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Benzina e diesel: il taglio delle accise si “sgonfia”?

di Emiliano Ragoni - 20/03/2026

1. Uno sconto che si vede poco

Il taglio delle accise è stato varato (qui per saperne di più) ma, secondo le ultime rilevazioni sui prezzi dei carburanti, al distributore non si nota molto. Il governo ha ridotto le accise di 24,4 centesimi al litro su benzina e diesel per venti giorni, con un beneficio di 12,2 cent anche sul GPL. In teoria, un pieno da 50 litri dovrebbe costare circa 12 euro in meno; in pratica, molti automobilisti si trovano ancora con il diesel a 1,8–1,9 euro/litro e la benzina poco sotto. Il governo sta comunque attuando un rigoroso controllo dei prezzi sugli impianti per verificare l’effettiva applicazione dello sconto.

Ma il punto è un altro e deve essere osservato con una prospettiva differente. Il decreto ha fissato uno sconto fiscale preciso (e temporaneo), ma il prezzo del petrolio continua a correre. Il Brent, così come avevamo previsto con largo anticipo nel nostro articolo, è salito a quota 110 dollari a seguito del conflitto tra Usa e Iran e la conseguente interdizione dello Stretto di Hormuz. L’incremento del prezzo del greggio sta letteralmente “mangiando” lo sconto alla pompa. Inoltre, bisogna considerare che la filiera del carburante ha dei costi ben precisi. Proviamo a fare chiarezza su quest’ultimo aspetto.

2. La filiera del carburante: chi prende cosa del pieno

Provando a fare una “spartizione” delle voci su un pieno di carburante le voci sono essenzialmente tre:

  • Stato: accise + Iva, che con il decreto scendono di 24,4 cent/litro ma restano comunque alte, soprattutto quando il prezzo netto del carburante sale;
  • Compagnie e raffinazione: il costo del greggio, il margine di raffinazione, le quotazioni internazionali;
  • Distributori: il margine al dettaglio e l’effetto del prezzo finale.

In poche parole quando il Brent cresce, sale il costo del greggio e il margine industriale.

3. 20 giorni: la coperta corta del governo

Il taglio è stato pensato come misura temporanea. Il governo non ha infatti fatto ricorso alla cosiddetta accisa mobile, bensì a uno sconto temporaneo finanziato con risorse pubbliche che si andrà ad esaurire il 7 aprile. La speranza è quella che la crisi in Medio Oriente possa rientrare in un lasso di tempo circoscritto. Ma se questa ipotesi non dovesse concretizzarsi si andrebbe incontro a una situazione spiacevole per gli automobilisti italiani.

Inoltre, se il petrolio dovesse continuare a restare alto, nell’arco di due settimane lo sconto effettivo potrebbe svanire del tutto.

4. Accisa mobile sì o no?

Proprio su questo punto il governo apre il fianco alle critiche. Partiti dell’opposizione e analisti parlano da settimane di accisa mobile, uno strumento già previsto dalla legge che usa l’extragettito Iva (quello generato dal rialzo del prezzo del carburante) per ridurre le accise in modo automatico quando il prezzo supera certe soglie.

Invece il governo ha optato per un intervento discrezionale legato a una contingenza geopolitica. È una scelta politica più che economica: crea un effetto immediato e mediatico, ma non affronta la struttura del prezzo.

5. Come sono cambiati i prezzi negli ultimi 20 anni

Vent’anni fa, con le crisi internazionali e i rincari del petrolio, il governo italiano interveniva con tagli di accise e misure ad hoc, sempre con l’obiettivo di contenere il prezzo alla pompa senza toccare la dipendenza dal greggio. Oggi il copione è quasi identico:

  • Guerra o crisi in Medio Oriente →
  • Brent che sale →
  • Benzina e diesel verso i 2 euro →
  • Decreto‑legge per tagliare accise e calmare i consumatori.

Quello che non cambia è il modello di base. L’Italia, non essendo un produttore di petrolio, ne subisce le variazioni di prezzo. Quindi, deve reagire sempre con gli stessi strumenti. In mezzo, il crescente peso delle rinnovabili e dell’elettrico e la politica europea che spinge verso una riduzione del ruolo dei combustibili fossili.

Anno / Periodo Benzina (€/l) Diesel (€/l) Contesto
2005 – 2010 ~1,33 ~1,21 Prezzi stabili pre-crisi, primo picco nel 2008 rientrato rapidamente.
2011 – 2013 1,75 – 1,87 1,65 – 1,76 Fase dei massimi “storici” trainata dall’aumento di accise e IVA.
2014 – 2019 ~1,57 ~1,48 Crollo del greggio, prezzi in discesa e stabilizzazione.
Aprile 2020 ~1,11 ~1,05 Crollo pandemico durante il lockdown.
Marzo 2022 ~2,18 ~2,15 Guerra in Ucraina: record assoluti nonostante gli sconti sulle accise.
2023 – 2024 1,80 – 1,90 1,70 – 1,90 Ritiro degli sconti governativi e nuovo assestamento verso l’alto.
Inizio 2026 1,80 – 1,86 > 2,09 Crisi in Iran/Hormuz: il gasolio sfonda di nuovo la soglia dei 2 €/l.

*Fonti dati: Ministero dello Sviluppo Economico (MIMIT/MASE), Commissione Europea (Weekly Oil Bulletin).

6. Cosa si vede oltre il 7 aprile

Il 7 aprile scadrà il decreto e torneranno le accise al livello precedente, a meno che il governo non decida di prolungarlo o di prepararne uno nuovo. Da lì, le strade possibili sono tre:

  • Scenario ottimista: la crisi nel Golfo si placa, il Brent scende, i margini industriali si riducono e il taglio delle accise resta percepito come un reale alleggerimento.
  • Scenario neutro: il petrolio resta medio-alto, i margini sono standard e il prezzo del carburante si stabilizza in una fascia che, però, rimane alta rispetto ai massimi pre‑crisi.
  • Scenario peggiore: il petrolio riprende a correre oltre i 110 o più dollari; le accise rientrano e il prezzo alla pompa torna a balzare, con il rischio di un nuovo decreto entro poche settimane.

 

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