
Testo di Mattia Eccheli
Da marzo Chery è il primo costruttore cinese nel Regno Unito, con una quota vicina al 5,9%, trainato dall’exploit della Jaecoo 7, risultata l’auto più venduta nel Paese il mese scorso. È il segnale più evidente dell’ascesa del gruppo nel Vecchio Continente attraverso i marchi Jaecoo e Omoda. Una crescita che ha spinto il colosso statale ad accelerare la propria presenza in Europa, aprendo un nuovo centro operativo e un polo di ricerca e sviluppo.
La scelta è caduta sulla Spagna, tra i paesi europei più attrattivi per gli investimenti automotive e lo sviluppo della mobilità elettrificata. Il quartier generale è stato inaugurato a Cornellà de Llobregat, a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale di Barcellona e dal porto commerciale. “È l’inizio di una nuova fase del nostro impegno a lungo termine in Europa”, ha dichiarato Yin Tongyue, chairman di Chery Auto.
Grazie al colosso cinese, la Spagna – dove fabbricano anche i gruppi Renault, Stellantis e Volkswagen oltre a Ford e Mercedes-Benz – potrebbe recuperare quote in ambito comunitario. Con 1,766 milioni di auto assemblate nel 2025 è sempre al secondo posto dietro alla Germania (4,032 milioni, +2,3%) e vale il 15,4% della produzione Ue, seppur in flessione del 5,7%. Solo Italia (-22,9%) e Svezia (-12,8%), che pure ha superato il Belpaese per 10.000 unità (247.972 contro 237.975), hanno ceduto di più in termini percentuali.
All’agenzia Reuters, uno dei top manager di Chery aveva confermato anche l’avvio della produzione di auto nell’ambito di una joint venture con Ebro presso l’ex sito catalano della Nissan nella Zona Franca di Barcellona “il prima possibile” nel corso dell’anno. Inizialmente si era parlato del 2024, ma la scadenza era poi slittata per diverse ragioni – inclusi i dazi comunitari – all’ultimo trimestre del 2025.

L’ipotesi è che il sito possa venire impiegato anche per la produzione di modelli non solo elettrici destinati all’esportazione in Sud America. A regime, entro il 2029, la capacità dovrebbe raggiungere i 150.000 veicoli l’anno.
Per la Catalogna è un passaggio importante (si parla di 1.200 nuovi posti di lavoro) che conferma anche la marginalità dell’Italia, che continua a non offrire condizioni di mercato appetibili, a cominciare dal prezzo dell’energia.
L’elevata quota di rinnovabili ha reso la Spagna (dove Chery ha investito almeno 400 milioni di euro nel solo sito della Zona Franca) molto più indipendente dal petrolio. Nel corso del 2025 le imprese del Belpaese pagavano una bolletta del 60% più alta rispetto a quelle iberiche e la forbice si è ampliata in questi primi mesi del 2026.
Già nel corso di quest’anno dovrebbe cominciare anche la produzione spagnola di Leapmotor, il costruttore cinese del quale Stellantis ha acquisito una partecipazione al 20%. L’assemblaggio è previsto nel sito spagnolo del gruppo nei pressi di Saragozza.

Anche SAIC potrebbe puntare sulla Spagna, in ballottaggio con Ungheria e Repubblica Ceca per la produzione di auto a marchio MG.
La BYD ha avviato in gennaio i test produttivi nel proprio sito ungherese di Szeged, dove la capacità a regime sarà di 300.000 macchine, mentre a Graz, in Austria, la Magna Steyr sta già assemblando modelli elettrici per Xpeng e il gruppo GAC.
In Italia, a Macchia d’Isernia, la DR Automobiles assembla auto su licenza Chery, ma anche BAIC e JAC.

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