Come abbiamo visto analizzando i dati del mercato dell’auto in Italia di luglio, il numero di targhe cresce. Dopo il progresso del 3,9% registrato a luglio, il bilancio dei primi sette mesi del 2026 raggiunge 1.060.175 immatricolazioni, l’8,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il miglioramento degli ultimi mesi e uno scenario macroeconomico più favorevole hanno spinto UNRAE a rivedere al rialzo la previsione per l’intero 2026: da 1,53 a 1,61 milioni di autovetture, con una crescita stimata del 5,5% sul 2025. Anche raggiungendo questo risultato, il mercato resterebbe però sotto di circa 307.000 unità rispetto al 2019.
Ma come si è evoluto il mercato dell’auto in Italia in questi primi sette mesi del 2026? In questo articolo ci siamo presi la briga di analizzarlo. Ecco cosa è uscito fuori.
Al vertice della classifica dei modelli non ci sono sorprese. La Fiat Panda conserva un vantaggio difficilmente attaccabile: fra gennaio e luglio ne sono state immatricolate 71.312, oltre il doppio delle 30.371 Jeep Avenger che occupano la seconda posizione.
Sul terzo gradino del podio si colloca la Dacia Sandero, con 26.948 unità, seguita dalla Fiat Grande Panda a quota 25.996 e dalla Citroën C3 con 23.694. La prima vera novità è al sesto posto: la Leapmotor T03 raggiunge 22.358 immatricolazioni e diventa non soltanto l’elettrica più diffusa, ma uno dei modelli più presenti in assoluto sulle strade italiane.
Completano le prime dieci posizioni Toyota Yaris Cross, Toyota Aygo X, Renault Clio e Peugeot 208. Nel loro insieme, questi modelli descrivono bene le priorità degli automobilisti italiani: dimensioni relativamente compatte, costi di utilizzo contenuti e una crescente preferenza per crossover e suv urbani.
La Panda continua dunque a rappresentare la grande certezza del mercato nazionale. Dietro di lei, però, convivono modelli tradizionali, nuovi B-suv e vetture elettriche di marchi arrivati da poco in Europa.
La trasformazione più evidente riguarda le alimentazioni (vedi grafico in basso). Le ibride non ricaricabili, comprendendo mild e full hybrid, raggiungono nei sette mesi una quota del 49,5%, contro il 44,4% dello stesso periodo del 2025. In pratica, una nuova immatricolazione su due dispone ormai di una qualche forma di elettrificazione ibrida. Chiaramente, in questo dato la Fiat Panda (Pandina), che viene venduta in esclusiva con il sistema ibrido leggero, ha un peso specifico molto rilevante.
Nello stesso tempo arretrano le alimentazioni tradizionali. La benzina scende dal 25,7% al 19,6%, il diesel dal 10% al 6,8% e il GPL dal 9,2% al 6,9%. Il calo non riguarda quindi soltanto il gasolio: anche la benzina perde rapidamente centralità, mentre il GPL conserva buoni risultati mensili ma risulta in flessione nel dato cumulato.
La crescita più intensa è quella delle vetture ricaricabili. Le ibride plug-in passano dal 5,6% al 9,2% del mercato, mentre le elettriche pure salgono dal 5,2% all’8,1%. Sommate, BEV e PHEV rappresentano il 17,3% delle immatricolazioni: più di un’auto nuova ogni sei, contro poco più di una su dieci nel 2025.
I due mercati ricaricabili seguono però dinamiche differenti. Dopo aver raggiunto il 10,1% a giugno, sostenute dalla coda degli incentivi statali, le elettriche sono tornate al 5,9% in luglio. Le plug-in hanno invece mantenuto una quota del 10,5%, anche grazie al noleggio a lungo termine, che nel solo mese di luglio ha assorbito il 45% delle loro immatricolazioni.
Ogni alimentazione ha un proprio modello simbolo. Fra le ibride domina ancora la Fiat Panda, con 71.288 immatricolazioni, praticamente coincidenti con il suo risultato complessivo. La Citroën C3 è invece la vettura a benzina più diffusa, con 15.808 unità, mentre l’Audi Q3 guida la classifica diesel con 6.834 immatricolazioni.
Nel GPL la regina è la Dacia Sandero, che raggiunge 23.498 unità e costruisce proprio su questa alimentazione gran parte del proprio successo italiano. Le due classifiche delle vetture ricaricabili raccontano invece l’avanzata dei marchi cinesi: la Leapmotor T03 è prima fra le elettriche con 22.358 immatricolazioni, mentre la BYD Atto 2 domina fra le plug-in con 14.282 unità.
Il risultato della Leapmotor T03 merita un’analisi a parte. Con 22.358 immatricolazioni, la piccola elettrica raccoglie da sola il 25,7% dell’intero mercato BEV italiano. La seconda classificata, Dacia Spring, si ferma a 5.519 unità. Seguono Tesla Model Y, Citroën C3, BYD Dolphin Surf e Tesla Model 3.
La T03 era arrivata a 1.529 immatricolazioni nei primi sette mesi del 2025. Il suo incremento contribuisce per circa il 57% alla crescita complessiva del mercato elettrico registrata nel 2026. Non significa che il progresso delle BEV dipenda esclusivamente da questo modello: escludendo la T03, le elettriche crescerebbero comunque di oltre il 30%. Dimostra però quanto il risultato generale sia ancora influenzato da singoli modelli, incentivi e campagne commerciali particolarmente aggressive.
La graduatoria conferma anche la ricerca di elettriche più accessibili e adatte all’uso urbano. Il segmento delle berline A, grazie soprattutto alla T03, rappresenta il 28,3% delle BEV immatricolate. Tesla Model Y resta il primo modello elettrico di fascia superiore, ma il centro del mercato si sta progressivamente spostando verso vetture più piccole e meno costose.
Anche la crescita delle ibride plug-in è molto concentrata. La BYD Atto 2 guida la classifica con 14.282 immatricolazioni, seguita dalla BYD Seal U con 8.700 e dalla Volkswagen Tiguan con 5.808. Alle loro spalle si trovano BMW X1, Omoda 9, Toyota C-HR, Audi Q3, BYD Seal 6, Jaecoo 7 e Geely Starray.
Sei dei primi dieci modelli appartengono dunque a marchi cinesi e, complessivamente, valgono oltre il 36% dell’intero mercato PHEV. Ma la caratteristica più evidente riguarda la carrozzeria: l’84,3% delle plug-in è costituito da suv.
La tecnologia PHEV si è affermata soprattutto nei segmenti medi e medio-grandi, dove consente ai costruttori di ridurre le emissioni omologate senza rinunciare a dimensioni, potenza e autonomia nei lunghi viaggi. Il peso del noleggio indica però che il fenomeno non dipende soltanto dalle scelte delle famiglie. Sono infatti determinanti elementi come fiscalità, flotte aziendali e politiche commerciali.
Nei primi sette mesi i suv raggiungono complessivamente circa il 63,6% del mercato, contro il 61,7% di un anno prima. Ma il dato più interessante non è soltanto la loro crescita: sta cambiando il tipo di suv scelto dagli italiani.
I B-suv restano il segmento più importante, ma la loro quota scende dal 31,1% al 29,1%. I C-suv compiono invece il percorso opposto, passando dal 19,8% al 23,2%. Gli automobilisti sembrano quindi orientarsi verso vetture leggermente più grandi, spaziose e costose.
La competizione fra i C-suv è accesa. BYD Atto 2 guida il segmento con 14.996 immatricolazioni complessive, davanti a Kia Sportage, Audi Q3 e Volkswagen Tiguan, tutte comprese fra 14.500 e 14.700 unità.
La fotografia dei primi sette mesi mostra un’Italia a due facce. La prima continua a riconoscersi nella Panda, nelle utilitarie e nella ricerca di semplicità e convenienza. La seconda si muove rapidamente verso ibrido, vetture ricaricabili, suv e nuovi marchi asiatici.
La crescita delle immatricolazioni è un segnale positivo, ma non basta da sola a risolvere il problema di un parco circolante numeroso e anziano. La vera sfida sarà trasformare il recupero congiunturale in un rinnovo stabile, rendendo le nuove tecnologie economicamente accessibili anche ai privati e meno dipendenti da incentivi temporanei o dalle strategie delle flotte.
La Panda rimane la regina e probabilmente il suo Regno durerà anche nei prossimi anni. Ma la presenza della Leapmotor T03 al sesto posto assoluto e della BYD Atto 2 al vertice delle plug-in dimostra che, sotto una leadership inattaccabile, le gerarchie del mercato italiano stanno già cambiando.
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