Le recenti tensioni legate al conflitto USA-Iran stanno avendo ripercussioni dirette e tangibili sull’industria dell’auto e, soprattutto, sulle tasche degli automobilisti italiani. L’impatto di questo scenario geopolitico è del tutto evidente: con il Brent che viaggia ormai stabilmente oltre i 100 dollari al barile, i prezzi di benzina e diesel hanno subito una forte impennata su tutta la rete di distribuzione nazionale.
Nonostante in molti abbiano gridato alla speculazione, il dato pratico è innegabile e grava quotidianamente sui bilanci familiari. Oggi fare il pieno costa sensibilmente di più rispetto a pochi giorni fa, con la benzina che ha toccato il suo massimo da quasi un anno e il gasolio che ha raggiunto cifre che non si registravano da oltre tre anni e mezzo.
Per far fronte a questa emergenza e tutelare i consumatori, l’esecutivo sta studiando un piano per calmierare i prezzi alla pompa. Le prime novità ufficiali sono attese nel prossimo Consiglio dei Ministri, programmato per martedì 10 marzo. Ad oggi, l’ipotesi più accreditata sul tavolo tecnico è l’impiego della cosiddetta accisa mobile.
Ma in cosa consiste esattamente questo strumento? Si tratta di un meccanismo flessibile che permette allo Stato di ridurre temporaneamente il peso fiscale sui carburanti quando i prezzi medi superano una determinata soglia di allarme, preventivamente stabilita nel Documento di Economia e Finanza (DEF). Nello specifico, il Ministero dell’Economia può attivare il taglio valutando l’andamento dei prezzi nel bimestre o quadrimestre precedente, confrontandolo proprio con i valori di riferimento del DEF.
La vera forza di questa manovra risiede nel suo autofinanziamento, che le permette di non gravare sul bilancio statale. Il taglio delle accise viene infatti compensato utilizzando il maggior gettito IVA incassato dallo Stato. Poiché l’aliquota del 22% viene applicata su un prezzo industriale più alto a causa della crisi, le casse pubbliche registrano entrate extra; il governo sceglie quindi di rinunciare a questa eccedenza per abbattere l’accisa al litro, limitando così i rincari sul prezzo finale.
Il termine “mobile” deriva proprio dalla natura dinamica ed emergenziale di questo intervento. Non si tratta di un taglio definitivo: se i prezzi del greggio dovessero raffreddarsi e tornare sotto la soglia di riferimento, le accise risalirebbero automaticamente ai loro livelli standard, ripristinando il normale assetto fiscale.
| Fase | Condizione | Azione dello Stato | Effetto sul consumatore |
|---|---|---|---|
| 1. Rincaro | Il prezzo medio supera la soglia DEF | Incasso extra-gettito IVA per via del prezzo più alto | Aumento del prezzo alla pompa |
| 2. Attivazione | Intervento del MEF | Rinuncia all’extra-gettito IVA per tagliare l’accisa al litro | Calmiere sul prezzo del carburante |
| 3. Rientro | I prezzi del greggio tornano sotto la soglia d’allarme | Ripristino delle accise ai livelli standard | Ritorno alla normalità fiscale |
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