. I numeri della crisi: occupazione e salari

I dati emersi dal rapporto dipingono un quadro allarmante per chi lavora nel settore.

Tra il 2008 e il 2024, il comparto ha perso quasi 104 mila posti di lavoro. A tamponare questa emorragia è stato solo un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali: tra il 2024 e il 2025 le ore di cassa integrazione sono aumentate di quasi 50 milioni, raggiungendo quota 308 milioni di ore (oltre 148 mila lavoratori a rischio).

Cresce anche il divario tra profitti e salari: mentre in dieci anni (2014-2023) il profitto delle imprese per ora lavorata è balzato del 74,6%, il costo del lavoro ha registrato un modesto incremento del 12%.

3. Le debolezze strutturali

Alla radice di questa crisi ci sono fragilità storiche dell’apparato italiano:

  • Nanismo industriale: le imprese italiane sono troppo piccole, con una media di 29,8 addetti contro i 43,7 dell’UE, privandole della forza per investire e creare economie di scala.
  • Perdita di sovranità: l’Italia è ultima a livello internazionale per investimenti in macchinari. Tra fine 2022 e inizio 2026, 255 aziende italiane hanno subito acquisizioni di maggioranza da parte di capitali esteri come Iveco e Piaggio Aero.

4. Il ritardo sulle transizioni

La debolezza strutturale si riflette sull’incapacità del Paese di affrontare la transizione energetica e digitale. La produzione interna copre solo il 21,7% del fabbisogno di apparati per le telecomunicazioni e l’11,7% per l’ICT. Questa situazione condanna l’Italia a una pericolosa dipendenza dalle importazioni, in particolar modo dai mercati asiatici.

5. I settori critici e l’Auto

Tutti i problemi sopracitati si acuiscono ancora di più quando si parla di Automotive. Secondo il report dei sindacati, la produzione nazionale di auto è crollata dell’83,3%: da oltre 1 milione di unità nei primi nove mesi del 2000, si è passati ad appena 179 mila vetture stimate per il 2025.

Attualmente, al Ministero delle Imprese sono aperti 42 tavoli di crisi che coinvolgono oltre 43 mila lavoratori, concentrati in particolare nella siderurgia (ex Ilva) e nell’Automotive.

6. Le richieste al Governo

Di fronte a questo scenario, la Fiom chiede un intervento radicale. Non basta cambiare nome ai ministeri per tutelare il “Made in Italy”. Il sindacato sollecita:

  • Un tavolo straordinario a Palazzo Chigi per l’industria manifatturiera.
  • Un intervento urgente sui costi dell’energia, disaccoppiando il prezzo delle fonti rinnovabili da quelle fossili per tutelare famiglie, lavoratori e imprese.

Quadro dati: il crollo della metalmeccanica

Indicatore Dato Storico Dato Attuale Variazione Impatto / Note
Occupazione 2.088.424 (2008) 1.984.649 (2024) – 103.775 Perdita secca nel manifatturiero.
Cassa Integrazione 260 mln (2024) 308 mln (2025) + 48 mln ore Oltre 148 mila posti di lavoro a rischio.
Produzione Auto 1,07 mln (2000) 179.000 (2025) – 83,3% Forte aumento delle importazioni.
Profitti aziendali 13,59 €/ora (2014) 23,73 €/ora (2023) + 74,6% Costo del lavoro aumentato solo del +12%.

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