
Benvenuti alla prima gara del Mondiale Endurance. Siamo in Qatar. Pardon, siamo in Spagna, sul circuito di Barcellona, e la gara è la penultima. Del Qatar è rimasto il nome: 6 Ore di Barcellona presented by Visit Qatar. La geopolitica ha spostato le vetture, gli accordi commerciali hanno salvato l’insegna. Succede anche questo, nel motorsport: il navigatore indica Montmeló, il cartellone, invece, invita a Lusail…
Si corre domenica 18 ottobre, a mezzogiorno. Il WEC arriva per la prima volta a disputare una gara sul circuito catalano, chiamato a sostituire l’appuntamento che avrebbe dovuto aprire la stagione. Un Mondiale partito da Imola e destinato a concludersi a Monza l’8 novembre, dopo avere rinunciato anche al Bahrain. L’Italia apre e chiude. Per la Ferrari sarebbe una cornice perfetta. Resta da sistemare il quadro.
Mancano dodici ore. Mezza Le Mans. A sentirlo così sembra esserci ancora tempo per tutto: una rimonta, un colpo di scena, persino un errore da recuperare. Poi si guarda la classifica e la prospettiva cambia. Toyota ha 169 punti, BMW 146, Ferrari 115. Cinquantaquattro lunghezze dalla vetta, due gare davanti. Il Bianconiglio di Alice, con quell’ossessione per l’orologio, a Maranello troverebbe parecchia comprensione. Presto, che è tardi…
Il problema è come ci siamo arrivati. Ad Austin il successo aveva restituito alla Ferrari una possibilità concreta di rientrare nella lotta. Fuji l’ha nuovamente allontanata: Toyota ha raccolto 29 punti fra i costruttori, il Cavallino uno. Ventotto punti persi in sei ore fanno più rumore di molte dichiarazioni prudenti. E adesso la prudenza, almeno nelle ambizioni, serve a poco.
La 499P deve tornare a incidere sulla corsa con entrambe le vetture ufficiali. Perché una macchina davanti e l’altra dispersa nel gruppo possono produrre una bella domenica, ma difficilmente bastano a ricostruire un Mondiale. Pier Guidi, Calado e Giovinazzi, sulla numero 51, inseguono a trenta punti Buemi, Hartley e Hirakawa. Fuoco, Molina e Nielsen, sulla 50, sono a trentacinque. La possibilità esiste ancora. Bisogna darle una forma che si riconosca anche senza calcolatrice.
C’è poi una questione che attraversa questa stagione: quanto riusciamo davvero a leggere i valori delle Hypercar? Cinque costruttori diversi in pole nelle ultime cinque gare raccontano una categoria combattuta. Spiegare ogni oscillazione resta più complicato. Caratteristiche dei circuiti, pneumatici, strategie, Balance of Performance: il pubblico vede il risultato di questa somma, raramente riesce a distinguerne gli addendi. L’equilibrio è una ricchezza quando alimenta la sfida. Diventa una domanda quando rende difficile capire chi abbia lavorato meglio.
Ferrari, comunque, arriva a Barcellona con un’urgenza che nessuna discussione regolamentare può sospendere. Deve fare punti, tanti, e sperare che Toyota ne lasci qualcuno agli altri. Una posizione scomoda per chi difende il titolo: correre per vincere e contemporaneamente fare il tifo per gli avversari giusti.
Toyota conosce bene questo mestiere. A Fuji ha trovato la vittoria in una gara che sembrava poter premiare altri, portando a tre i successi stagionali. È la qualità delle squadre abituate a vincere: riconoscere il momento in cui una corsa cambia e farsi trovare lì. Buemi raggiungerà a Barcellona la centesima partenza nel WEC. Cento gare significano anche avere già visto quasi tutto quello che può andare storto. E ricordarselo prima degli altri.
Attenzione però a ridurre il finale a un duello fra Giappone e Italia. BMW è seconda, davanti alla Ferrari, e ha pieno diritto di sentirsi protagonista. Anche a Monaco servono risposte: Rast e Frijns hanno raccolto appena quattro punti nelle ultime tre gare. L’autunno presenta il conto a parecchi, in questo paddock.
Barcellona aggiunge un’incognita interessante. Qui il WEC aveva portato il Prologo nel 2019, ma le Hypercar non hanno mai disputato una gara. Conoscere una pista, averla percorsa nei test, possedere una buona simulazione aiuta. Poi arrivano sei ore di traffico, doppiaggi, gomme da amministrare e decisioni da prendere mentre gli altri fanno qualcosa di diverso dal previsto. È a quel punto che comincia l’endurance.
Genesis qualche riferimento ce l’ha: tre giorni di test a fine 2025, chilometri e dati da ritrovare adesso in condizioni di gara. Per Juncadella, poi, Barcellona è casa. Ma il passaggio più importante riguarda tutta la squadra. Al debutto si può concedere tempo a un progetto; quando il progetto mostra velocità, le aspettative cambiano.
A Fuji le GMR-001 erano partite terza e quinta e la numero 19 aveva intravisto la lotta per il podio. Sono arrivate le penalità, sono spariti i punti. Abiteboul ha fatto capire che l’apprendistato non può diventare una giustificazione permanente. Ha ragione: due gare consecutive senza problemi tecnici sono un progresso concreto. Ora bisogna evitare di perdere al muretto o in pista ciò che si è finalmente riusciti a costruire in officina. Per Genesis, togliere punti ai grandi sarebbe il miglior modo di dimostrare di stare diventando una di loro.
Toyota può chiudere i conti già domenica. Ferrari deve portarli ancora aperti a Monza. Perché il finale italiano promette pubblico, passione, tribune rosse. Ma una festa annunciata e una sfida per il titolo sono due appuntamenti diversi.
Restano dodici ore, mezza Le Mans. Le prime sei diranno se la Ferrari potrà ancora decidere il proprio novembre.
Gentlemen, accendete i motori. Il Bianconiglio ha già guardato l’ora.
Testo di Cesare Gasparri Zezza
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