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Auto europee, dazi al 25%: Trump apre un nuovo fronte contro l’Ue

di Emiliano Ragoni - 04/05/2026

Auto europee, dazi al 25%: Trump apre un nuovo fronte contro l’Ue – Indice-

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 1° maggio ha annunciato che alzerà i dazi dall’attuale 15 al 25% sulle auto e i veicoli commerciali importati dall’Unione europea. Ricordiamo che attualmente è in vigore il 15% stabilito nell’accordo commerciale raggiunto nell’estate del 2024. La motivazione addotta è il mancato rispetto, da parte di Bruxelles, degli impegni sottoscritti in quell’intesa.

«Basandomi sul fatto che l’Unione europea non sta rispettando l’accordo commerciale concordato, la prossima settimana aumenterò i dazi applicati all’Ue su auto e veicoli commerciali che entrano negli Stati Uniti», ha scritto Trump su Truth Social. Ha inoltre precisato che i nuovi oneri non si applicheranno alle vetture prodotte in stabilimenti statunitensi. Parlando alla Casa Bianca, il presidente ha dichiarato che la misura intende accelerare il trasferimento della produzione europea sul suolo americano.

La risposta europea

La Commissione europea ha respinto l’accusa di inadempienza, sostenendo di stare attuando gli impegni assunti nel rispetto delle normali procedure legislative e di tener costantemente informata l’amministrazione americana. Bruxelles ha dichiarato che valuterà le opzioni disponibili per tutelare gli interessi dell’Ue qualora Washington si discosti dai termini dell’accordo, secondo quanto riferito da Reuters.

In Germania, il Vda (l’associazione dell’industria automobilistica tedesca), vista l’importanza della posta in gioco, ha invitato le parti ad attenuare la disputa. La presidente Hildegard Müller, secondo quanto riportato da Automotive News, ha definito i costi potenziali della misura «enormi per l’industria automobilistica tedesca ed europea, in un periodo già molto difficile», aggiungendo che le ricadute si farebbero sentire anche sui consumatori americani.

Bernd Lange, presidente della commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo, ha definito il comportamento di Trump «inaccettabile» e «arbitrario», citando precedenti analoghe tensioni legate alla questione della Groenlandia, e ha chiesto una risposta ferma da parte europea.

L’impatto economico

Secondo il Kiel Institute for the World Economy (IfW), l’aumento dei dazi potrebbe costare alla Germania fino a 15 miliardi di euro di perdita di produzione nel breve periodo, con una stima che sale a 30 miliardi nel lungo termine. Anche Italia, Slovacchia e Svezia, in quanto economie con rilevanti settori Automotive, potrebbero subire perdite significative.

Nel 2024 la Germania ha esportato negli Stati Uniti auto e componenti per un valore complessivo di 34,9 miliardi di dollari. Nello specifico, il maggior esportatore è il Gruppo Bmw.

Il nodo dell’attuazione

L’accordo, raggiunto nell’agosto 2024 e noto come «Turnberry agreement», prevedeva la riduzione dei dazi Usa al 15% netto in cambio dell’eliminazione da parte dell’Ue delle tariffe sui beni industriali americani, incluse le automobili, e dell’accettazione degli standard Usa su sicurezza ed emissioni. Tuttavia, il Parlamento europeo non ha ancora completato l’iter di ratifica. La procedura legislativa non è attesa prima di giugno, mentre governi e parlamento negoziano i testi definitivi. Secondo una fonte dell’amministrazione americana citata da Reuters, «l’Ue dopo otto mesi non ha rispettato l’accordo sulle auto».

Un ulteriore punto di attrito riguarda il calcolo dei dazi su acciaio e alluminio, materiali strategici per la produzione di veicoli, la cui metodologia, basata sulla percentuale di tali metalli nei singoli prodotti, ha reso complessa l’applicazione pratica per le imprese. Il Parlamento europeo ha sospeso la ratifica in due occasioni: una prima volta dopo che Trump aveva manifestato l’intenzione di acquisire la Groenlandia, territorio danese, e una seconda dopo che la Corte Suprema americana aveva annullato il regime tariffario globale del presidente.

I produttori e le prospettive

I costruttori europei con impianti negli Usa, tra cui Bmw e Mercedes, fabbricano nel Vecchio Continente alcuni modelli, come la Serie 3 di Bmw e la Classe S di Mercedes, per poi successivamente esportarle negli Stati Uniti. La Mercedes ha annunciato a marzo un investimento di 4 miliardi di dollari nello stabilimento dell’Alabama entro il 2030 e investimenti complessivi per 7 miliardi nelle operazioni statunitensi. Secondo la Reuters, la società di Stoccarda a febbraio aveva  comunicato che il proprio utile operativo era più che dimezzato a 5,8 miliardi di euro, in parte a causa di un miliardo di euro di costi legati ai dazi.

Secondo Kelly Ann Shaw, già consulente commerciale di primo livello durante il primo mandato Trump, la rottura era prevedibile dato il lento avanzamento europeo nell’attuazione dell’accordo. «Gli Usa hanno effettivamente implementato l’accordo Turnberry dall’agosto scorso, e quasi un anno dopo non abbiamo ancora visto l’Ue tagliare un singolo dazio», ha dichiarato alla Reuters.

Jens Suedekum, consigliere del ministro delle Finanze tedesco, ha invitato a non reagire in modo impulsivo, ricordando che Trump ha spesso ritirato o sospeso le proprie minacce tariffarie. Ha tuttavia precisato che il presidente dovrebbe spiegare in che modo, a suo avviso, l’Ue stia violando l’accordo, e ha sottolineato che la base giuridica della nuova misura non è ancora chiara.

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