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L’Europa è sempre più innamorata delle auto elettriche

di Emiliano Ragoni - 13/05/2026

Le auto elettriche sono in crescita in Europa. Due recenti rapporti della Reuters (qui e qui) dipingono un quadro complesso ma sostanzialmente positivo per la mobilità elettrica. La domanda globale di veicoli elettrici cresce per il secondo mese consecutivo, sostenuta dall’aumento del prezzo della benzina e dagli incentivi governativi.

L’Europa ha già impegnato quasi 200 miliardi di euro per costruire una filiera industriale autonoma, con risultati contrastanti. I dati che fotografano la situazione nel vecchio Continente provengono rispettivamente dalla società di consulenza Benchmark Mineral Intelligence (BMI) e dal gruppo di ricerca New Automotive, entrambi citati da Reuters.

Domanda globale: secondo mese consecutivo di crescita

Ad aprile 2026 le immatricolazioni mondiali di veicoli elettrici a batteria (BEV) e ibridi plug-in (PHEV) hanno raggiunto 1,6 milioni di unità, con un incremento del 6% rispetto allo stesso mese del 2025. Il dato rappresenta il secondo rialzo consecutivo su base annua, anche se segna un calo del 9% rispetto al record mensile assoluto fatto registrare a marzo. Lo ha comunicato BMI in un report diffuso il 13 maggio, ripreso da Reuters.

Secondo gli analisti di BMI, la crescita è sostenuta da tre fattori principali: gli incentivi governativi rimasti in vigore in diversi mercati, l’aumento strutturale del prezzo del carburante, legato alle tensioni nel Medio Oriente che hanno perturbato le principali rotte di transito petrolifero, e la crescente presenza di case automobilistiche cinesi sui mercati internazionali.

L’Europa guida la ripresa: +27% ad aprile

Il continente europeo si conferma il principale motore di crescita a livello globale. Ad aprile le immatricolazioni nel Vecchio Continente sono salite del 27% su base annua, toccando quota 400.000 unità. Un risultato che colloca l’Europa in cima alla classifica per dinamismo, trainato tanto dalla domanda privata quanto dagli incentivi nazionali all’acquisto ancora in vigore in diversi paesi.

Il contesto di prezzi alla pompa elevati ha spinto ulteriori acquirenti verso l’elettrico. In Francia, secondo dati riportati da Electrek, le restrizioni all’approvvigionamento hanno addirittura provocato episodi di acquisto in preda al panico, con ricadute positive sulle vendite di BEV cresciute del 69% tendenziale nel primo trimestre.

Leapmotor T03

Cina e Nord America: dinamiche opposte

In Cina, il mercato interno ha registrato ad aprile una flessione dell’8%, sebbene la contrazione sia in parte compensata da un’espansione record delle esportazioni. Gli OEM cinesi hanno spedito oltre 400.000 veicoli elettrici all’estero nel solo mese di aprile, portando il totale delle esportazioni Automotive a quasi 1,4 milioni di unità nei primi quattro mesi del 2026, più del doppio rispetto all’anno precedente, secondo i dati BMI.

In senso opposto si muove il Nord America, dove le immatricolazioni sono precipitate del 28% ad aprile, attestandosi a 120.000 unità. La ragione principale è la scadenza del regime di crediti d’imposta federali statunitensi, combinata con le proposte dell’amministrazione Trump di allentare ulteriormente le norme sulle emissioni di CO₂. Fa eccezione il Messico, con vendite in crescita di quasi il 50% da inizio anno; il Canada, pur in calo del 7%, dovrebbe invertire la tendenza grazie a un nuovo programma di incentivi.

200 miliardi di euro: il piano industriale europeo

Mentre la domanda cresce, l’Europa ha messo in campo un imponente piano di investimenti strutturali. I paesi dello Spazio Economico Europeo insieme alla Svizzera hanno già impegnato quasi 200 miliardi di euro nell’ecosistema dei veicoli elettrici. Il dato emerge da un rapporto del gruppo di ricerca New Automotive pubblicato l’11 maggio e ripreso da Reuters.

L’obiettivo strategico è ridurre la dipendenza dalla Cina lungo tutta la catena del valore: dall’estrazione delle materie prime alla produzione di celle per batterie, fino all’assemblaggio dei veicoli finiti e alla rete di ricarica. Un programma che, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe rendere il settore automobilistico europeo autosufficiente entro la scadenza del 2035, anno in cui scatterà il divieto di vendita di nuovi veicoli a combustione interna.

Batterie, manifattura e infrastruttura di ricarica

La ripartizione degli investimenti fotografata da New Automotive mostra una chiara priorità per la filiera delle batterie. Sono 109 i miliardi di euro che sono stati destinati alla supply chain delle celle, con gigafactory in costruzione o già operative in Germania, Svezia, Polonia e altri paesi. Secondo i dati IEA, la Cina ha prodotto oltre l’80% di tutte le batterie realizzate nel 2025 a livello mondiale, un monopolio che l’Europa prova a scalfire. Il risultato già raggiunto è che il Vecchio Continente produce oggi batterie per circa un EV su tre venduti localmente e la capacità annunciata potrebbe soddisfare la domanda futura se i progetti venissero completati integralmente.

Altri 60 miliardi di euro sono stati investiti nella riconversione degli impianti produttivi tradizionali, motori termici e trasmissioni, in stabilimenti per veicoli elettrici, affiancati dalla costruzione di nuovi siti dedicati. Sul fronte della ricarica pubblica, gli impegni variano tra 23 e 46 miliardi di euro, con oltre un milione di punti di ricarica già installati in tutta Europa. A questi si aggiungono più di 3,5 miliardi di euro per la manifattura delle infrastrutture stesse.

Sul piano occupazionale, Chris Heron, segretario generale di E-Mobility Europe, ha sottolineato che gli investimenti già realizzati sostengono oltre 150.000 posti di lavoro, con potenziali 300.000 posizioni aggiuntive qualora tutti i progetti annunciati venissero portati a termine.

La sfida cinese: marchi asiatici in avanzata

Nonostante i dazi doganali imposti dall’Unione Europea, i brand cinesi continuano a guadagnare quote di mercato in Europa. Nei primi quattro mesi del 2026, il 22% di tutti gli EV e PHEV venduti sul territorio europeo era prodotto in Cina, in aumento rispetto al 19% registrato nello stesso periodo del 2025. In Italia, stando ai dati di Electrek, Leapmotor avrebbe rappresentato circa il 30% delle vendite di BEV nel primo trimestre; considerando l’insieme dei marchi cinesi, la quota aggregata si avvicinerebbe al 40%.

La crescita della presenza cinese è sostenuta da una strategia di prezzo aggressiva e da una gamma di modelli in rapida espansione, che compete direttamente con le offerte di fascia media degli OEM europei. Il rapporto New Automotive evidenzia come la Germania rappresenti da sola quasi un quarto degli investimenti nell’intero Spazio Economico Europeo, confermandosi il perno attorno cui ruota la transizione industriale del continente.

Incertezza normativa: il nodo del 2035

A fronte di investimenti così ingenti, l’ecosistema europeo deve però fare i conti con una crescente incertezza normativa. La Commissione Europea ha già segnalato una certa flessibilità nella revisione delle politiche legate al target 2035, cedendo alle pressioni dell’industria Automotive tradizionale. Secondo quanto riportato da Electric Cars Report, gli operatori del settore avvertono che qualsiasi indebolimento o rinvio del divieto di vendita dei motori termici rischierebbe di compromettere la certezza degli investimenti e, in ultima analisi, la competitività europea.

Il messaggio che emerge dalla convergenza dei due rapporti Reuters è duplice. La domanda globale di veicoli elettrici è solida e strutturalmente crescente, ma il successo della transizione dipende in misura decisiva dalla coerenza delle politiche industriali e ambientali. Con 200 miliardi di euro già impegnati e la Cina che espande la propria presenza su tutti i mercati, sembra che non ci siano più margini per retromarce.

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