| Giudizio | Dettaglio |
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| CONTRO |
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Polo è uno degli esempi significativi della tradizione Volkswagen. Nata nel 1975 come versione più semplice di quella che all’epoca era l’Audi 50, la piccola di Wolfsburg ha attraversato in sei generazioni mezzo secolo di vita, conquistando il titolo di Auto dell’anno nel 2010 e vincendo, tra l’altro, otto titoli mondiali rally, tra Costruttori e Piloti (con Sébastien Ogier). Aveva perfettamente senso, quindi, che la Casa tedesca decidesse, per la nuova generazione elettrica della vettura, di associare alla denominazione ID. quella della popolare Polo, dando in questo modo anche un segnale di svolta nella propria politica in fatto di modelli a batteria. Era, infatti, forse giunto il momento di proporre al pubblico soluzioni estetiche coerenti con il resto della produzione e più familiari alla clientela.
Realizzata sulla piattaforma elettrica modulare di ultima generazione Meb+ a trazione anteriore, ha un’architettura che offre più spazio interno dell’ultima generazione termica, con una lunghezza che rimane comunque contenuta in 4 metri esatti, e un bagagliaio con capacità di 441 litri, superiore del 25% rispetto a quella dell’attuale modello, che rimane saldamente in produzione. Una simile capacità si raggiunge anche grazie al grande doppiofondo a pozzetto.
Per il design, la scelta è caduta su soluzioni dall’aria familiare, in linea con lo stile attuale del brand, improntate a una semplicità che ben si sposa con le esigenze della propulsione elettrica, votate alla riduzione della resistenza aerodinamica a beneficio dei consumi. Linee pulite (specie nella zona frontale), cerchi fino a 19” e familiarità con maniglie tradizionali e non a filo carrozzeria. Al posteriore si differenzia più che all’anteriore, con una firma luminosa senza soluzione di continuità che squarcia in due il portellone (con il logo illuminato Volkswagen al centro). Semplicità (apparente) dietro a lunghi studi e riflessioni.
Molta cura è stata posta anche nella definizione dell’abitacolo, per il quale è stata ideata anche una soluzione ricca di appeal: la possibilità di trasformare il display della strumentazione, utilizzando un apposito pulsante, in una versione rétro, sorta di replica digitale del quadro della Golf prima serie del 1974, con il classico tachimetro sulla sinistra e il contagiri a destra che, al posto del regime di rotazione dell’inesistente motore a combustione, indica l’energia erogata o quella recuperata in fase di rallentamento. Che, tra l’altro, può arrivare a un livello tale da consentire la cosiddetta guida one-pedal (quella che fa a meno dell’utilizzo dei freni, grazie alle consistenti decelerazioni in rilascio).
Dal sapore un po’ rétro è anche la benvenuta reintroduzione di alcuni tasti, collocati sotto lo schermo centrale da 13”, che permettono di controllare agevolmente (e senza le distrazioni imposte dai sistemi totalmente digitali) funzioni essenziali come la climatizzazione, mentre una tradizionale manopola sul tunnel centrale consente di gestire il volume dell’audio; un po’ affollata è invece la presenza di pulsanti sulle razze del volante.
La percezione complessiva è di qualità, sia per la scelta dei materiali utilizzati per plancia e rivestimenti, sia per la cura posta nella realizzazione degli interni: la ID. Polo, del resto, ha ambizioni da vettura di classe superiore a quella cui teoricamente appartiene e riesce nell’intento di far sentire i suoi occupanti quasi a bordo di una classica Golf.
Prima in una “passeggiata” lungo l’Adige sino a Verona e poi sulle colline della Valpolicella, abbiamo saggiato le doti della versione di punta della gamma della ID. Polo, dotata di batteria da 52 kWh e di motore elettrico con potenza di 211 CV. La trazione anteriore rende la guida facile e precisa, con la gestione elettronica che tiene sempre a bada la potenza disponibile alle ruote; lo sterzo è diretto, senza risultare mai faticoso, la buona modulazione della frenata (la cui capacità rigenerativa può essere regolata fino ad arrivare alla guida one-pedal) consente di beneficiare di trasferimenti di carico sull’avantreno che agevolano l’inserimento in curva, la spinta del propulsore è generosa, senza sembrare mai eccessiva.
Se lo scopo dei progettisti VW era dare a questo modello elettrico, nonostante l’inevitabile massa maggiore (1.576 kg a vuoto con la batteria più capace), il feeling di guida tipico di una Volkswagen, facendo quasi dimenticare la mancanza di un propulsore termico nel vano anteriore, il risultato è stato di sicuro raggiunto.
Capitolo consumi: Volkswagen dichiara un’autonomia nel ciclo di omologazione Wltp che spazia dai 323 km della ID. Polo Trend con motore da 116 CV e batteria più piccola ai 454 km della Life da 211 CV con accumulatore più grande, ricaricabile dal 10 all’80% della sua capacità in 24 minuti alle colonnine ad alta potenza (a un massimo di 105 kW). Possiamo dire che nel test di 110 km la nostra ID. Polo ha tenuto una media di 13,4 kWh/100 km, molto vicina al dichiarato della Casa.
Tre i livelli di potenza (116, 135 e 211 CV), con due taglie per la capacità della batteria (37 e 52 kWh netti) e tre diversi allestimenti: Trend, Life e Style. La nostra ID. Polo era nell’allestimento più ricco, che alle già buone dotazioni della Trend e della Life aggiunge dettagli come i cerchi in lega da 17” con superficie diamantata lucida, i fari a matrice di Led con assistenza dinamica al guidatore, i sedili anteriori e il volante riscaldabili, il climatizzatore elettronico bizona e altro ancora. Accessori che fanno lievitare il listino a 38.400 euro, 3.400 in più dell’allestimento Life con pari caratteristiche tecniche, mentre il modello di accesso della gamma (con batteria da 37 kWh, motore da 116 CV e allestimento Trend) richiede un investimento decisamente inferiore: si parte da 26.100 euro.
Testo di Maurizio Bertera
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