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Michelin, da Le Mans alla strada: 120 anni di innovazione

di Emiliano Ragoni - 13/06/2026

Quando si pensa alla 24 Ore di Le Mans vengono in mente Ferrari, Toyota, Cadillac o Alpine. Eppure c’è un protagonista che corre ogni anno senza apparire nelle classifiche finali: lo pneumatico. Da oltre un secolo Michelin utilizza la Sarthe come un gigantesco laboratorio a cielo aperto dove sperimentare tecnologie che, qualche anno più tardi, finiscono sulle automobili di tutti i giorni.

La storia comincia nel 1906, quando sul circuito della Sarthe si disputa il primo Gran Premio dell’Automobile Club de France. È qui che Michelin introduce il cerchio smontabile, una soluzione che permette di sostituire rapidamente uno pneumatico e che contribuisce alla vittoria della Renault di Ferenc Szisz. Da allora Le Mans è diventata una sorta di banco prova permanente per la mobilità del futuro.

Dal radiale allo slick

Molte delle innovazioni oggi considerate normali sono passate prima dalle corse. Nel 1951 il pneumatico radiale Michelin debutta con successo alla 24 Ore di Le Mans sulla Lancia B20 Gt, aprendo la strada a una tecnologia che avrebbe rivoluzionato l’automobile moderna. Nel 1967 arriva invece il primo pneumatico slick, completamente privo di scolpitura, capace di aumentare sensibilmente l’aderenza sull’asciutto e destinato a diventare uno standard del motorsport mondiale.

Più recentemente Michelin ha sviluppato a Le Mans pneumatici per prototipi diesel, gomme ibride per condizioni meteo variabili e persino la prima gamma progettata interamente attraverso la simulazione digitale prima di essere verificata in pista.

La sfida del 2026

Quest’anno la novità riguarda la sostenibilità. Le Hypercar del Fia World Endurance Championship (Wec) utilizzano una nuova generazione di Michelin Pilot Sport Endurance che contiene il 50% di materiali rinnovabili e riciclati. Un risultato ottenuto senza sacrificare prestazioni, costanza di rendimento e durata, caratteristiche fondamentali in una gara che mette sotto pressione ogni componente per 24 ore consecutive.

Tra i materiali utilizzati figurano acciaio riciclato, nerofumo recuperato da pneumatici a fine vita, silice ottenuta dalle bucce di riso, oli derivati da agrumi e olio di girasole. Materiali che oggi corrono a oltre 300 km/h sul rettilineo delle Hunaudières e che domani potrebbero essere impiegati in misura crescente sugli pneumatici destinati alle auto di serie.

Più veloci a scaldarsi

Secondo Pierre Alves, Endurance Manager di Michelin, il lavoro di sviluppo si è concentrato su quattro aspetti: aumento dei materiali sostenibili, migliore rapidità di entrata in temperatura, maggiore durata e ampliamento della finestra di utilizzo delle mescole. I primi riscontri ottenuti a Daytona, Sebring, Imola e Spa sono stati particolarmente incoraggianti.

La nuova mescola Soft mantiene il proprio potenziale fino a temperature vicine ai 30 gradi, mentre la Medium resta competitiva anche con asfalti più freddi. Questo consente ai team una maggiore libertà strategica e una gestione più efficace delle variabili meteorologiche che caratterizzano la maratona francese.

Come riconoscere le gomme

Sul fianco degli pneumatici compare una lettera che identifica la mescola utilizzata: “S” per la Soft e “M” per la Medium. Nelle immagini diffuse da Michelin alla vigilia della corsa è possibile riconoscere chiaramente la marcatura accanto al logo del costruttore francese. Una soluzione semplice ma efficace che permette a squadre, tecnici e addetti ai lavori di identificare immediatamente il tipo di gomma montata.

A questo si aggiungono i colori: giallo per la mescola media, rosso per la dura, bianco per la soft e blu per la pioggia.

 

Un laboratorio a cielo aperto

Per l’edizione 2026 della 24 Ore di Le Mans Michelin porterà nel paddock circa 3.600 pneumatici destinati alle 18 Hypercar iscritte, supportati da quasi cento specialisti tra tecnici, ingegneri e consulenti di pista.

Numeri impressionanti, ma che raccontano solo una parte della storia. Per Michelin, Le Mans non è soltanto una corsa: è il luogo dove si sperimentano materiali, processi produttivi e tecnologie che nei prossimi anni arriveranno sulle vetture stradali. Come accade da oltre centoventi anni, la gara più famosa del mondo continua a essere uno dei laboratori di innovazione più importanti dell’industria automobilistica.

Testo di Cesare Gasparri Zezza

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