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Lancia Thema 8.32 compie 40 anni: quando il lusso italiano incontrò il V8 Ferrari

di Redazione - 07/07/2026

In breve

  • La Lancia Thema 8.32 debuttò nel 1986 con un V8 derivato dalla Ferrari 308 Quattrovalvole (2.927 cm³, 215 Cv)
  • Disegnata da Giorgetto Giugiaro per Italdesign, ne furono prodotti circa 3.970 esemplari fino al 1992
  • Raggiungeva oltre 240 km/h, tra le berline a trazione anteriore più veloci al mondo
  • Oggi le quotazioni per esemplari ben conservati vanno da 35.000 a oltre 60.000 euro

Ci sono automobili che conquistano il mercato e altre che entrano direttamente nella storia. La Lancia Thema 8.32 appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non fu un successo commerciale travolgente – ne vennero costruiti poco meno di 4.000 esemplari – ma riuscì in qualcosa di molto più difficile: trasformarsi in un simbolo dell’eccellenza tecnica e stilistica italiana.

Presentata nel 1986, la Thema 8.32 rappresentò uno dei momenti più ambiziosi della storia Lancia. In un periodo in cui il marchio dominava i rally con la Delta S4 e si preparava all’epopea della Delta Integrale, la Casa torinese volle dimostrare di poter competere anche nel segmento delle grandi berline di prestigio, allora dominato da Mercedes-Benz e Bmw.

Per riuscirci non bastava una semplice versione più potente della Thema. Serviva qualcosa di unico. E l’idea fu tanto semplice quanto audace: installare sotto il cofano un motore Ferrari.

Perché si chiamava 8.32?

La sigla “8.32” incuriosisce ancora oggi molti appassionati. Il significato è in realtà molto semplice: otto cilindri e trentadue valvole.

Il propulsore derivava strettamente dal V8 montato sulla Ferrari 308 Quattrovalvole, opportunamente modificato per adattarsi a una raffinata berlina a trazione anteriore. La cilindrata rimaneva di 2.927 cm³, mentre la potenza scendeva a circa 215 Cv, una cifra comunque considerevole per una berlina degli anni Ottanta.

Per rendere il motore più adatto a un utilizzo quotidiano vennero rivisti gli alberi a camme, la gestione elettronica e l’erogazione, privilegiando elasticità e fluidità rispetto all’esuberanza tipica delle sportive di Maranello.

Il risultato era un V8 capace di regalare un sound inconfondibile ma anche una sorprendente docilità nel traffico cittadino.

Un’eleganza che non aveva bisogno di ostentare

La Thema 8.32 colpiva soprattutto per la sua discrezione.

Disegnata da Giorgetto Giugiaro per Italdesign, conservava la sobrietà della Thema tradizionale. Solo gli osservatori più attenti notavano i passaruota leggermente allargati, i cerchi specifici, la doppia uscita di scarico e i dettagli dedicati.

L’elemento più spettacolare era invece invisibile durante la marcia normale: uno spoiler posteriore ad azionamento elettrico che si sollevava automaticamente alle alte velocità. Era una soluzione estremamente rara per l’epoca e anticipava tecnologie che sarebbero diventate comuni molti anni dopo.

L’abitacolo rappresentava invece il meglio dell’artigianato italiano: pelle Poltrona Frau, radica vera, finiture curate e una qualità percepita che ancora oggi sorprende.

La quattro porte italiana che sfidava le tedesche

Negli anni Ottanta il mercato delle berline sportive era terreno quasi esclusivo dei costruttori tedeschi.

La Thema 8.32 entrava in questo mondo proponendo una filosofia completamente diversa. Non puntava sulla sportività estrema, bensì su un equilibrio tra prestazioni elevate, comfort di viaggio e raffinatezza.

Con una velocità massima superiore ai 240 km/h, era tra le berline a trazione anteriore più veloci del mondo.

Le prestazioni erano notevoli anche se la presenza della trazione anteriore richiedeva una guida attenta nelle accelerazioni più decise, aspetto che alcuni collaudatori dell’epoca evidenziarono nelle prove su strada.

Un progetto nato dall’epoca d’oro del Gruppo Fiat

La nascita della Thema 8.32 fu possibile grazie ai rapporti industriali all’interno del Gruppo Fiat, che dal 1969 controllava Ferrari.

Questa vicinanza consentì di realizzare un progetto che oggi sarebbe probabilmente molto più complesso sotto il profilo industriale e commerciale.

Come ricordò più volte Sergio Pininfarina, gli anni Ottanta rappresentarono un periodo di straordinaria creatività per l’automobile italiana, capace di coniugare tecnica, design e innovazione con una libertà progettuale difficilmente replicabile oggi.

Anche gli storici più accreditati hanno definito la Thema 8.32 una delle espressioni più originali dell’industria automobilistica italiana degli anni Ottanta, sottolineando come fosse molto più di un semplice esercizio tecnico: era una dichiarazione di prestigio.

Un successo di immagine più che di mercato

La Thema 8.32 rimase in produzione fino al 1992.

Ne furono realizzati circa 3.970 esemplari, compresi quelli della prima e della seconda serie. Numeri inevitabilmente limitati, anche a causa del prezzo elevato e di costi di gestione importanti.

Dal punto di vista commerciale non riuscì a impensierire realmente le concorrenti tedesche, ma raggiunse perfettamente il proprio obiettivo: rafforzare l’immagine tecnologica e prestigiosa di Lancia.

Ancora oggi rappresenta probabilmente il punto più alto raggiunto dalla Casa torinese nel segmento delle grandi berline sportive.

Da berlina dimenticata a oggetto del desiderio

Per molti anni la Thema 8.32 è rimasta una sorta di occasione mancata nel mercato dell’usato. I costi di manutenzione del sofisticato V8 Ferrari scoraggiavano molti acquirenti e diversi esemplari furono trascurati. Ma negli ultimi dieci-quindici anni lo scenario è cambiato radicalmente.

I collezionisti hanno progressivamente riscoperto il modello, attratti dall’unicità del progetto, dalla produzione limitata e dal forte valore simbolico nella storia dell’automobile italiana.

Oggi gli esemplari ben conservati, con manutenzione documentata e chilometraggio contenuto, raggiungono comunemente quotazioni comprese fra 35.000 e oltre 60.000 euro, mentre vetture in condizioni eccezionali o completamente originali possono superare queste cifre nelle aste specializzate. Gli esemplari da restaurare rimangono sensibilmente più accessibili, ma richiedono investimenti importanti per essere riportati agli standard originari.

Un’eredità che nessuna Lancia ha più raccolto

A quarant’anni dalla presentazione, la Thema 8.32 continua a esercitare un fascino particolare perché rappresenta qualcosa che probabilmente non tornerà più.

Una grande berlina italiana, elegante e raffinata, capace di nascondere sotto il cofano un autentico motore Ferrari senza ostentazione.

Fu un’auto costruita per dimostrare ciò che Lancia era in grado di realizzare quando tecnica, design e coraggio progettuale procedevano nella stessa direzione. Non cercava di essere la più veloce, né la più appariscente: voleva essere la più esclusiva.

E forse è proprio questo il motivo per cui, quarant’anni dopo, la Thema 8.32 continua a essere considerata uno dei capolavori della storia Lancia, una vettura che ha lasciato un segno molto più profondo dei suoi numeri produttivi e che oggi, più che mai, incarna un’epoca irripetibile dell’automobilismo italiano.

Le rivali dell’epoca

Quando la Lancia Thema 8.32 arrivò sul mercato nel 1986 si trovò a confrontarsi con alcune delle berline sportive più prestigiose del panorama europeo. Pur seguendo una filosofia diversa, più orientata all’eleganza e al comfort che alla sportività estrema, le sue prestazioni erano assolutamente competitive.

Modello Anno di debutto Motore Potenza Velocità massima
Lancia Thema 8.32 1986 V8 2.9 32V 215 cv 240 km/h
Bmw M5 (E28) 1985 6 cilindri 3.5 286 cv 245 km/h
Mercedes-Benz 300 E 5.6 AMG 1986 V8 5.6 fino a 360 cv oltre 250 km/h
Jaguar XJ6 3.6 1986 6 cilindri 3.6 221 cv 220 km/h

Più che inseguire la potenza assoluta delle tedesche più specialistiche, la Thema 8.32 puntava a distinguersi attraverso una formula unica: il fascino di una grande berlina italiana impreziosita da un motore derivato Ferrari, un connubio che nessun’altra concorrente poteva vantare. Ancora oggi è proprio questa combinazione di esclusività, raffinatezza e originalità a renderla una delle youngtimer più apprezzate dai collezionisti.

Testo di Fabio Madaro

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