L’Acea, l’associazione dei costruttori europei, ha diffuso un comunicato dove condivide l’obiettivo alla base dell’Industrial Accelerator Act (Iaa). Si tratta quindi di rafforzare la manifattura Ue e ridurre la dipendenza da altre aree del mondo per le tecnologie pulite. Ma avverte che, così com’è scritta, la proposta rischia di rompere le catene del valore e danneggiare investimenti già avviati. Per questo chiede ai co-legislatori un’attuazione graduale, con eccezioni mirate per gli stabilimenti già esistenti dei costruttori associati.
Tra le richieste avanzata dell’associazione figurano incentivi concreti per compensare i maggiori costi di localizzazione, come crediti aggiuntivi per elettriche e furgoni nel regolamento CO2. L’Acea chiede anche di calcolare il contenuto europeo sul valore del veicolo finito, non solo sui componenti (secondo l’associazione il valore del veicolo risiede anche nella ricerca e sviluppo) e di riconoscere Regno Unito nell’ambito del quadro «Made in the EU.
Attenzione anche verso Turchia e Marocco, Paesi da considerare come partner alla pari, tutelando gli stabilimenti e gli stabilimenti già attivi. Proposto infine un meccanismo di flotta: chi raggiunge il 70% di conformità un anno ottiene i benefici pieni l’anno successivo.
L’associazione chiede tempistiche più realistiche per le batterie, una rendicontazione più semplice per i costruttori e regole differenziate per camion e autobus, il cui fabbisogno di batterie supererà la capacità produttiva Ue già entro il 2030. Per l’Acea l’Iaa da solo non basta: serve intervenire anche su costi energetici, permessi e competenze, mentre la revisione del quadro Ue sull’omologazione, attesa il prossimo anno, sarà l’occasione per semplificare le procedure.
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