Era tempo che ci si occupasse, dal punto di vista normativo, delle tematiche legate alla guida autonoma, che in Italia ha iniziato le sperimentazioni nel 2019 dopo che l’anno precedente era stato pubblicato il cosiddetto decreto “smart road”. Ma fino ad oggi si viaggiava in una zona grigia, il Codice della Strada non la contemplava, e ogni veicolo ‘a guida automatizzata’ – così viene definito dai legislatori – che circolava su strade aperte al traffico lo faceva in deroga, caso per caso, con autorizzazioni specifiche. Con il testo base del nuovo Codice della Strada, presentato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e portato in consultazione pubblica fino al 13 settembre 2026, quella zona grigia comincia a farsi più chiara. E (forse, non è scontato) avremo una normativa precisa.
In relazione ai veicoli a guida automatizzata, il testo-base introduce tre nuovi concetti. Il primo è quello del sistema di guida automatizzata dove «l’hardware e il software sono collettivamente in grado di eseguire l’intera attività di guida dinamica del veicolo completamente automatizzato su base continuativa in un ambito di impiego previsto».
Il secondo è quello del veicolo automatizzato: ossia un veicolo a motore progettato e costruito per muoversi autonomamente per determinati periodi di tempo senza una supervisione costante da parte di un conducente, ma riguardo al quale l’intervento del conducente è ancora previsto o necessario». Infine il veicolo totalmente automatizzato che è «un veicolo a motore progettato e costruito per muoversi autonomamente senza supervisione da parte di un conducente».
ll testo-base del Codice in arrivo disciplina poi sia i mezzi sia la loro circolazione. Per quanto riguarda i veicoli, viene specificato che: quelli «dotati di un sistema di guida automatizzata possono essere parzialmente o completamente automatizzati»; appartengono alle categorie internazionali M e N (quindi autovetture e autocarri); vengono omologati secondo la normativa europea vigente e le loro caratteristiche saranno disciplinate da un apposito decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in conformità alle norme tecniche dell’Unione europea.
Per quanto riguarda la circolazione, il testo-base distingue due situazioni: una generale e una dedicata alle già citate attività di ricerca, sviluppo e innovazione non direttamente finalizzate all’omologazione o alla produzione. Nel primo caso, il nuovo Codice stabilisce che i veicoli completamente automatizzati «possano circolare esclusivamente negli ambiti d’impiego individuati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel rispetto della normativa europea».
Nel secondo caso, è precisato «che la sperimentazione su strade aperte al traffico e in condizioni di normale circolazione è consentita sia ai veicoli omologati sia ai mezzi innovativi non omologati e non omologabili, previa autorizzazione delle autorità competenti secondo la normativa vigente». L’ultima novità, peraltro fondamentale, riguarda quella figura che nei veicoli tradizionali coincide con il conducente e che, nei veicoli a guida automatizzata, viene invece definita «controllore».
Il nuovo Codice della strada stabilisce tre principi fondamentali: a bordo dei veicoli a guida automatizzata «deve essere sempre presente una persona con funzioni di controllore, in possesso dei requisiti individuati da un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti»; il controllore interviene prontamente assumendo la guida del veicoli nelle situazioni di emergenza e resta responsabile della circolazione del veicolo «anche quando questa avviene in modalità completamente automatizzata». L’ultimo punto è quello più delicato, come si è visto nei Paesi dove accadono incidenti di vetture dove il guidatore non ha il controllo – anche solo visivo – del mezzo.
Va sottolineato che parallelamente alle normative dei singoli Paesi (ma forse ci vorrebbe una, molto approfondita, a livello continentale), si sta lavorando sul tema della sperimentazione, altrettanto e forse più importante in questa fase. In agosto è stata firmata a Lussemburgo una dichiarazione di intenti da 18 stati membri dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, con l’obiettivo di creare una piattaforma transfrontaliera di sperimentazione e su larga scala dei veicoli a guida autonoma nel traffico urbano.
L’accordo segna il passaggio da una logica di test isolati a un vero e proprio sistema di guida autonoma ‘made in Europe’, con l’obiettivo di costruire un quadro normativo omogeneo in termini di tecnologia, sicurezza e infrastrutture. C’è tanto lavoro da fare ma è un passo importante: significa che le autorizzazioni rilasciate in un Paese saranno riconosciute automaticamente negli altri, consentendo di testare i veicoli e, in prospettiva, di offrire servizi commerciali senza interruzioni oltre confine.
Testo di Maurizio Bertera
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