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Prova speciale: la Lancia Thema del Presidente

di Silvio Jr. Suppa - 19/05/2024

Fotografie di Wolfango

Lancia Thema Limousine, una prova speciale che sa di storia ed istituzioni. Nell’autunno del 1987 non manca più nulla. A partire dalle scocche, pressate con possanza industriale a Mirafiori, tagliate artigianalmente presso Maggiora, verniciate dalla maestria di Pinifarina e infine completate nelle cosiddette officine Lancia “Boutique” di Borgo San Paolo. Poi, la dicitura “Limousine”, forse un po’ francofila ma assai meglio dell’irricevibile “Pullman” di certe Mercedes a sei porte.

Si prepara pure un piano commerciale che perora la produzione di circa cento unità l’anno, da distribuire fra politici, capitani d’azienda e diplomatici. E qualcuno ha perfino ideato una strategia comunicativa secondo cui l’oblunga torinese dovrà coccolare le membra dell’allora Capo dello Stato, Francesco Cossiga, durante una visita ufficiale alla Regina Elisabetta II.

Ma alla fine…

Ecco perché un esemplare ha attraversato la Manica e, nel mese di novembre, viene provato e fotografato dall’autorevole rivista Motor che, con britannico contegno, sentenzia: “I rumori della strada vengono completamente soppressi. Guardando le guardie a cavallo vestite di rosso sulla Whitehall, sembra di assistere a un film muto a colori”. Peccato che intanto a Roma scoppi una crisi in seno alla maggioranza, il viaggio risulti annullato e l’eccelsa tre volumi rientri in Italia imbarcandosi in una carriera più breve di un governo
Andreotti.

Dopo un solo anno ufficialmente a listino, e cinque stentati ordini speciali, il totale delle conversioni svetterà infatti imperiosamente appena sopra i venticinque esemplari. Ventisette, per la precisione. Tanto che oggi ne sono censiti solo dodici: uno in Svizzera, un paio in Germania, un altro in Russia e otto in Italia, fra cui i due ospitati all’Fca Heritage Hub di Torino e al Museo dei mezzi militari e storici della Cecchignola a Roma.

Non proprio un successo istituzionale. Eppure questa sparuta compagine di trasformazioni in stile Quirinale traccerà un segno nella memoria di molti, in barba ai numeri così smilzi (raccolti dall’importante penna di Antonio Romano, autore del volume “Tutte le auto dei Presidenti” per Gangemi Editore e a lungo in contatto con Rodolfo Gaffino Rossi, responsabile delle Costruzioni Sperimentali del Gruppo Fiat).

Certo, le variazioni sulla Thema abbondano: dalla celeberrima 8.32, proiettile di prestigio a propulsione Ferrari, alla raffinata familiare in abito Pininfarina che contenderà alle Volvo lo scettro di “fashion wagon” dell’epoca. Ma con quei trenta centimetri extra, la più ministeriale delle berline anni 80 si allunga verso il Colle. E per diversi appassionati resta tuttora “la Thema di Cossiga”. L’intemperante politico sardo, per la verità, ne impiegherà una solo dal settembre 1989, blindata e con il telaio ZLA83400000102027.

La limousine tutta italiana

Più anziana, invece, la sorella di queste pagine, quarta prodotta in assoluto (ZLA83400000102004) e, a sorpresa, corrispondente proprio a quella vettura londinese. Senza alcun dubbio. Dopo un restauro più filologico di un libro sulla Storia della Repubblica, adesso si presenta nell’originale Blu Scuro 438 con una digressione sull’oro e argento dei doppi filetti lungo le fiancate: impossibili da replicare con lo strumento semiautomatico di un tempo, sono stati ridefiniti a mano da una specialista.

Completano l’allestimento i cerchi in lega Cromodora CD197 da 15 pollici e, soprattutto, la terza luce laterale che si erge quasi inattesa fra le due porte sigillate senza gocciolatoi, a comporre il quadro di un ricordo lontano, fumoso, eppure perfettamente aderente agli anni del riflusso e del benessere, prima del rimescolamento che avrebbe precipitato il Paese in Mani Pulite. “Questa macchina ne avrà portate di tangenti”, scherza un passante sfacciato.

Chi scrive preferisce pensare abbia onorato gli opulenti viaggi di lavoro di un dirigente Fiat, cui era inizialmente intestata. Di sicuro negli anni qualcuno ha tentato di modificarne frontale, coda (perfino nel portatarga) e interno, per aggiornarla alla serie successiva. I documenti, però, confermano il riferimento temporale al lancio e al simpatico prezzo di 61.359.000 lire, contro i 61.207.000 della 8.32 e i 26.874.000 di una i.e. base. L’élite (quando non si tratta di una versione di A112 o Y10) si paga cara…

Tornata alle origini

Per questo l’attuale proprietario ne ha ripristinato le condizioni con perizia degna di un affresco dello Scalone d’Onore? No. Merito della vaporosa nuvola del passato: “L’ho acquistata nel novembre 2019, ma la sognavo fin da bambino”, spiega Giuseppe G., 46 anni. “Abitavo a Torino e la vidi nella più bella concessionaria Lancia della città, non lontano dall’indirizzo privato di Umberto Agnelli. Salii a bordo e da allora non l’ho più dimenticata”.

Effettivamente i posti posteriori, con le poltroncine singole regolabili elettricamente, tre accendisigari (uno più dei passeggeri) e una spudorata libertà di movimento per le gambe, oltre che un rialzo per piedi di rappresentanza, affascinano ancora adesso. Manca il vetro divisorio delle ipertrofiche Cadillac, ma classe e piacevolezza promanano da ogni centimetro, perfino in assenza (coerentemente con il periodo di produzione) di qualunque inserto in legno. Non certo una cattiva postazione per scoccare picconate all’esecutivo.

Marcia trionfale

Stupisce, infine, come la Limousine appaghi all’anteriore. Più precisamente, alla guida: il 2.8 V6 Prv, condiviso con le coeve Peugeot, Renault e Volvo, spinge pronto e molto pastoso, animato da una consistente risposta ai bassi e medi (quasi erogasse più degli effettivi 150 cavalli) e un incredibile allungo, l’autentica differenza rispetto ai turbo di una volta. Il fondoscala segna 8000 giri!

Piacevoli pure cambio e freni. Solo il servosterzo “contrastato” dimostra l’età, al pari dei consumi pantagruelici. Per il resto, la Thema potrebbe assurgere a daily driver. A quale prezzo? Difficile rispondere. Secondo gli esperti, non oltre 25.000 euro. Il possessore, però, ci confida che per meno di 40.000 non se ne separerebbe mai. Nemmeno troppi per una limousine, no? Bisogna solo aggiungere lo stipendio dell’autista…

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