La personalizzazione della propria auto – che sia un’ammiraglia o una city car – nasce dall’identica voglia di distinguersi, ma segue logiche (anzi, spesso non segue logiche) in cui la dimensione del mezzo e soprattutto il budget fanno la differenza. In definitiva, tra gli elementi del geniale Simply Clever di Skoda e la teca di vetro ricavata nel cruscotto della Rolls-Royce Phantom – pensata per esporre opere d’arte personalizzate (sculture in miniatura o materiali rari come uova di Fabergé e orologi unici) – è solo questione di portafoglio. Da pochi euro a migliaia e migliaia.
Ma, lo ripetiamo, si tratta solo di fantasie (c’è chi dice “malate”) che poco hanno a che fare con il costo. Per esempio, non è un grande esborso, ma l’idea di Fiat di proporre nel 2012 la macchina del caffè sulla 500L non è altro che la rilettura in chiave contemporanea di quanto fece Volkswagen con il mitico Maggiolino nel 1959. Perché le idee, ora di serie, nascono pionieristicamente in un’epoca lontana.
I sedili riscaldati e ventilati, ormai quasi normalità sulla fascia media e di rigore su quella alta, risalgono rispettivamente al 1966 (merito di Cadillac) e al 1998 (li lanciò Saab). Poi, poco prima del 2000, sulla Classe S di Mercedes-Benz ecco i sedili “multi-contour”, che sfruttavano un geniale sistema di camere d’aria che si gonfiavano e sgonfiavano ciclicamente, a controllo elettronico, per stimolare la schiena del guidatore e ridurre la fatica nei lunghi viaggi. Peraltro, già nel 1997 Toyota, sulla sua leggendaria ammiraglia Century, aveva introdotto un sofisticato sistema di massaggio integrato nei sedili posteriori, pensando a chi poteva permettersi di viaggiare con l’autista.
Non stupisce che gli optional più interessanti siano patrimonio della fascia alta, anzi altissima. Il cielo stellato dell’abitacolo è immancabile sulle Rolls-Royce – costa circa 20mila euro, per le centinaia di ore di lavoro necessarie a realizzarlo – ma le “berlinone” di Goodwood si distinguono anche per i set esclusivi.
Come il Recreation Module per la Cullinan, un cassetto automatizzato da riempire di oggetti nella zona inferiore del bagagliaio, o il doppio vano bagagli della Boat Tail – esemplare custom in stile nautico – che ospita un set con tanto di calici, posate e tovaglioli griffati RR. Non manca uno scompartimento per tenere al sicuro lo Champagne, con le dimensioni del vano calcolate al millimetro per accogliere il numero giusto di bottiglie.
I kit da picnic, peraltro, sono antico vanto di Range Rover, che per far felici i cacciatori – storici aficionados del marchio – ha in listino i portafucili su misura realizzati da Holland & Holland, brand cult del settore. Al marchio britannico si deve altresì il debutto, sulla Evoque, dei sedili esterni per stare comodi all’aperto quando l’auto è ferma.
Bentley si è fatta notare per la cura del frigorifero di bordo: non parliamo di un semplice vano refrigerato, ma di un elemento d’arredo in miniatura – nascosto dietro il bracciolo, in mezzo ai sedili della Flying Spur – che può contenere sei bottiglie da 330 ml, quattro da mezzo litro o, decisamente meglio, due intere bottiglie di Champagne.
Scendendo di pretese, le soglie luminose e le luci che proiettano il logo sull’asfalto stanno diventando (quasi) un’abitudine, anche se, per noi, non se ne sentiva la mancanza. A pensarci bene, un tempo venivano considerate “roba” da tuner e invece piacciono evidentemente anche al guidatore della domenica.
Il fascino dell’outdoor (ma anche il prezzo sempre più alto di una camera d’albergo e del noleggio di un camper) sta invece spingendo le Case a pensare alle tende da montare sul tetto. Anche qui, tra i pionieri, c’è Range Rover con proposte sontuose, ma non è un problema di dimensioni: di recente Mini ne ha presentata una sviluppata con l’italiana Autohome, dal costo di circa 3mila euro, e Dacia ha realizzato una linea di accessori ufficiali – chiamata InNature – che permette di trasformare Jogger e Bigster in mini-camper.
Tema musica: oggi si fa a gara per creare la sonorità perfetta in abitacolo, grazie a impianti al top, ma in passato non sono mancate soluzioni stravaganti. Come l’idea di Kia di far partire la musica in automatico quando i sensori avvertivano tensione a bordo (davvero, non è un delirio), o quella di Lancia, che sulla Appia terza serie – parliamo del 1959 – inserì l’autoradio nello specchietto retrovisore.
Poi, come per altri elementi, la prima idea diventa abitudine: i suoni delle auto elettriche non fanno più notizia, ma quando BMW, nel 2020, chiese al grande compositore Hans Zimmer – due volte premio Oscar – di studiarli per la Concept i4, fu una rivoluzione.
A proposito di Simply Clever – che abbiamo citato all’inizio – Skoda ha creato un “giochino” che fa sorridere ma è anche utilissimo per chi possiede un’auto del marchio: gli accessori che normalmente si acquistano in concessionaria o nei negozi specializzati si possono realizzare a casa propria con una stampante 3D. Parliamo di portabicchieri, supporti per lo smartphone o piccoli organizer per il vano portaoggetti.
Il brand del Gruppo Volkswagen ha infatti deciso di mettere gratuitamente a disposizione i file digitali necessari per produrre diversi oggetti destinati all’abitacolo. Il procedimento è semplice: si scarica il file, lo si invia alla stampante 3D e si decidono in autonomia materiale e colore. Il ricorso alla piattaforma Printables non è casuale: è gestita da Prusa Research, azienda della Repubblica Ceca – dove ha sede Skoda – specializzata proprio nella stampa 3D.
Le possibilità non si limitano ad accessori e modellini in scala, perché su Printables sono comparsi diversi oggetti legati al mondo lifestyle. Si possono, per esempio, stampare portachiavi Skoda e gettoni per il carrello della spesa da agganciare al mazzo di chiavi. Ci sono poi decorazioni da parete e altri oggetti dedicati, compresi orecchini e spille. Così, per chi vuole portare con sé lo spirito Skoda anche fuori dall’auto, le occasioni non mancano: una personalizzazione fuori dal comune.
Testo di Maurizio Bertera
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