
Testo di Fabio Madaro
Il nome Itala, per gli appassionati, è uno di quelli che evocano immediatamente un’altra epoca dell’automobile italiana. Un’epoca fatta di pionieri agli albori del Novecento gare epiche e soluzioni tecniche che hanno contribuito a costruire la reputazione industriale del Paese.
Oggi quel nome torna a vivere, ma con una veste completamente diversa. La nuova Itala 35 (il cui nome è un omaggio alla 35/45 HP del 1907 che vinse la Parigi- Pechino) non è il recupero filologico di un marchio storico, quanto una reinterpretazione contemporanea inserita nella strategia di espansione del gruppo DR Automobiles, che negli ultimi anni ha costruito una vera e propria costellazione di brand (DR, EVO, Sportequipe, ICKX) per coprire più fasce di mercato.
Il rilancio di Itala segue una logica già vista nel mondo automotive recente: riportare in vita nomi dal forte impatto emotivo per dare identità immediata a prodotti completamente nuovi.

In questo caso, il progetto Itala si posiziona come una sorta di “ramo” più elegante e orientato al comfort rispetto agli altri marchi del gruppo DR. L’obiettivo è chiaro: presidiare la fascia delle Suv compatte (è lunga 4 metri e 41 cm) con un prodotto dal posizionamento più raffinato, senza però abbandonare la filosofia industriale basata su piattaforme esterne e forte razionalizzazione dei costi.
La Itala 35 nasce infatti su una piattaforma di origine cinese (nelle ricostruzioni tecniche si parla di architetture riconducibili a fornitori asiatici come GAC per quanto riguarda propulsore), ma viene profondamente adattata per il mercato europeo.

Il lavoro di ingegnerizzazione e messa a punto è seguito in Italia, con interventi su assetto, tarature e parte dell’elettronica. Un’impostazione che riflette la strategia tipica del gruppo DR: importare la base tecnica e poi “italianizzare” il prodotto nelle fasi chiave di guida e percezione qualitativa.
La Itala 35 si inserisce nel segmento delle Suv compatte con una proposta che punta molto sull’equipaggiamento e sull’impatto visivo.

Le linee sono moderne, con un’impostazione pulita e proporzioni equilibrate, mentre l’abitacolo gioca su una combinazione di materiali morbidi, inserti in stile premium e una dotazione tecnologica completa: doppio display digitale, infotainment aggiornato e sistemi di assistenza alla guida di livello 2. L’idea è quella di offrire una sensazione di prodotto più ricercato rispetto ai modelli “core” del gruppo DR, mantenendo però un prezzo aggressivo.
Sotto il cofano dovrebbe trovare spazio un motore 1.5 turbo benzina, già utilizzato in varie declinazioni nel panorama dei partner asiatici del gruppo, con potenze sufficienti a garantire prestazioni equilibrate per il segmento. Le prestazioni dichiarate indicano una velocità di 170 km/h e uno 0-100 km/h nell’ordine dei 7,5 secondi.
Uno degli elementi chiave del progetto è la produzione nazionale. La Itala 35 verrà assemblata nello stabilimento di Macchia d’Isernia, in Molise, già fulcro delle attività industriali del gruppo DR Automobiles. Un elemento che consente di rafforzare il messaggio “italiano” del marchio, pur all’interno di una filiera globale.

Prime consegne da settembre e prezzo di lancio fissato a circa 35.000 euro, cifra che rappresenta il punto di ingresso per una Suv di queste caratteristiche con dotazioni complete e posizionamento quasi “full optional” nella logica commerciale del brand. Più avanti debutteranno anche le Suv Itala 56 (4,68 metri e 170 cv) e Itala 61 (4,98 metri e 231 cv). In futuro sono previsti modelli elettrificati hybrid, range extender e full electric, compresa una citycar elettrica lunga 3,9 metri.
Il ritorno del marchio Itala, in questo contesto, è soprattutto un’operazione di branding. Il richiamo alla storia serve a costruire un’immagine immediata e riconoscibile, ma il cuore del progetto è pienamente contemporaneo: industrializzazione veloce, piattaforme condivise, contenimento dei costi e forte attenzione al rapporto prezzo-dotazioni. In altre parole, la nuova Itala 35 non vuole essere la continuazione della vecchia Itala, ma una sua reinterpretazione simbolica all’interno del nuovo equilibrio dell’industria automobilistica europea. Un nome antico, quindi, per una scommessa attuale.

La nuova Itala si inserisce nella strategia industriale già consolidata del gruppo DR Automobiles, basata su accordi con produttori asiatici e sulla successiva rielaborazione dei modelli per il mercato europeo.
Alla base del progetto c’è una piattaforma proveniente dall’ecosistema industriale cinese, riconducibile ai partner storici del gruppo nel mondo Chery, già utilizzati come base tecnica per diverse Suv commercializzati con marchi DR, EVO e Sportequipe.
Su questa architettura “globale” intervengono poi gli ingegneri italiani guidati dall’ingegner Roberto Fedeli (ex Ferrari, Alfa Romeo, Maserati e Aston Martin) lavorando su sospensioni, assetto, tarature dello sterzo e parte dell’elettronica che vengono adattati per rispondere alle aspettative del pubblico europeo, con l’obiettivo di migliorare percezione di qualità e dinamica di guida.
È una filosofia industriale ormai tipica di DR: ridurre i tempi di sviluppo sfruttando piattaforme esistenti, ma differenziare il prodotto finale attraverso design, dotazioni e messa a punto locale.
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