Il nuovo regolamento Elv
Il rischio per l’autodemolizione
Stellantis e l’economia circolare
Il ruolo degli automobilisti
Altro che fine vita. Le auto sono destinate a non morire mai, non completamente almeno, e indipendentemente dall’alimentazione. Lo scorso 18 giugno l’Europarlamento ha approvato in via definitiva il regolamento comunitario sulla circolarità dei veicoli e sulla gestione di quelli fuori uso, il cosiddetto Elv, End of Live Vehicles. Il provvedimento dovrà essere formalmente adottato dal Consiglio dell’Unione europea e l’applicazione scatterà 24 mesi dopo l’entrata in vigore.
Del tema hanno parlato a Milano, presso la sede dell’Automobile Club, diversi esperti nel corso del primo appuntamento degli Autopromotec Dialogues, il ciclo di incontri dedicati alla stampa che accompagna il percorso verso la 31esima edizione della rassegna biennale internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico, in programma al quartiere fieristico di Bologna tra il 26 e il 29 maggio 2027.
Il provvedimento, che le case automobilistiche hanno in parte già anticipato anche nella comunicazione, rendendo noti alcuni dati su recupero, riciclo e riuso dei materiali, impone una progressiva circolarità delle risorse. Per la plastica, ad esempio, prevede un contenuto di materiale riciclato del 15% entro sei anni e del 25% entro dieci, con almeno il 20% proveniente da riciclo a circuito chiuso di veicoli fuori uso. Il regolamento ha confermato le soglie dell’85% per riciclabilità e riutilizzabilità e del 95% per recuperabilità e riutilizzabilità, modificando però i sistemi di calcolo. Non si tratta soltanto di una questione di sostenibilità ambientale, ma anche economica e tecnologica, perché già nella fase di sviluppo dei veicoli occorre considerare la facilità di smontaggio per semplificare recupero e riutilizzo.
Si tratta in teoria di un’opzione lungimirante, che forse si sarebbe potuta introdurre anche prima, ma in pratica rischia di mettere in difficoltà il comparto dell’autodemolizione, che in Italia vale 40.000 addetti. Lorella Volpato, vicepresidente di Ada (Associazione Demolitori Automotive), non ha nascosto che i produttori di auto “possano decidere di fare un’integrazione a valle completa e sancire l’estinzione del nostro settore”. Secondo quanto dichiarato dalla manager, si tratta di “un’ipotesi possibile, ma non la ritengo probabile perché la nostra è un’industria matura e performante”.
Secondo Volpato si andrà verosimilmente verso partnership tra le aziende della categoria e le case automobilistiche, che hanno già aperto i primi centri specializzati nello smontaggio dei veicoli a fine vita per recuperare tutto ciò che è possibile, non solo ciò che è obbligatorio. La vicepresidente di Ada ha definito questo passaggio “tra i più interessanti processi di riconfigurazione dell’industria perché cambia il modo per creare valore”.
Manuela Crippa, responsabile della Circular Economy Global Commercial e Marketing Development di Stellantis, ha osservato che “non sprecare è un’arte”, definendo l’economia circolare “un business completamente nuovo”. Il gruppo dispone già di tre hub dedicati, in Italia, Marocco e Brasile.
Secondo quanto dichiarato da Crippa, già nella fase di progettazione vengono considerati il recupero di materiali e componenti a fine vita, destinati sia al riciclo, per la produzione di nuovi componenti e veicoli, sia al riutilizzo, come ricambi originali usati. Per il cliente finale il vantaggio viene stimato in un risparmio fino al 70%, particolarmente rilevante nei paesi in cui il parco circolante è più datato: in Italia l’età media dei veicoli è compresa fra 12 e 13 anni.
Gli automobilisti sembrano già apprezzare questa soluzione alternativa, almeno in alcuni mercati. Secondo i dati Gipa, l’85% degli automobilisti francesi reagisce positivamente alla proposta di un ricambio proveniente dall’economia circolare. In Italia il gradimento è invece molto più basso, fermo attorno al 10%. La soluzione è promossa anche dai professionisti dell’autoriparazione francesi, secondo i quali, nel 96% dei casi, questi ricambi costituiscono “una valida risposta” quando il pezzo nuovo non è disponibile.
Pietro Meda, presidente di Aci Milano, ha sottolineato che “l’automobilista è il soggetto che deve cambiare di più”. Secondo quanto dichiarato da Meda, “se accettiamo un telefonino ricondizionato dobbiamo prendere in considerazione anche l’economia circolare nel settore auto. Se vogliamo rinnovare il parco auto questa è una soluzione”.
Testo di Mattia Eccheli
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