Per oltre cent’anni il pneumatico è stato considerato il componente più semplice dell’automobile. Un concentrato di chimica, materiali e meccanica chiamato a svolgere un compito fondamentale: trasferire a terra accelerazione, frenata e sterzo. Eppure è sempre stato anche l’unico elemento capace di “sentire” davvero ciò che accade sull’asfalto. Il paradosso è che, fino a oggi, quelle informazioni rimanevano quasi interamente all’interno della gomma.
Con il Cyber Tyre Pirelli prova a cambiare questo paradigma.
L’idea è tanto semplice quanto rivoluzionaria: trasformare il pneumatico in un sensore capace di comunicare in tempo reale con la vettura, mettendo a disposizione dei sistemi elettronici informazioni che nessun radar, telecamera o accelerometro può raccogliere con la stessa precisione. Perché nessun altro componente vive il contatto con la strada centimetro dopo centimetro.
Per capire come nasce questa tecnologia siamo entrati nel centro sperimentale di Vizzola Ticino, dove Pirelli sviluppa i propri pneumatici. Qui ogni dettaglio viene controllato. La pista viene costantemente allagata per simulare le condizioni più severe della guida sul bagnato, ma anche per mantenere costante il livello di aderenza durante l’intera giornata di prove. Eliminare ogni variabile è la prima regola di un protocollo di sviluppo credibile.
La giornata si apre con alcuni giri sul circuito a bordo della Pagani Utopia Roadster insieme al collaudatore che segue lo sviluppo della vettura. In questo caso il Cyber Tyre è sempre operativo e rappresenta parte integrante del progetto della hypercar. L’obiettivo non è confrontare due configurazioni diverse, ma mostrare il livello di integrazione raggiunto tra pneumatico, telaio ed elettronica dopo anni di sviluppo congiunto.
La seconda parte della giornata cambia completamente prospettiva. Entrano in scena due Mercedes-AMG e un’Alfa Romeo Quadrifoglio, ciascuna dedicata a uno specifico esercizio. Qui il lavoro assume un carattere quasi scientifico. Ogni prova viene eseguita almeno due volte nelle stesse identiche condizioni. La prima con il Cyber Tyre disattivato, replicando il comportamento di un’automobile tradizionale. La seconda con il sistema attivo. Vettura, pneumatici, velocità e percorso non cambiano mai. È l’unico modo per attribuire ogni differenza esclusivamente alle informazioni fornite dal pneumatico.
Le prove dedicate alla dinamica del veicolo e all’aquaplaning permettono di percepire come l’elettronica riesca a lavorare con maggiore progressività quando dispone dei dati raccolti direttamente dalla gomma. Il pneumatico non offre più aderenza rispetto a uno tradizionale. Cambia, piuttosto, la qualità delle informazioni sulle quali i sistemi di bordo costruiscono le proprie strategie di intervento.
La conferma arriva nell’esercizio di frenata. Al volante dell’Alfa Romeo Quadrifoglio si percorre un rettilineo completamente allagato fino a circa 110 km/h, utilizzando sempre gli stessi riferimenti per il punto di arresto. Terminata la prima prova, i risultati vengono visualizzati sul terminale installato a bordo. L’esercizio viene quindi ripetuto con il Cyber Tyre attivo.
Il primo pensiero è quasi inevitabile: avrò frenato prima? È il dubbio che nasce spontaneamente osservando il risultato. Ma i dati registrati dal GPS eliminano qualsiasi incertezza. La velocità è identica, così come il punto di frenata. Eppure lo spazio necessario per arrestare la vettura si riduce di oltre sei metri.
È proprio qui che emerge il significato del Cyber Tyre. Il sensore integrato rileva in tempo reale pressione, temperatura e condizioni di esercizio del pneumatico, trasmettendo queste informazioni ai sistemi elettronici della vettura. ABS, controllo della stabilità e ADAS non devono più limitarsi a interpretare il comportamento dell’automobile: possono conoscere con maggiore precisione ciò che sta realmente accadendo nel punto in cui gomma e asfalto entrano in contatto.
Il progetto, come ci spiegano i dirigenti Pirelli presenti, non è concluso: è soltanto all’inizio. Il Cyber Tyre rappresenta una piattaforma destinata a evolversi: come un ecosistema. Il prossimo passo sarà un’integrazione sempre più profonda con gli ADAS di nuova generazione, capaci di prendere decisioni utilizzando informazioni sempre più dettagliate sul reale stato della strada.
L’orizzonte guarda ancora più lontano. In prospettiva il pneumatico potrà dialogare non solo con l’automobile che lo equipaggia, ma anche con altri veicoli e con le infrastrutture. Un tratto di asfalto allagato, una lastra di ghiaccio o una perdita improvvisa di aderenza potrebbero essere condivisi in tempo reale, contribuendo a costruire una rete di informazioni capace di aumentare il livello complessivo della sicurezza.
Più che un nuovo pneumatico, il Cyber Tyre racconta un nuovo modo di concepire l’automobile. Per oltre un secolo la gomma è stata l’ultimo anello della catena. Oggi si candida a diventare il primo sensore della mobilità connessa.
Testo di Cesare Gasparri Zezza
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