La vera sfida dell’elettrico in azienda? Non è il veicolo. È la presa. Le risultanze che emergono dal Barometro delle Flotte 2026 di Arval Mobility Observatory, centro studi preposto alla realizzazione di ricerche relative alle tendenze che riguardano le flotte aziendali, fotografano piuttosto bene la situazione attuale. Lo studio, oltre a sottolineare che la mobilità è sempre più importante, ha messo in evidenza che il problema non è più l’adozione di vetture elettriche al posto di quelle termiche, bensì governare al meglio tutto quello che riguarda le procedure di ricarica. E su questo specifico aspetto, la maggior parte delle imprese italiane è ancora indietro.
In genere, quando si parla di elettrificazione delle flotte aziendali, il dibattito si concentra quasi sempre sugli stessi temi: autonomia, costo di acquisto, valore residuo, disponibilità di modelli. Domande sicuramente legittime, ma che rischiano di distogliere l’attenzione da un nodo più profondo e meno superficiale. Secondo il Barometro delle Flotte e della Mobilità 2026, condotto dall’osservatorio Arval su oltre 300 aziende italiane, il vero ostacolo all’elettrificazione non è tecnologico ma organizzativo.
Il punto critico, emerge con chiarezza dalla ricerca, è la gestione della ricarica. Quando un’azienda introduce i primi veicoli elettrici in flotta, si trova immediatamente di fronte a una serie di domande che la tecnologia, da sola, non risolve: dove ricaricare? Come rimborsare l’energia consumata a casa dal dipendente? Chi sostiene i costi della ricarica pubblica? Con quali regole e quali controlli? Sono domande apparentemente semplici, ma che in assenza di una policy strutturata diventano difficili da gestire nel quotidiano.
Secondo lo studio Arval la ricarica presso le sedi aziendali non è sempre disponibile né coordinata. Inoltre, quella della rete pubblica viene utilizzata in modo disomogeneo e dipende anche dalla collocazione geografica dell’azienda. La ricarica domenica rimane in molte realtà un territorio grigio, privo di regole chiare su rimborsi e consumi.
Posto che ormai la transizione non è ecologica ma gestionale, con i parchi auto “alla spina” sempre più in crescita, il vincolo principale per l’introduzione della mobilità elettrica dipende dalla presenza di colonnine.
Il Barometro 2026 illustra un concetto che merita attenzione: non basta avere una charging policy, ossia un insieme di regole sul rimborso energetico, serve una charging strategy. Quest’ultima riguarda un approccio di governance che tratti la ricarica come una componente strutturale del modello di mobilità aziendale alla stregua della car policy o del contratto di noleggio. C’è quindi bisogno di una revisione strutturale dell’organizzazione.
Le aziende che hanno compiuto questo passaggio (il 59% delle aziende è già dotato di infrastrutture di ricarica o lo farà a breve) mostrano risultati più solidi: maggiore controllo sui costi energetici, migliore esperienza per i guidatore, e soprattutto una capacità concreta di scalare i progetti di elettrificazione.
C’è anche un tema economico difficile da ignorare. I dati del Barometro mostrano trend divergenti tra il prezzo del gasolio e quello dell’energia elettrica in Italia. Dopo i picchi condivisi del 2022, il costo dell’elettricità, misurato sul PUN (prezzo unico nazionale) medio mensile, ha registrato un calo progressivo, mentre il gasolio si mantiene su livelli elevati, attorno a 1,6–1,7 euro al litro. Uno scenario che rende la flotta elettrica competitiva anche sul piano dei costi operativi puri.
A questo si aggiunge un quadro di incentivi articolato:
Il quadro complessivo rivela che il 66% delle aziende si colloca ancora nei primi due livelli di maturità. La piena maturità riguarda appena l’1% del campione.
Oggi la gestione della flotta coinvolge in media cinque diverse funzioni aziendali:
L’Italia si colloca con un punteggio di 48 su 100 nell’Energy Transition Maturity Score, al di sotto della media europea di 50.
Inoltre, come si può vedere sulla slide sottostante, un altro aspetto in cui l’Italia si mostra più indietro rispetto agli altri paesi europei è la gestione e l’analisi dei dati.
Dal 1° luglio 2026 il Pacchetto Mobilità dell’Unione Europea estende l’obbligo del “cronotachigrafo intelligente” anche ai veicoli commerciali leggeri se impegnati nel trasporto internazionale di merci o in attività di cabotaggio. In virtù di queste modifiche è evidente come la raccolta dati non sia più solo leva di efficienza operativa, ma elemento di conformità normativa e gestione del rischio (quest’ultimo aspetto emerge quando si parla di trasporto di rifiuti).
Il messaggio del Barometro 2026 dice che l’elettrificazione della mobilità aziendale si vince o si perde sulla gestione dell’energia, non sulla scelta del veicolo. In un settore abituato a ragionare di motori, la vera partita si sta giocando sulle infrastrutture e sulla capacità di governarle. Oggi la mobilità è un ecosistema; non è una questione di tecnologia bensì di governance. Per governare al meglio la ricarica è necessario una revisione strutturale dell’organizzazione.
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