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Colonnine di ricarica, è caccia “all’oro rosso”: 450 furti in un anno

di Redazione - 04/11/2026

Furti di rame alle colonnine – Indice dei contenuti –

1. Un danno sensibile

Fino a pochi anni fa il problema dei furti di rame – spesso sottovalutato ma in realtà imponente, e non solo nel nostro Paese – riguardava soprattutto le linee ferroviarie: un grave danno all’infrastruttura, con interruzioni della circolazione e pesanti ritardi per i viaggiatori. Ora sono sotto attacco anche le colonnine di ricarica per le auto elettriche, in particolare nei Paesi che stanno potenziando la rete (Francia, Gran Bretagna e Germania). Ne sono invece quasi esenti quelli del Nord Europa, vuoi perché le attività criminali sono storicamente meno presenti, vuoi per i sistemi di protezione molto sofisticati.

In Italia il fenomeno è in aumento: un’inchiesta ha rilevato che tra aprile 2025 e aprile 2026 si sono verificati ben 450 furti, concentrati soprattutto nelle stazioni ad alta e altissima potenza. I ladri tranciano o sradicano interi cavi per recuperare fino a nove chilogrammi di rame per pezzo, arrivando a 12-20 kg per colonnina con due cavi. Sebbene il rame rivenduto sul mercato nero frutti ai ladri poche decine di euro, i danni diretti per gli operatori – stimati da Motus-E in oltre 1,4 milioni di euro all’anno – superano ampiamente il valore del materiale rubato. Bisogna considerare infatti la sostituzione dei cavi, i controlli di sicurezza e i mancati incassi per l’indisponibilità del servizio.

2. Sicilia sotto attacco

Può apparire strano questo accanimento sulle colonnine, se si pensa che una city car rubata, o i suoi pezzi, trovano più facilmente mercato. Ma bisogna distinguere tra chi ruba il metallo: spesso si tratta di piccoli gruppi o singoli delinquenti che agiscono di notte, mentre i furti più complessi, mirati a grandi quantitativi di “oro rosso” (così chiamato per il colore caldo e rossastro e per l’elevato valore sul mercato), fanno parte di traffici gestiti da organizzazioni strutturate, anche a livello internazionale. Ottimo conduttore di elettricità e calore, il rame è infatti molto richiesto per impianti elettrici, telecomunicazioni, trasporti e infrastrutture.

Tornando alle colonnine, le aree più colpite – guardando i dati ufficiali – sono la Sicilia e la parte settentrionale della Campania. A giugno 2026 la Polizia di Stato di Catania ha arrestato due uomini (di 54 e 34 anni) ritenuti responsabili del furto seriale di cavi da circa dieci stazioni di ricarica Enel tra le province di Catania e Siracusa, identificati grazie alle immagini della videosorveglianza. Ma neanche in città si scherza: lo scorso anno un’ondata di circa 200 episodi a Roma e nel Lazio aveva portato a una prima serie di interventi da parte della Polizia.

3. I sistemi di difesa

Il problema sta ovviamente spingendo alla ricerca di soluzioni, spesso costose. Una delle più classiche è l’introduzione di rivestimenti rinforzati (come il Kevlar o sistemi specifici), progettati per resistere a flessibili e smerigliatrici angolari, rallentando o impedendo il taglio rapido. Sono sempre più diffusi i sensori integrati nelle stazioni, in grado di rilevare immediatamente il taglio o l’assenza del cavo: attivano allarmi acustici e inviano notifiche in tempo reale ai gestori. Poi c’è l’impiego di chip di tracciamento o di dispositivi che rilasciano inchiostro indelebile, per rendere il rame inutilizzabile o facilmente riconoscibile sul mercato nero.

Alcuni produttori di colonnine, come Tesla, ricorrono alla marcatura laser o alla serializzazione dei cavi; altri puntano su blindature strutturali, come ha fatto per esempio Enel X. Il sistema più diffuso resta comunque l’installazione di telecamere con lettura automatica delle targhe (ANPR) nei siti di ricarica, che fungono da deterrente e supportano le indagini delle forze dell’ordine.

Si sta lavorando anche sul fronte legale: i danneggiamenti e i furti alle infrastrutture energetiche e di ricarica espongono ora i responsabili a pene fino a 10 anni di reclusione. Sarebbe ora: se è fastidioso trovare il posto occupato da un’auto termica, una colonnina fuori uso mette davvero di cattivo umore.

Testo di Maurizio Bertera

Maurizio Bertera

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